Ha deciso di scriverci dopo aver letto la nostra intervista al suo concittadino rimasto per 32 giorni con una spina di palma nel muscolo di un braccio.

E lo ha fatto perché  se, al pronto soccorso dell’ospedale di La Schiana, in quella circostanza, non si è messa a repentaglio la vita di nessuno, nel suo caso invece ha rischiato di morire per una diagnosi superficiale.

Lui si chiama Antonio Volpe,  è un operaio puteolano di 30 anni e la sua testimonianza è agghiacciante.

Antonio Volpe

Antonio, quando è iniziato il tuo calvario?
Il 25 aprile scorso. Ero a casa e, intorno alle 22, mi sono sentito mancare. Ho fatto appena in tempo a stendermi sul divano e a chiamare mia moglie…poi mi sono risvegliato  con il personale del 118 attorno a me. Mia moglie mi ha raccontato che, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza a casa, il mio cuore si è fermato tre volte e ogni volta che ripartiva avevo un sobbalzo. Mi hanno sottoposto ad un elettrocardiogramma e hanno deciso di portarmi in ospedale a La Schiana.

Sei stato ricoverato?
Sono stato visitato al pronto soccorso. Dopo alcuni esami mi hanno dimesso alle 2.25 di notte stabilendo che il mio malore era derivato da uno stato febbrile.

Cosa hai pensato?
Che qualcosa non quadrava. Io non avevo la febbre, mi sentivo solo molto debole. E poi il personale  del 118, dal tracciato, si era accorto che avevo avuto un problema cardiaco….così come se n’era accorta mia moglie vedendo cosa accadeva al mio torace mentre ero privo di sensi…

IL REFERTO DEL PRONTO SOCCORSO DELL’OSPEDALE DI LA SCHIANA

Che hai fatto?
Sono andato dal mio medico curante, la dottoressa Irene Sorrentino, che, dopo aver ascoltato quanto mi era accaduto, mi ha prescritto una visita cardiologica.

Il referto del centro “Gemini”

Esito?
Il 4 maggio mi reco al Centro Gemini di Monterusciello e il dottor Arturo Guardascione, nel suo referto, mi scrive che ho una sospetta sindrome di Brugada. Praticamente si tratta di una patologia scoperta nel 1992. Per farla breve, chi ne soffre rischia la morte in qualsiasi momento perché è soggetto a stop improvvisi del battito cardiaco.

Il referto del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Pozzuoli

Fai altri esami?
Sì, visto che quello del dottor Guardascione era solo un sospetto, benché fondato, decido di fare un ulteriore controllo presso un altro specialista. E chiedo un consulto al dottor Pasquale Nocerino. Torno a La Schiana e, nel reparto di Cardiologia, il 16 maggio vengo sottoposto ad una prova di sforzo e ad un test specifico, che purtroppo mi conferma la positività alla sindrome di Brugada. Il 21 maggio mi impiantano un defibrillatore sottocutaneo e mi dimettono con una diagnosi in cui si attesta che sono un paziente a rischio di morte improvvisa.

Il defibrillatore con cui Antonio è costretto a convivere

Com’è cambiata la tua vita negli ultimi cinque mesi?
E’ stata dura soprattutto accettare psicologicamente la mia nuova condizione. Pian pianino mi sto adeguando. Ci sono ancora delle cose che non mi vanno giù, come l’essere costretto a dover violare la mia privacy quando in banca devo chiedere la cortesia di spegnere il metal detector per evitare che interferisca col defibrillatore. Ma, prima o poi, dovrò abituarmi anche a questo disagio…

Ti è mai capitato di ripensare a quella notte al pronto soccorso e a cosa hai rischiato se ti fossi fidato di quella diagnosi?
Beh, se non avessi approfondito la natura del mio malessere, oggi probabilmente sarei morto come Astori, il capitano della Fiorentina. Nella sfortuna sono stato fortunato. Qualcuno evidentemente ha deciso che non era arrivato ancora il mio momento. Ho avuto buona sorte nel cercare di capire cosa realmente avessi e nel trovare dei medici bravi, preparati e scrupolosi, anche nello stesso ospedale di Pozzuoli, ai quali devo la vita e che ringrazierò per sempre.  Un appello però lo vorrei lanciare.

Fai pure…
Mi rivolgo a chi lavora nel pronto soccorso dell’ospedale di Pozzuoli. Ne sento e ne leggo di tutti i colori, ma io parlo per esperienza personale. Prima di dimettere un paziente, siate più scrupolosi. Se quella notte invece di rimandarmi a casa mi avessero ricoverato in Cardiologia, non sarei stato a rischio di morte improvvisa per ben tre settimane. E lo stesso medico che ha firmato quella diagnosi non avrebbe rischiato di passare un guaio con la giustizia se io fossi deceduto. Capisco l’errore umano, ma chi ha in mano la vita delle persone deve essere più attento, deve avere più dubbi…

 

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