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27 marzo: torna il Consiglio Comunale

Dopo una pausa di oltre tre mesi iniziata il 20 dicembre, torna a riunirsi il Consiglio Comunale. Accadrà domani mattina al rione Terra, a partire dalle 10.

Ben 21 i punti inseriti all’ordine del giorno della seduta.

Oltre a otto debiti fuori bilancio, ci saranno infatti da approvare ben otto regolamenti, una delibera di Giunta e da discutere tre interrogazioni presentate dall’opposizione.

I regolamenti da sottoporre al voto del parlamentino civico riguardano l’assegnazione e la gestione degli orti urbani, il fondo di assistenza e previdenza per i vigili urbani, la disciplina del sistema integrato dei controlli interni, la pubblicazione dello stato patrimoniale di sindaco, assessori e consiglieri comunali,  le riprese e la diffusione audiovisiva dei lavori consiliari, la gestione e la concessione degli impianti sportivi, le modifiche alle norme sull’occupazione di suolo pubblico e la contabilità municipale.

Subito dopo si passerà invece al dibattito sulla delibera di Giunta numero 29 del 15 marzo, ossia quella che ratifica lo spostamento del mercatino ambulante non alimentare da Largo Palazzine a via Roma.

Un trasloco che, in realtà, per i 28 operatori di questa attività, è già avvenuto dal 26 novembre scorso, ma finora solo in forza di un’ordinanza (la numero 49 del 22 novembre) firmata dal sindaco Figliolia dopo un’intesa raggiunta tra Amministrazione e organizzazioni di categoria,  atto che scadrà il prossimo 30 aprile.

Un’ordinanza che il Capo della Giunta aveva motivato utilizzando i poteri della legge regionale numero 1 del 7 gennaio 2000 (articolo 38 comma 4), che “assegna al sindaco la competenza a disporre la sospensione dell’attività del mercato per ordine pubblico o per emergenze igienico-sanitarie e in tutti quei casi di garanzie per la tutela della pubblica e privata incolumità”.

In particolare, Figliolia ha disposto il trasferimento del mercatino sostenendo che rappresentasse un intralcio alla viabilità, giacchè “in prospettiva dell’entrata in vigore, a regime, del nuovo Piano Urbano Generale del Traffico, l’Amministrazione ha operato una serie di modifiche all’assetto della viabilità cittadina che, intendendo alleggerire il traffico cittadino che interessa il centro storico, aumenterà il carico veicolare che nella parte bassa della città si riverserà nelle aree cittadine e nella viabilità a servizio della parte alta e, in particolare, Corso Nicola Terracciano e via Anfiteatro”.

In pratica,  dunque, Figliolia ammetteva di essere intervenuto a risolvere un problema creato dalla sua stessa Amministrazione, in quanto la vecchia collocazione del mercatino sulle Palazzine avrebbe ulteriormente appesantito i già gravi disagi arrecati alla popolazione dal piano di viabilità che, con i suoi primi provvedimenti (contestati con una petizione popolare firmata da 2.000 cittadini) ha già creato enormi difficoltà convogliando la gran parte del traffico nella zona alta di Pozzuoli.

Ma, soprattutto, il sindaco, nella sua ordinanza, specificava che il provvedimento era assunto in via di urgenza “nelle more che venga discusso e adottato in consiglio comunale”.

Già: perché su questa materia spetta al parlamentino civico il compito e il dovere di esprimersi, soprattutto in ragione del fatto che, finora, le scelte della politica locale (sebbene mai attuate) erano andate nella direzione di trasferire il mercatino a Toiano (così come stabilito da due delibere, la numero 10 approvata dalla Giunta il 18 febbraio 2009 e la numero 80 approvata dal Consiglio Comunale il 28 febbraio 2009),  soluzione da sempre osteggiata apertamente dagli ambulanti e dai loro rappresentanti sindacali.

Dunque, dovranno essere gli eletti dal popolo a dire la parola definitiva sulla sorte della struttura.

Ed è proprio ciò che chiedono gli ambulanti del mercatino.

I quali, per avere certezze sul proprio futuro, non vogliono più dipendere da un atto che sancisce la sola volontà del Capo dell’Amministrazione (e dunque legato agli “umori politici” di un singolo), ma dal “via libera” di tutta la classe politica locale.

