Ricevo e pubblico*

Caro Direttore, leggo, come tutti i puteolani, l’articolo giornalistico che ci informa che una società del gruppo Cosenza, attraverso il dottor Paolo Cosenza, ha donato alla Lega per Salvini la somma di 100mila euro.

La lettura mi fa risalire alla mente un ricordo, sfocato ma non più di tanto.

Eravamo, all’incirca, nell’anno 1996: giovane consigliere comunale a Pozzuoli…giovane per gli standard della politica del periodo…una mattina mi accingevo a uscire di casa per recarmi al lavoro.

Il mio citofono squilla e rispondo.

Il compianto imprenditore Livo Cosenza

Dall’altro capo mi sento dire: “Salve, sono Livio Cosenza, posso parlare con Giacomo Bandiera?”

Interdetto, non sapevo se credere alla cosa.

Chi ricorda la situazione della Pozzuoli, e non solo, di quegli anni, sa bene che il “Professor Cosenza”, come solitamente veniva chiamato, padre del dottor Paolo Cosenza, era giudicato, a torto o a ragione, il deus ex machina di tutto quello che succedeva in città e oltre, in ogni settore, economico oppure politico, della vita cittadina.

Sì, stavo cercando di far qualcosa, nel corso della mia attività di consigliere comunale puteolano, ma da lì a pensare che questo mio fare potesse attirare l’attenzione del Professore, ne passava.

“Posso avere il piacere di passare la mattinata con lei? Vorrei parlarle dell’attività del mio gruppo imprenditoriale e farle vedere qualche nostra realizzazione.”

Certo, risposi, tra il titubante e il sospettoso.

Poi mi sovvenne che di lì a qualche mese si sarebbe dovuto discutere, in consiglio comunale, la questione relativa ai lavori del Piano Intermodale per Pozzuoli, soprattutto in relazione ai lavori della bretella tra la Solfatara e la Domiziana, con i ritrovamenti archeologici e la nascita di un possibile parco archeologico,per poi affidarne la gestione.

Salii in auto e iniziammo il giro.

Il Professore, come anch’io presi a chiamarlo con un misto di sospetto e di deferenza, mi condusse nella zona dell’avellinese, dove aveva ristrutturato e recuperato un bellissimo complesso monastico.

Mi fece vedere un’area di Agnano Pisciarelli, dove avrebbe voluto edificare un parco di appartamenti e aree verdi di qualità edilizio-architettonica altissima.

Mi parlò dei suoi progetti circa la possibile gestione di un grande parco archeologico-termale tra via Campana e la Solfatara.

Mi condusse ai suoi uffici di piazza Capomazza, illustrandomi altri progetti.

Quindi, improvvisamente, a bruciapelo ma con gentilezza, passando improvvisamente dal lei al tu, mi chiese “che ne pensi di tutto questo?”.

Io risposi che sull’edificazione di Agnano non ero assolutamente d’accordo, vista la situazione puteolana dal punto di vista urbanistico e vulcanologico.

Circa il parco che sarebbe nato dai ritrovamenti dei lavori per la bretella, mi ero già battuto contro l’orrendo ponte di ferro che vi era stato posto, e che ero contrario che chi stesse effettuando i lavori potesse poi gestirne il risultato edificatorio.

Mentre, una volta che fosse stato reso pubblico il progetto del parco archeologico-termale di via Campana, non avrei avuto alcun problema a dichiararmi pubblicamente favorevole.

Il Professore mi guardò con un sguardo strano, tra lo scettico e il condiscendente, e mi chiese se ero disposto ad accettare un suo regalo: mi irrigidii, per poi sciogliermi immediatamente, quando mi vidi porgere un volume, le stampe dell’Hamilton del contesto flegreo.

Magnifico testo illustrato, che ancora conservo gelosamente nella mia parca biblioteca.

Ci salutammo…mi congedò con un sorriso, dolce ma aspro, contemporaneamente.

Mi restò per anni una strana sensazione: quella di aver conosciuto un signore, sinceramente amante della sua terra e per cui avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Ma anche un imprenditore pronto a spazzare via, con dolce fermezza, qualsiasi ostacolo dalla sua strada.

Una foto d’epoca del periodo in cui Giacomo Bandiera (secondo da sinistra) era consigliere comunale: qui si trovava a cena con l’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano (a capotavola) nell’abitazione di Umberto Lucignano a Lucrino

Dopo qualche mese, in occasione della discussione in consiglio comunale, presentai, in un’aula gelidamente ostile, cinque emendamenti alla proposta della mia maggioranza di governo cittadino circa la questione di cui avevamo amabilmente parlato con il Professore, che ostacolavano in maniera forte e pressante l’affidamento dell’ipotizzato parco a chi stava effettuandovi i lavori.

Lei, Direttore, mi può essere buon testimone, in quanto giovane cronista, era presente in aula.

Di fatto, pur risultando votati da me solo, furono poi, anche perché utilizzati e richiamati dall’allora vigente CORECO, il motivo per cui l’affidamento non ci fu.

Dopo qualche mese, alla vigilia di nuove elezioni comunali, il mio partito non mi ricandidò, tra la sorpresa e lo sconcerto di molti.

Ma questa è un’altra storia…

Altri tempi, caro Direttore, altra politica, altra signorilità.

*professor Giacomo Bandiera