E’ in arrivo il secondo scioglimento per camorra?

E’ in arrivo il secondo scioglimento per camorra?

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“Ngopp’ u’ Comùn ‘a cummannàmm’ nuje, sapìmm arò ‘amma ì”. (“Al Comune comandiamo noi, sappiamo dove andare”). Una conversazione inquietante tra due camorristi puteolani, intercettata dai carabinieri alcuni mesi fa (e di cui ha scritto ieri in esclusiva “Il Mattino” in un articolo a firma di Nello Mazzone) avrebbe convinto gli inquirenti ad accelerare l’indagine già in corso su appalti e lavori pubblici al Municipio di Pozzuoli.

Ma soprattutto ad inserire, tra i capi di accusa finora contestati agli unici due indagati (ma ce ne saranno almeno altri due, visto che uno di essi deve rispondere di associazione a delinquere, ipotesi di reato per la quale, come è noto, c’è bisogno del concorso di almeno tre soggetti) l’aggravante stabilita dall’articolo 7 della legge 203 del 1991, ossia l’aver agito con metodo mafioso oppure per favorire un sodalizio criminale.

Per gli investigatori che stanno monitorando tutte le gare ed i contratti dell’Ente nel biennio 2014-2015 (ma anche nel 2010), il quadro di riferimento sembra chiaro a proposito del condizionamento della malavita organizzata nell’attività burocratica comunale finita sotto la lente di ingrandimento dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il documento della coalizione
Il documento della coalizione

Gravità della situazione poco o per nulla compresa dai partiti di maggioranza (Pd, Sel, Udc, Verdi, Iniziativa Democratica, Democrazia e Territorio, Uniti per la Libertà) che ieri hanno diffuso alla stampa la seguente dichiarazione congiunta: “Le forze politiche della coalizione che governa la Città, relativamente alle indagini che la Procura della Repubblica di Napoli ha avviato nei confronti di due dipendenti del Comune, ripongono piena fiducia nell’operato della Magistratura, con l’auspicio che l’impegno degli inquirenti possa, rapidamente, far piena luce sulla vicenda e sulle responsabilità alla stessa connesse. L’azione politico-amministrativa posta in essere sta producendo un radicale miglioramento della vivibilità e della fruibilità della Città. E’ necessario che quest’azione continui e possa ulteriormente svilupparsi per rispondere pienamente alle legittime aspettative della Comunità.  Per conseguire tale fine, si guarda alle indagini in corso con la certezza che, le stesse, contribuiranno a ristabilire il clima di serenità e di totale trasparenza in cui ha sempre operato l’Amministrazione della Città”.

La sensazione, nel leggere questo comunicato, è la stessa che si prova nel vedere i passeggeri del Titanic ballare mentre la nave cola a picco.

Appare infatti un’ipotesi sempre meno improbabile quella secondo cui, per la seconda volta dal 2005 (quando era sindaco sempre Enzo Figliolia), il Consiglio Comunale di Pozzuoli possa essere a breve nuovamente sciolto per infiltrazioni camorristiche.

L’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000 (Testo Unico degli Enti Locali), infatti, stabilisce chiaramente che una misura così grave può essere assunta dal Capo dello Stato (su richiesta del Ministro degli Interni in base ad una relazione del Prefetto) al termine del lavoro di una commissione di accesso agli atti amministrativi (nominata dal Prefetto) indipendentemente dall’attribuzione di reati compiuti da amministratori o dipendenti dell’istituzione sottoposta ad indagini, bensì  “(…) quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.

Tali elementi possono essere riferiti anche al segretario comunale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell’Ente.