Tra l’altro, questi operatori, nel momento in cui hanno ratificato l’accordo con l’Amministrazione per lo spostamento della propria attività dalle Palazzine a via Roma,  si sono anche impegnati a provvedere, a proprie spese, ad uniformare i colori dei tendaggi dei propri posti-vendita, in modo da lenire l’effetto “baraccopoli” che rappresenta un autentico pugno nell’occhio in una zona, come quella del porto, che dovrebbe essere un “biglietto da visita” per la città.

L’avvio di questo processo di “abbellimento” doveva avvenire già dal periodo immediatamente successivo alle ultime festività natalizie.

Ma proprio l’assenza dell’annunciata delibera di consiglio comunale, ha frenato gli operatori dal sostenere costi non indifferenti, nell’incertezza del futuro.

Un’incertezza che dovrebbe terminare con la seduta consiliare di domani.

Semprechè il parlamentino civico ratifichi la decisione della Giunta di istituire in via Roma la nuova area mercatale non alimentare.

In caso contrario, infatti, gli ambulanti ed i loro sindacati di riferimento hanno già fatto sapere di essere intenzionati ad ingaggiare un vero e proprio braccio di ferro con l’Amministrazione, che potrebbe portare anche a clamorose forme di protesta, come ad esempio addirittura il tentativo di “riprendersi” l’area delle Palazzine.

Ma in Consiglio Comunale saranno discusse anche tre interpellanze presentate il 30 gennaio dall’opposizione.

Quella più “soft” (firmata da Tito Fenocchio e  indirizzata al  sindaco Figliolia, al segretario generale Matteo Sperandeo e all’assessore al personale Franco Cammino), riguarda l’assunzione di un dirigente e di un funzionario.

“Con delibera numero 80 della Giunta Municipale del 19 ottobre 2012, veniva approvata la programmazione triennale del fabbisogno del personale per gli anni 2012/2014 e del piano occupazionale 2012/2014 con conseguente adeguamento della dotazione organica –scrive Fenocchio-  In particolare, venivano programmate le procedure di reclutamento entro il 2012 del dirigente ai tributi e entro il primo quadrimestre 2013 del funzionario amministrativo finanziario”. Visto che  “ad oggi non risulta espletata nessuna procedura di reclutamento”, Fenocchio chiede di sapere “quando l’Amministrazione comunale intende adempiere ai tempi  e ai dettati della delibera in questione”.

Sulle altre due interrogazioni, invece, si prevede una discussione molto più serrata.

Gli argomenti in questione, infatti, sono estremamente delicati.

Il primo quesito (indirizzato dai consiglieri Tito Fenocchio e Salvatore Maione al sindaco Figliolia, all’assessore all’igiene urbana Franco Cammino e al segretario generale Matteo Sperandeo)   è lo stesso che, protocollato il 15 ottobre, non fu discusso nella seduta del 12 novembre scorso e riguarda ciò che è accaduto nella sede di via Campana della “De Vizia”, ossia l’azienda che fino a sabato della prossima settimana (salvo ulteriori proroghe) si occuperà del servizio di rimozione, trasporto e smaltimento dei rifiuti prodotti sul territorio cittadino.

Ecco cosa scrivono Fenocchio e Maione.

