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2013: più lavoro meno assegno

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Dal primo gennaio 2013 le pensioni degli italiani diventano più basse e più difficili da raggiungere. L’importo degli assegni previdenziali cala in media del 3% e i lavoratori, per maturare i requisiti, dovranno lavorare almeno tre mesi in più. Come mai? La causa prima di queste novità è il meccanismo che  adegua alle aspettative di vita il “quanto” e il “quando” delle pensioni, vale a dire i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti d’età. I calcoli e le simulazioni sono stati realizzati da Progetica -società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria- e anticipati dal Corriere Economia.

L’adeguamento alle statistiche sulla vita media sarà triennale fino al 2019 e in seguito diventerà biennale.

Si applicherà al sistema contributivo (che si basa sui contributi versati durante l’intera vita lavorativa), esteso dalla riforma Fornero a tutti i lavoratori per il periodo successivo al primo gennaio 2012. Nel dettaglio, i coefficienti di trasformazione rappresentano le percentuali applicate al montante contributivo (la somma dei contributi accantonati) per determinare l’importo della pensione.

Ad esempio, prendendo a riferimento un montante da 100 mila euro, con l’adeguamento ai nuovi valori della vita media, l’importo dell’assegno calerà dagli attuali 5.620 a 5.440 euro.

Quanto ai nuovi requisiti per avere diritto alla pensione di vecchiaia, per il primo aumento dei limiti d’età si è deciso un limite massimo di tre mesi (anche se la vita media è salita di circa cinque): 66 anni e tre mesi per gli uomini, 62 anni e tre mesi per le donne (ma per le lavoratrici autonome si salirà a 63 anni e 9 mesi). Agli assegni di anzianità, invece, si avrà diritto dopo 42 anni e cinque mesi di contributi (oggi il requisito è di 42 anni e un mese per gli uomini e di un anno in meno per le donne). In ogni caso, fino a tutto il 2015, le donne potranno andare in pensione con 57-58 anni di età (rispettivamente per dipendenti e autonome) e 35 di contributi.

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