"Mariolino" Caccavale

In pochi, a Pozzuoli, non lo conoscono o non lo hanno mai notato per strada con la sua inconfondibile andatura.

Lui si chiama Mario Caccavale, ha 51 anni, ma per tutti è “Mariolino”.

Da qualche giorno però non lo si vede più in giro e il motivo è abbastanza serio.

“Mariolino”, infatti, è recluso in casa, agli arresti domiciliari,  una detenzione che dovrà scontare fino ad inizio ottobre per essere evaso, dieci anni fa, da altri arresti domiciliari.

La condanna definitiva a quattro mesi, per questo reato, gli è stata notificata giovedì scorso dalla polizia.

E lui è entrato in uno stato di grande agitazione.

“Mariolino” Caccavale

Per “Mariolino”, si sa, uscire, camminare e incontrare i suoi vecchi amici è tutta la sua vita, specie da quando si è disintossicato dall’eroina, un mostro artificiale che gli ha causato tanti guai e anche il primo arresto, sebbene lui sostenga di non aver mai spacciato droga ma soltanto di averne fatto abuso e di aver pagato l’aver portato con sé un paio di pillole che gli somministravano al Sert.

Ma veniamo alla situazione attuale.

“Mariolino” sconta i quattro mesi di domiciliari per quella che lui definisce una “ingiustizia” nata da un “gesto di umanità”.

E, attraverso un familiare, ci fa sapere che la condanna di oggi nasce da un episodio avvenuto sotto la sua abitazione (presso le Case-Parcheggio del rione Toiano, in via Quinto Fabio Massimo), nella primavera del 2008, quando lui era già detenuto tra le pareti domestiche a causa di quel fermo per droga, avvenuto a Secondigliano.

Per il tramite del suo parente, “Mariolino” ci dice che quel giorno, mentre lui era in pigiama, sentiva una persona piangere dalla strada e benché la mamma gli dicesse di non farlo proprio per la paura di quanto sarebbe poi accaduto, scese di casa,  per capire cose fosse successo a questo individuo e se avesse bisogno di aiuto.

La zona delle “case-parcheggio” di Toiano

“Mariolino” in quel periodo era in crisi di astinenza da tre mesi ed era molto vulnerabile emotivamente: di fronte a quel pianto disperato, dunque, si armò di un bicchiere d’acqua da far bere al malcapitato e non pensò minimamente al rischio concreto di poter aggravare il suo debito con la giustizia.

Risultato: proprio in quel momento, sul posto passò una pattuglia di carabinieri ed i militari dell’Arma gli contestarono l’evasione dai domiciliari.

“Mariolino” Caccavale

“Fui accusato di essermi allontanato da casa molto di più di quanto secondo me non fosse realmente accaduto – è la verità di “Mariolino” Al processo per direttissima, nonostante l’avvocato mi implorasse di parlare e raccontare la mia versione dei fatti, feci scena muta perché in quel periodo stavo talmente male da non riuscire nemmeno a trovare la forza per aprire bocca, e così sono stato condannato e ora, a dieci anni di distanza, la sentenza è diventata definitiva. Spero di poter superare questo brutto momento e di non fare sciocchezze perché sono sicuro di aver subìto un’ingiustizia e mi sembra di impazzire al solo pensiero di dover restare chiuso in casa per tutta l’estate. Però, a tutti quelli che mi conoscono, voglio dire che non ho fatto niente di male a nessuno. Il male l’ho fatto solo a me stesso per solidarietà verso un essere umano come me che in quel momento aveva bisogno di qualcuno che gli stesse vicino…”.

Questa la versione dei fatti di “Mariolino”.

Ben diversa dal contenuto delle carte ufficiali, sia chiaro.

Ma ci sembrava giusto raccogliere una testimonianza così toccante da parte di una persona che a Pozzuoli è molto conosciuta e benvoluta.

Commenti