  • “Premesso che qualsiasi tipo di attività artigianale, industriale e  commerciale abbisogna per il proprio esercizio di tutta una serie di autorizzazioni comunali, regionali, ambientali ed altro; che la società De Vizia Transfer s.p.a. svolge attività industriale complessa di gestione automezzi per la raccolta e trasporto di rifiuti solidi e urbani da vari anni e attività di officina meccanica e autolavaggio, tutto questo nell’area sita nel comune di Pozzuoli in via Campana numero 226; che nei mesi scorsi a seguito di una denuncia anonima sono stati effettuati controlli da parte delle Autorità competenti che hanno evidenziato la mancanza delle autorizzazioni di rito per lo smaltimento dei reflui prodotti dall’attività industriale e in particolare, visto che la zona di via Campana non ha rete fognaria, e nel caso di specie in virtù del decreto legislativo 152/06, le autorizzazioni di rito del medesimo decreto legislativo dovevano essere esercitate e prodotte da enti sovracomunali – Provincia di Napoli, Arpac e Regione Campania– in riguardo agli emungimenti di acqua in falda idrica. Veniva poi accertata e sanzionata la mancanza di autorizzazione delle vasche delle acque reflue, la mancanza di autorizzazione regionale per le attrezzature per saldature, la mancanza dell’autorizzazione del pozzo di emungimento e lo stazionamento non autorizzato di un rimorchio con rifiuti depositati all’interno. Nei giorni successivi, le Autorità competenti scrivono al sindaco Figliolia di sospendere l’attività della De Vizia fino a quando all’Asl non perverranno le seguenti documentazioni: autorizzazione o comunicazione all’esercizio dell’attività rilasciata dalle autorità competenti; relazione tecnica asseverata sulle modalità di smaltimento delle acque di pioggia, di lavaggio dei piazzali, dei reflui prodotti dal lavaggio degli automezzi e delle acque domestiche con relativa planimetria del percorso fognario interno all’azienda e dimensionamento delle vasche di raccolta dei reflui; relazione tecnica sulle modalità di smaltimento delle diverse tipologie di reflui prodotti ad oggi dalla ditta e relativi formulari di identificazione dei rifiuti, in considerazione del fatto che il responsabile del Ciclo Integrato delle Acque ha dichiarato che la zona non è servita da pubblica fognatura; autorizzazione della vasca a perfetta tenuta e del pozzo di emungimento delle acque di falda; autorizzazione all’attività di autolavaggio e autofficina; autorizzazione comunale all’attività di trasbordo rifiuti specificandone la motivazione così come dettato dal decreto legislativo 152/2006 articolo 193 comma 11 e 12. Ancora, le Autorità competenti scrivevano all’Arpac chiedendo di volere effettuare un campionamento di acqua di falda presso la ditta De Vizia al fine di verificare se i parametri rientrano nei limiti di accettabilità di cui alla parte IV, titolo V, allegato 5 tabella 2 del decreto legislativo 152/2006 e spiegando che il pozzo di emungimento all’interno dell’azienda è stato posto sotto sequestro in quanto privo di titolo autorizzativo. Ancora all’Asub per informare dell’esistenza di quel pozzo di emungimento di acqua di falda privo di titoli autorizzativi; che il 10 settembre, dopo più di un mese dalla richiesta delle Autorità competenti di sospendere l’attività della società De Vizia Transfer, il dirigente comunale dell’area attività e sviluppo economico ordina alla De Vizia di sospendere solo le attività artigianali effettuate nelle sede di via Campana 226, ossia gli interventi di officina meccanica e di autolavaggio dei compattatori; che in data 20 dicembre 2012 è stata presentata un’interrogazione parlamentare a firma degli onorevoli Alessandro Naccarato e Margherita Niotto del gruppo Pd in cui fanno rilevare che a carico degli amministratori della De Vizia Transfer risultano precedenti di Polizia per inquinamento delle acque; che l’appalto alla De Vizia Transfer scade il 30/3/2013; che ad oggi non è stato deliberato nessun bando di gara, si interroga  per conoscere: se l’Amministrazione comunale ha acquisito le risposte in merito alle richieste fatte dalle Autorità competenti all’Arpac e all’Asub; se, ad oggi in assenza delle autorizzazioni richieste, è possibile ancora consentire lo svolgimento delle attività industriali alla De Vizia Transfer nel sito di via Campana, e per quali motivi non si è proceduto alla sospensione di tutte le attività e non solo di quelle artigianali; se l’Amministrazione comunale, visti i tempi ormai ristretti, intende prorogare ancora una volta il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, alla De Vizia Transfer s.p.a.”.

Per comprendere meglio di cosa si sta parlando, bisogna fare necessariamente una cronistoria di quanto finora emerso sulla vicenda in questione.

Tutto è iniziato con un esposto anonimo, indirizzato il 3 luglio dell’anno scorso alla Procura della Repubblica, al Prefetto di Napoli, al direttore generale dell’Asl Napoli 2, ai comandanti locali di tutte le forze dell’ordine (carabinieri, polizia, guardia di finanza), al sindaco puteolano e al capo della polizia municipale.

