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Allarme dei medici: “Italiani a lavoro anche se malati”

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

 Al lavoro anche se malati. La crisi e soprattutto il timore di perdere il posto battono l’influenza.

«Dottore, sto male, ma niente certificato di malattia, devo lavorare». È la frase che sempre più spesso i medici di famiglia, in questi tempi di crisi, sentono dai loro pazienti e che, prevedono i camici bianchi, «diventerà frequentissima in periodo influenzale», non senza rischi di una maggiore diffusione epidemia.

«Il fenomeno è particolarmente evidente nel Nord Est, dove la crisi sta mordendo forte e la paura di perdere il lavoro è grande. E c’è il rischio di vedere ridotti i buoni risultati ottenuti con la vaccinazione antinfluenzale, per la maggiore circolazione dei virus», ha spiegato Guido Marinoni, componente del Consiglio Nazionale della Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) a margine del congresso nazionale, svoltosi recentemente a Roma.

I numeri dell’Inps

A registrare la tendenza anche i sanitari dei controlli Inps. «Negli ultimi tempi –ha evidenziato Alfredo Petrone, responsabile medici Inps del sindacato- abbiamo notato, in particolare tra i lavoratori più giovani, la richiesta di andare a lavorare, nonostante la malattia. Ovviamente noi non ci facciamo influenzare nella decisione medica, ma il fenomeno esiste». A chiedere di tornare subito a lavoro anche quando la salute non lo consente, sono soprattutto le donne e i giovani, in particolare quelli impiegati nella grande distribuzione e nei call center.

Alla base «c’è la paura di perdere il posto di lavoro» in un clima in cui la precarietà è all’ordine del giorno.

«Chi si ammala –ha continuato Petrone- quando nella propria azienda, o tra gli amici, si sono registrati licenziamenti e richieste di cassa integrazione, è spaventato. E rimanere a casa in malattia lo fa sentire esposto a rischi”.

In calo visite specialistiche e analisi

«I nostri ambulatori –ha seguitato Marinoni- sono antenne della crisi. Non sono solo diminuite le richieste di certificati di malattia, in particolare nel Nord Est, ma anche le analisi diagnostiche spesso vengono evitate perché il costo del ticket è pesante per le famiglie. E si tenga conto che il giovane lavoratore atipico difficilmente è esentato, mentre lo può essere l’anziano con un ottimo reddito».

E al dottore di fiducia si chiede aiuto anche per cercare strategie di cura a basso costo.

«Si sono ridotte le visite specialistiche –ha affermato Marinoni- che prevedono un ticket. Ed è a noi che i pazienti chiedono consiglio. Anche quando lo specialista prescrive molti accertamenti, i pazienti, sempre più spesso, vengono da noi per cercare di capire ciò che è davvero indispensabile, riducendo soltanto all’indispensabile le analisi”.

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