Filippo Lucignano
Filippo Lucignano

Come fa notare l’ex assessore e consigliere regionale (nonché consigliere e presidente del parlamentino civico puteolano) Filippo Lucignano in un post pubblicato ieri su Facebook, “lo scioglimento dell’organo elettivo, secondo la giurisprudenza, “non ha finalità repressive nei confronti di singoli ma di salvaguardia dell’amministrazione pubblica” (Consiglio di Stato, 6^ sezione, sentenza numero 2957 del 13 maggio 2010) e si connota quale “misura di carattere straordinario per fronteggiare un’emergenza straordinaria” (Corte Costituzionale, sentenza numero 103 del 19 marzo 1993; Consiglio di Stato, 6^sezione, sentenza numero 1547 del 10 marzo 2011). Gli elementi che giustificano lo scioglimento dei consigli comunali devono essere tali da rendere plausibile il condizionamento degli amministratori, pur quando il valore indiziario dei dati non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale contro gli stessi. Inoltre, in presenza di un fenomeno di criminalità organizzata diffuso nel territorio, gli elementi posti a conferma di collusioni, collegamenti e condizionamenti vanno considerati nel loro insieme, poiché solo dal loro esame complessivo può ricavarsi la ragionevolezza della ricostruzione di una situazione identificabile come presupposto per l’adozione della misura dello scioglimento (Consiglio di  Stato, 6^ sezione, sentenza numero 1573 del 6 aprile 2005 e sentenza numero 562 del 4 febbraio 2003; 5^ sezione, sentenza numero 319 del 22 marzo 1998 e numero 585 del 3 febbraio 2000)”.

“Dal quadro normativo e giurisprudenziale tracciato emergono alcune considerazioni inoppugnabili, di ordine giuridico e politico, capaci di dissipare il caos di “opinioni” relative all’opportunità dello scioglimento del Comune di Pozzuoli, a seguito delle recenti indagini pubblicizzate dalla stampa –prosegue Lucignano–  Va dunque detto, ed è provato con chiarezza, che i presupposti per lo scioglimento di un Comune, a causa di infiltrazioni criminali, ben possono prescindere da accuse penali rivolte ad alcuni degli esponenti politici presenti all’interno del Comune stesso. In altri termini, ritenere che un Comune vada sciolto non significa affatto ritenere che il Sindaco, o un certo assessore X, siano colpevoli di attività disdicevoli. E’ altrettanto vero però, che l’estraneità di un Sindaco o di un assessore Y ai fatti illeciti valutati dalle autorità preposte, non costituiscono un elemento che possa impedire un legittimo provvedimento di scioglimento, qualora dal quadro delle circostanze analizzate, e pur in assenza di condanne o sospetti singolarmente contestabili, emerga un clima che confermi la capacità di condizionamento dell’amministrazione, o di sue articolazioni vitali, da parte della criminalità organizzata. Volendo ulteriormente riassumere e semplificare, anche per i cittadini che volessero riferimenti comprensibili, ma fossero a digiuno di nozioni “tecniche”: non serve un Sindaco o una giunta “colpevole” perché si possa sciogliere un Comune, ma un Sindaco o una giunta “innocenti” possono essere irrilevanti, perché si adotti un provvedimento, motivato e legittimo, di scioglimento di un Comune.

In sostanza, per poter sciogliere un Consiglio Comunale, basta provare che politici o dipendenti, pur non avendo commesso reati, siano stati “soltanto” (!) condizionati dalla criminalità nello svolgimento delle proprie funzioni.

Dopo l’intercettazione pubblicata ieri da “Il Mattino” e l’aggravante del metodo mafioso o del favoreggiamento alla malavita già contestata dalla Dda nell’indagine su tutti gli appalti del Comune, obiettivamente quante speranze ci sono di evitare il ripetersi di un’onta del genere a distanza di poco più di 11 anni?

Il sindaco Enzo Figliolia
Il sindaco Enzo Figliolia

Sindaco, assessori e consiglieri, quindi, sono chiamati a meditare molto attentamente sul da farsi.

Restare ancora in carica a dispetto di quanto sembra naturale che accada di qui a poco, potrebbe rivelarsi un boomerang sia per la loro immagine ma soprattutto per la città, che sarebbe costretta ad un altro lungo commissariamento straordinario (fino a 24 mesi) invece di poter andare a nuove elezioni già nella primavera dell’anno prossimo.

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