Nella denuncia si segnalava testualmente “lo scempio che ogni giorno compie la ditta De Vizia, addetta allo smaltimento dei rifiuti nel Comune di Pozzuoli, nell’autorimessa sita in via Campana di Pozzuoli. Vi rappresento e vi documento –si legge nell’esposto, a cui sono anche allegate alcune foto- che gli automezzi compattatori, di rientro ogni giorno dalla raccolta dei rifiuti riversati nei vari cassonetti del Comune, svuotano i vari rifiuti organici e quant’altro rimasto all’interno del compattatore, nella pubblica fognatura, tramite i tombini all’interno della nostra rimessa (l’uso del termine “nostra” lascia intendere che a scrivere l’esposto potrebbe essere stato un dipendente della stessa azienda, n.d.r.), con il forte e preoccupante dubbio che tutto questo venga riversato nelle acque marine e non nelle vasche a tenuta, come asseriscono i nostri responsabili. Dubbio che proviene direttamente dalle docce addette al personale, dalle cui tubature e dallo scarico fuoriescono numerosi. Si prega di accertare con la massima urgenza quanto riferito, prima che il nostro paesaggio sia fortemente compromesso”.

Una denuncia inquietante.

Cosicchè scattano i controlli e per tre giorni consecutivi, dal 6 all’8 agosto, nella sede della “De Vizia” di via Campana si recano Asl, Comune e vigili urbani.

Il sopralluogo si conclude con due sigilli, uno sulle attrezzature adibite al taglio e alla saldatura e un altro sul pozzo di emungimento.

