Divano, tavolino, poltrone, sedie, ombrellone, cuscini: un intero salotto in vimini accatastato in ordine con tanto di numero di codice per il ritiro da parte della “De Vizia”, che si occupa anche del ritiro a domicilio e dello smaltimento  dei cosiddetti rifiuti “ingombranti”.

Tutto normale se non fosse che questo voluminoso ammasso di suppellettili è stato depositato quasi all’interno di un’attività commerciale!

La foto pubblicata dimostra quanto di incredibile è accaduto l’altra mattina a via Napoli, alle spalle dell’edicola che si trova tra via Matteotti e il corso Umberto.

Il “salottino” da buttare è infatti finito in “parcheggio” proprio a ridosso della rivendita di giornali, ostruendo di fatto (come è facile notare dall’immagine) anche l’accesso alla serranda sul retro dell’attività.

Com’è possibile che accadano cose del genere?

Come può una persona dotata di un minimo di quoziente intellettivo   e di buon senso non pensare che una collocazione del genere crea problemi pratici (ma anche di immagine) a chi, a pochissimi centimetri di distanza, ci lavora quotidianamente per almeno 14 ore al giorno?

L’aspetto più assurdo della situazione è che non è la prima volta che si verifica.

Anzi, questa edicola sembra essere l’area di “sosta” preferita da chi deve disfarsi dei propri “ingombranti”: basti pensare che finora l’unico lato della rivendita rimasto “immune” da depositi del genere è stato quello di accesso ai clienti.

La cosa che più lascia pensare è il fatto che questi rifiuti portano sempre con sé il codice rilasciato dalla “De Vizia” come prova dell’avvenuto contatto tra il cittadino che deve disfarsi di tali materiali e la ditta incaricata di rimuoverli “a domicilio”.

Chiunque abbia dimestichezza con questo tipo di servizio, sa bene che è la stessa “De Vizia” ad indicare al cittadino il giorno, l’orario ed il luogo preciso in cui bisogna depositare gli ingombranti, più il codice da apporre ai rifiuti in questione.

La domanda sorge spontanea: possibile che siano gli addetti della “De Vizia” a dire ai cittadini di lasciare questo materiale proprio dove si svolge un’attività commerciale?

Vogliamo proprio supporre di no, altrimenti faremmo un torto all’intelligenza ed al buon senso degli addetti al numero verde preposto agli appuntamenti a domicilio per il ritiro degli ingombranti.

Ma tant’è: lo scempio sui tre lati dell’edicola continua a ritmo pressoché incessante.

Cosicchè, spesso, gli addetti della rivendita, per poter lavorare in santa pace e con un minimo di decoro, sono addirittura costretti a spostare questa immondizia di qualche metro: giusto il necessario perché la “De Vizia” la veda e non si pregiudichi l’attività di chi non chiede altro che poter lavorare senza stare a contatto quotidiano con una minidiscarica.

Chissà se e per quanto tempo ancora si continuerà ad assistere ad una vicenda così paradossale.

Una cosa è certa: chi spende di tassa sui rifiuti 40 euro e 80 centesimi al metro quadrato (a tanto ammonta la Tarsu annuale per le edicole: ed è la tariffa più alta rispetto a tutte le altre categorie di contribuenti puteolani) avrebbe diritto ad un minimo di rispetto.

In questo caso, più che di rispetto, sarebbe opportuno parlare di “normalità”.

Perché tutto è, fuori che “normale”, dover scavalcare un cumulo di rifiuti per “aprire” o “chiudere” bottega!