Quando il sindaco Figliolia parla di “ripristino della legalità”, dovrebbe leggere storie come questa che sto per raccontarvi e dimostrare immediatamente con i fatti che le sue non sono soltanto chiacchiere a vuoto utili alla propaganda politica.

Già: perché la vicenda è davvero incredibile e, purtroppo, nella storia puteolana degli ultimi trent’anni, non unica nel suo genere.

E accade in una casa di proprietà del Comune.

L’indirizzo del “misfatto” è Monterusciello, lotto 17, via Salvatore Di Giacomo numero 11, scala D, secondo piano, interno 6.

Qui, dall’11 marzo scorso, certificati di residenza alla mano, abitano ufficialmente due famiglie.

Una (quella del 71enne R.A.) legittima assegnataria dell’alloggio dal 7 luglio 1993. E l’altra (quella della 34enne M.G.) occupante abusiva dello stesso appartamento a partire dal 3 marzo, ossia poco più di un mese fa.

Ma questa “sovrapposizione” non è il frutto una pacifica coabitazione, bensì l’esito (fino a prova contraria) della consumazione di  almeno un paio di reati penali (violazione di domicilio ed appropriazione indebita) su cui, finora, chi rappresenta lo Stato, dalle forze dell’ordine al Municipio, pur essendo a conoscenza della situazione, non è intervenuto in modo risolutivo.

“Colpevole” di tutto ciò è il precario stato di salute del legittimo assegnatario di quell’alloggio.

R.A., infatti, insieme con la moglie, periodicamente è obbligato a trasferirsi a casa di una figlia infermiera per ricevere assistenza a causa della sua grave malattia, che lo ha reso invalido al 100%.

Una necessità di cui, prontamente, qualcuno  che ne era a conoscenza, ha deciso di approfittare col cinismo tipico di chi non ha nulla da perdere ed  è pronto a calpestare tutto e tutti.

Nel pomeriggio del 3 marzo, infatti, a casa della figlia di R.A. (dove lui, per l’appunto, era ospite) arriva una telefonata in cui una voce anonima femminile informa del fatto che l’alloggio del 71enne è stato appena occupato abusivamente.

L’anziano (immaginate in che stato psicologico!)  torna in fretta e furia a casa sua e, sull’uscio, trova l’indicibile.

Basti pensare che, per consentire l’apertura di un varco utile ad entrare nell’alloggio, qualcuno aveva pensato bene di utilizzare i mezzi di una vera e propria “banda del buco” e sfondare il muro di fianco alla porta d’ingresso.

Ovviamente, il rumore dell’operazione è stato tale da passare inosservato e insospettato solo  grazie all’omertà dei residenti nel palazzo.

Un comportamento, quest’ultimo, sicuramente originato da una circostanza ancora più clamorosa.

All’interno della casa occupata (e messa a soqquadro per “sostituire” la “roba vecchia” con la “nuova”…) ci sono infatti la 34enne M.G. ed i suoi giovanissimi quattro figli.

Ma M.G. non arriva da Marte…bensì è la figlia della vicina di casa della vittima di questo sopruso.

Dal 24 febbraio, infatti (proveniente da Quarto) M.G. risultava ufficialmente residente nell’abitazione della mamma, che si trova sullo stesso pianerottolo in cui c’è l’alloggio che la figlia ha poi occupato abusivamente dopo appena 7 giorni dal suo arrivo: e già basterebbe questo non secondario indizio temporale per sospettare che il “piano” fosse stato congegnato da tempo e nei minimi particolari.

R.A., nel frattempo, sporge denuncia ai carabinieri e alla polizia.

Ma non ottiene che sterili sopralluoghi in cui ci si limita alla constatazione dell’avvenuta occupazione abusiva senza  alcun provvedimento che consenta al legittimo assegnatario di tornare in possesso della sua casa. Ovviamente, l’anziano informa della situazione anche il “padrone di casa”, ossia il Comune, tramite la direzione dell’ufficio Patrimonio. Ricevendo promesse di intervento che, ad oggi, ad oltre un mese dal “misfatto”, non hanno sortito alcun provvedimento concreto.

Due le cose ancora più incredibili di questa vicenda.

Primo: l’occupante abusiva ha ottenuto dal Comune la residenza ufficiale in una casa sottratta ad un legittimo assegnatario!

Secondo:  nella casa occupata abusivamente, il legittimo assegnatario ha tentato almeno di interrompere la fornitura di energia elettrica chiedendo all’Enel il distacco della fornitura.

Ma, dopo qualche giorno, l’Enel gli ha risposto che non era possibile procedere all’operazione in quanto quella fornitura era nel frattempo passata sotto la gestione di un’altra azienda concorrente ed intestata ad un’altra persona.

Per la cronaca, la persona a cui è intestato il contatore adesso è il papà dell’occupante abusiva: morto il 28 aprile 2006!

Di fronte a tutto ciò e all’immobilismo (nella migliore delle ipotesi…) di chi dovrebbe tutelarne i diritti, R.A. ha deciso di rivolgersi ad un avvocato.

E voi capirete bene che, aprendo un contenzioso legale su una vicenda del genere, il “pentolone” da scoperchiare potrebbe contenere “pietanze” molto fetide a vari livelli.

Basti pensare, che anche nel caso-limite in cui fosse dimostrato o dimostrabile che R.A. in quella casa non ci ha mai abitato,  non è che vale la “legge della giungla” per cui il primo che passa ne diventa padrone, ma ci sono delle regole da rispettare, come la revoca dell’assegnazione e la riconsegna delle chiavi al Municipio per l’assegnazione alla prima famiglia che si trova collocata utilmente in una graduatoria di senzatetto.

Regole che deve far rispettare il Comune.

Attraverso il famigerato “ripristino della legalità” di cui tanto si riempie la bocca il nostro caro Sindaco.

Figliolia, prima di passare un guaio come Capo di un’Amministrazione che consente reati del genere o la loro perpetrazione nel tempo, adesso ci dimostrerà sicuramente con i fatti come si ripristina la legalità in quell’alloggio.

Almeno lo speriamo per lui e per i suoi sottoposti.

 

(la foto grande in alto è di repertorio e non inerente l’argomento trattato)