domenica, Maggio 19, 2024
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12° Memorial al parco Bognar. Parla Carmen, sorella di Daniele: “Grazie ai suoi veri amici, mio fratello resterà vivo per sempre”

Oggi pomeriggio dalle 15 alle 18, al campetto del parco Bognar si celebra il 12° memorial di calcetto dedicato a Daniele Del Core e Loris Di Roberto, i due 18enni brutalmente assassinati il 28 ottobre 2006 da un loro coetaneo, Salvatore D’Orta, accecato dalla gelosia per una ragazzina contesa con Loris.

Proprio  la ricorrenza del tredicesimo anniversario del duplice omicidio, renderà quella odierna una giornata ancora più speciale per chi, da quella maledetta sera, non ha trovato più pace.

Come per Carmen Del Core,  sorella di Daniele e presidente del coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti.

Carmen,  per 12 anni consecutivi ogni 28 ottobre hai vissuto questo dolore sempre nel privato. Cosa è cambiato adesso da indurti a partecipare, in questa data così importante e così dura per te, ad una iniziativa pubblica in memoria di tuo fratello?
E’ cambiato che, nel  corso di tutto questo tempo, ho maturato una consapevolezza: la necessità di dare un significato diverso alla parola memoria.  

Quando hai iniziato ad avvertire questa esigenza?
Non ti nascondo che al primo incontro con i familiari del coordinamento che mi onoro di presiedere, questo loro impegno mi sembrava strano, quasi inutile, visto che niente e nessuno potrà restituirci i nostri cari.  Poi, grazie soprattutto a chi ha realmente amato Daniele e Loris e ogni anno ha mantenuto viva la loro memoria con questa iniziativa, grazie a coloro che io definisco gli amici di sempre e per sempre di Daniele e Loris, ho capito che dovevo riconsiderare il concetto di memoria nell’accezione più semplice del termine.

Memoria dunque sinonimo di….
Memorizzare significa non dimenticare, ricordare un fatto, un evento, una persona. La memoria, se ci pensi, è strumento potentissimo perché tiene insieme tre momenti cardine della nostra vita: il passato, il presente e il futuro. Nel nostro caso, ricordare un evento del passato equivale ad impegnarsi nel presente affinché, attraverso l’indignazione, determinate cose non capitino più.  La memoria deve graffiare le coscienze della società civile, soprattutto dei giovani. E deve essere coltivata pubblicamente, vincendo l’istinto di chiudersi nel proprio dolore.  

E tu questa chiusura nel tuo dolore, l’hai praticata per molto tempo…
Inizialmente, decisi che avrei tenuto i riflettori spenti sulla morte di mio fratello. Lo feci per proteggere i miei genitori e mia sorella, che era incinta di sette mesi e rischiava di perdere la sua prima figlia. Riconosco che, anche se commesso a fin di bene, è stato un errore non comunicare all’esterno l’importanza del gesto che mio fratello ha pagato con la sua stessa vita.  Perché Daniele è morto nel tentativo, purtroppo vano, di proteggere un amico: in un contesto in cui, travolti dal consumismo, i nostri ragazzi  stanno perdendo di vista tanti valori importanti, il sacrificio di Daniele doveva assurgere ad esempio. L’esempio di chi mette al centro della propria vita un valore genuino come l’amicizia fino alle estreme conseguenze, fino a diventare un ‘matto eroe’, così come lo salutarono i suoi amici di sempre in uno dei tanti striscioni esibiti durante il funerale. 

Cosa ti piace ricordare di Daniele?
Soprattutto la sua innata avversione per le ingiustizie. Ti racconto un episodio. Qualche giorno prima della tragedia, Daniele mi raccontava commosso che un suo amico con gravi difficoltà motorie gli aveva confidato il desiderio di incontrare Roberto Benigni per rimproverarlo di usato la frase “la vita è bella” come titolo del suo film più famoso. Mio fratello, confidandomi questa cosa con gli occhi gonfi di lacrime, diceva che il suo amico aveva ragione ad essere arrabbiato perché non poteva essere bella la vita di chi aveva la mente perfettamente funzionante imprigionata in un corpo che non poteva muoversi come tutti gli altri. Per lui quella era un’ingiustizia. E proprio per questo senso di giustizia, Daniele non è scappato quando ha visto Loris in pericolo. Daniele gli ha fatto scudo perché sapeva, per ragioni note purtroppo anche all’assassino, che Loris non sarebbe mai stato in grado di difendersi da solo.

E’ vero, come si vocifera fin dal primo momento successivo al duplice omicidio che, dopo la sua morte, non tutti hanno avuto lo stesso desiderio di giustizia per Daniele?
Purtroppo sì. Ed è stato un supplemento di dolore e di rabbia dover constatare che soltanto poche persone vicine a Loris e Daniele abbiano contribuito a fare chiarezza su cosa accadde quella maledetta sera. Nessuno mi toglie dalla testa che tutta la verità su questa storia non sia mai stata raccontata. E mi fa specie che, di fronte ad una tragedia così grande, alcuni ragazzi abbiano dimostrato tutto questo gelido egoismo, mentre altri loro coetanei siano rimasti segnati per sempre nelle loro vite e ancora oggi cercano, dopo tredici anni, attraverso il ricordo, di prendersi quel pezzo di gioventù che non hanno potuto godersi insieme a Daniele e Loris. Devo però anche dire che, così come mi intristisce la viltà di chi si porterà per sempre sulla coscienza il peso della propria omertà, mi riempie di orgoglio la certezza che, in appena 18 anni di vita, se i suoi amici sono ancora qui a ricordare lui e Loris, vuol dire che mio fratello  ha seminato così tanto affetto e che i suoi sorrisi, la sua educazione, il suo essere rispettoso e la sua lealtà non moriranno mai. 

E la giustizia ufficiale, quella che si fa nelle aule di tribunale, come si è comportata in questa vicenda?
Elenco i fatti. L’assassino, Salvatore D’Orta, condannato a 20 anni in primo grado per duplice omicidio, ha ottenuto una riduzione di pena a 18 anni in Appello, ridotta ulteriormente a 16 in Cassazione, ma ne ha scontati effettivamente soltanto 7 presso il carcere minorile di Airola. Questo individuo si è potuto diplomare, ha potuto coltivare le sue passioni, ha potuto e potrà fare  tutto ciò che a Daniele e Loris, per causa sua, è stato negato per sempre. Penso tutti i giorni a quei sette anni di reclusione e mi domando: per lo Stato italiano, vale così poco la vita di due ragazzi?

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