  • Nel verbale relativo a questi sequestri, si legge che ai rappresentanti della De Vizia venivano chieste “le autorizzazioni di rito per lo smaltimento dei reflui prodotti dall’attività produttiva/industriale”,  ma che gli stessi rappresentanti della De Vizia “comunicavano l’impossibilità di presentare le autorizzazioni richieste”, che “la zona di interesse, ovvero via Campana, non ha rete fognaria e nel caso di specie, in virtù del decreto legislativo 152/06 nonché del regolamento fognario della città di Pozzuoli, le autorizzazioni di rito previste dal medesimo decreto legislativo dovevano essere esercitate e prodotte da Enti Sovracomunali di cui Provincia di Napoli, Arpac e Regione Campania in riguardo agli emungimenti di acqua in falda idrica” e si diffidava la stessa De Vizia a mettersi in regola entro 30 giorni e “quindi a richiedere agli enti competenti le autorizzazioni di rito per gli impianti già esistenti e quelli da realizzare in conformità del decreto legislativo 152/06 e successive modifiche e integrazioni per la raccolta e lo smaltimento dei reflui fognari”.
  • Veniva poi accertata e sanzionata la mancanza di “autorizzazione delle vasche di raccolta delle acque reflue”, la mancanza di “autorizzazione regionale per le attrezzature per saldature”, la mancanza dell’autorizzazione “del pozzo di emungimento” e lo stazionamento non autorizzato di un rimorchio con rifiuti depositati all’interno.
  • Il giorno successivo, il 9 agosto, uno dei firmatari di quel sopralluogo conclusosi con i due sigilli, ossia la dottoressa Franca Amoroso (dirigente medico del Settore Ambiente del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl), scriveva ben tre lettere.
  • Nella prima lettera, indirizzata al sindaco Figliolia, la dirigente dell’azienda sanitaria locale chiedeva al Capo dell’Amministrazione di sospendere l’attività della De Vizia fino a quando all’Asl non fossero pervenute alcune specifiche  documentazioni, ossia: “autorizzazione o comunicazione all’esercizio dell’attività rilasciata dalle autorità competenti; relazione redatta da tecnico abilitato relativa al ciclo produttivo effettuato dalla ditta; certificato di prevenzione incendi; relazione tecnica asseverata sulle modalità di smaltimento delle acque di pioggia, di lavaggio dei piazzali, dei reflui prodotti dal lavaggio degli automezzi e delle acque domestiche con relativa planimetria del percorso fognario interno all’azienda e dimensionamento delle vasche di raccolta dei reflui; relazione tecnica sulle modalità di smaltimento delle diverse tipologie di reflui prodotti ad oggi dalla ditta e relativi formulari di identificazione dei rifiuti, in considerazione del fatto che il responsabile del Ciclo Integrato delle Acque ha dichiarato che la zona non è servita da pubblica fognatura; autorizzazione della vasca a perfetta tenuta e del pozzo di emungimento delle acque di falda; autorizzazione all’attività di autolavaggio e autofficina; autorizzazione comunale all’attività di trasbordo rifiuti specificandone la motivazione così come dettato dal decreto legislativo 152/2006 articolo 193 comma 11 e 12”.
  • Nello stesso giorno, la dottoressa Amoroso scriveva anche al dipartimento provinciale dell’Arpac (chiedendo di “voler effettuare un campionamento di acqua di falda presso la ditta De Vizia in Campana 226 al fine di verificare se i parametri rientrano nei limiti di accettabilità di cui alla parte IV titolo V allegato 5 tabella 2 del decreto legislativo 152/2006” e spiegando che “il pozzo di emungimento all’interno dell’azienda è stato posto sotto sequestro in quanto privo di titoli autorizzativi”) e anche all’Asub (società partecipata della Provincia che si occupa anche di ambiente) per informare dell’esistenza di quel “pozzo di emungimento di acqua di falda privo di titoli autorizzativi”.
  • Dopo un mese, il 4 settembre,  dal Comune inoltravano al servizio igiene pubblica del distretto 35 dell’Asl la richiesta di parere igienico-sanitario appena inviata dal titolare della “De Vizia” “per l’attività di raccolta e trasporto rifiuti urbani ed assimilati nei locali di via Campana 226”.
  • Fino ad allora, dunque la società in questione non era in possesso nemmeno di questa fondamentale documentazione.
  • Non solo: nel rispondere all’invito fatto il 9 agosto dall’Asl al sindaco Figliolia di sospendere l’intera attività della De Vizia per la mancanza di tutte quelle autorizzazioni, soltanto il 10 settembre (cioè dopo ben 32 giorni dalla lettera inviata al Capo dell’Amministrazione dal dirigente del settore ambiente del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale), il dirigente comunale dell’area attività e sviluppo economico, Matteo Sperandeo, ordinava alla De Vizia di sospendere esclusivamente le attività artigianali effettuate nella sede di via Campana 226, ossia gli interventi di officina meccanica e  di autolavaggio dei compattatori, per i quali, peraltro, la società, a suo tempo, non risultava “aver presentato alcuna Scia”, ossia la Segnalazione Certificata di Inizio Attività.
  • Lo stesso dirigente Sperandeo invitava la “De Vizia” a presentare tutte le documentazioni indicate dall’Asl nella lettera inviata il 9 agosto a  Figliolia.
  • Cosa sia successo dal 10 settembre ad oggi, è quanto dovranno spiegare Figliolia, Cammino e Sperandeo ai due consiglieri che li hanno interpellati.
  • E un’altra questione spinosa è sollevata nell’altra interpellanza firmata dagli stessi Fenocchio e Maione, quella riguardante la piscina comunale di Lucrino.
  • Ecco cosa scrivono i due esponenti di minoranza chiedendo una risposta al sindaco Figliolia, all’assessore allo sport Franco Fumo e al segretario generale Matteo Sperandeo.
  • “L’Amministrazione Comunale ha deciso, una volta terminati i lavori, attraverso un bando pubblico, di esternalizzarne la gestione; che le offerte sono pervenute all’Ente il 10 maggio 2012; che l’8 ottobre 2012 si è pervenuti all’aggiudicazione provvisoria della gestione d’uso della piscina affidandone l’impianto al raggruppamento di concorrenti Adp Nuoto Club Puteoli per un canone annuo di 190 mila euro”.
  • Fenocchio e Maione chiedono “per quali motivi, ad oggi non sia stata ancora aggiudicata definitivamente la gestione dell’impianto sportivo in oggetto e a chi ascrivere le responsabilità economiche finanziarie derivate dai mancati incassi della gestione in oggetto”.
  • Una vicenda, questa della piscina, che proprio nelle ultime settimane, ha fatto registrare clamorosi sviluppi.
  • Con la delibera numero 23 approvata il 4 marzo, infatti, la Giunta ha dato mandato al dirigente agli impianti sportivi Carlo Pubblico di annullare “in autotutela” tutta la procedura di  l’assegnazione dell’impianto, e dunque di invalidare la determina dirigenziale numero 1691 dell’8 ottobre scorso con cui, attraverso l’approvazione dei verbali di gara, si sanciva l’affidamento della gestione dell’impianto per i prossimi sei anni al raggruppamento di imprese “Apd Nuoto Club Puteoli” per un importo di 190mila euro all’anno.

Non solo: allo stesso dirigente, la Giunta ha anche chiesto di predisporre una nuova proposta di regolamento di concessione degli impianti sportivi, di indire una nuova gara per la gestione della piscina e di attivarsi per avviare la gestione in economia (cioè con fondi e personale del Comune) della piscina di Lucrino in attesa che la struttura sia riaffidata a chi vincerà il prossimo appalto.

Una decisione che ha provocato lo slittamento al 10 aprile della sentenza di merito del Tar sul ricorso della società esclusa dall’assegnazione dell’impianto la “Asd Play Off” e che probabilmente metterà fine a questo contenzioso davanti alla giustizia amministrativa.

Ma soprattutto una decisione presa sulla base di un parere dello stesso studio legale (Allodi-Starace) che difende il  Municipio davanti al Tar: parere secondo cui, per evitare rischi di contenzioso con i privati,  il bando andrebbe adeguato ad una modifica del regolamento per la concessione degli impianti sportivi in merito alle modalità con cui si prevede una riduzione del canone di concessione nel caso in cui un impianto del genere sia concesso per “fini sociali e aggregativi”.

Un parere che, per quanto possa essere condivisibile nel merito, prefigura un’ipotesi di contenzioso attualmente inesistente per la gestione dell’impianto di Lucrino.

Nessuno dei partecipanti alla gara aveva, infatti, chiesto uno sconto del 70% sull’importo da corrispondere al Comune per l’utilizzo della piscina a fini sociali, ma, anzi, il vincitore si era aggiudicato provvisoriamente l’appalto con un’offerta di 190mila euro annui, dunque superiore di 10mila euro rispetto alla base d’asta (fissata a 180mila euro annui). E lo stesso ricorso al Tar presentato dalla società esclusa dal bando (la “Asd Play Off” non era affatto incentrato sulla questione del “canone sociale”, ma sulla propria capacità economico-finanziaria, che, secondo la commissione esaminatrice delle offerte, non risultava documentata.

Risultato: per un problema che non esiste nell’aggiudicazione dell’impianto, la Giunta ha chiesto al dirigente al ramo di produrre una serie di provvedimenti che, nei fatti, impediranno al Municipio di incassare subito    almeno 15mila euro al mese stabiliti come base d’asta per la gestione dell’impianto di Lucrino: impianto peraltro già costato, alla collettività, di sola ristrutturazione, oltre un milione e mezzo di euro.

Un provvedimento, questo dell’Amministrazione, che ha già scatenato la polemica reazione dei due firmatari dell’interrogazione:   “Come al solito –hanno infatti sottolineato nei giorni scorsi Tito Fenocchio e Salvatore Maione in una dichiarazione congiunta rilasciata al nostro giornale venerdì 8 marzo- siamo stati buoni profeti, ma siamo anche stanchi di dire ancora una volta che avevamo ragione noi. Già è incredibile che l’Amministrazione usi, come foglia di fico delle proprie inefficienze, lo stesso legale che, mentre difende la procedura di gara contro il ricorrente, afferma che la stessa procedura non è corretta. Questo legale  non avrebbe dovuto accettare l’incarico se era convinto, così come egli stesso scrive nel parere fornito all’Amministrazione,  che la procedura da difendere era sbagliata. In pratica, con i soldi di tutti i contribuenti puteolani, il Comune sta pagando un avvocato sia per difendere la procedura che per annullarla: una cosa assurda, mai vista prima d’ora! Ma questa è una quisquilia rispetto al merito della questione. Il problema vero è che, per incapacità e incuria totale, il Comune perde 190mila euro all’anno di presunti incassi derivanti dalla gestione della piscina. E adesso vedremo se esistono le condizioni giudiziali per impugnare questo atto di indirizzo per la revoca del bando di gara affinchè emergano responsabilità contabili e amministrative. Tra l’altro, ci chiediamo: come mai una società provvisoriamente vincitrice di questa gara accetta in maniera supina la revoca dell’affidamento? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…”.

C’è dunque da scommettere che, su questo argomento, la discussione di domani in Consiglio Comunale, sarà davvero “di fuoco”.

(da “Il Corriere Flegreo” del 26 marzo 2013)

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