Abitare nella stessa casa di un malato di coronavirus e non poter sapere se si è stati contagiati. Un incubo che stanno vivendo un 40enne e la sua mamma nella loro casa di Arco Felice.

A raccontarci la paradossale situazione è A.L., ex ormeggiatore, attualmente disoccupato, che sta trascorrendo giorni di autentica angoscia, nell’assoluta impossibilità di fare qualcosa per alleviarla.

“Mio fratello, purtroppo  ha contratto il COVID-19 – ci racconta A.L – ha cominciato a sentirsi poco bene nel fine settimana ed è risultato positivo al tampone. Anche la sua compagna, che però risiede a Napoli, è positiva e mi risulta che lo siano pure i due figli di lei. E io sto impazzendo. Perché, anche se dormendo in stanze separate, anche se  mangiando in orari diversi e con la massima attenzione a tutte le regole igienico-sanitarie, io, lui e mamma viviamo insieme sotto lo stesso tetto. E io esigo di sapere se anche io e mamma siamo stati contagiati dal coronavirus. Lo devo a tutte le persone che conosco e che ho frequentato in questi ultimi tempi. Purtroppo però – prosegue A.L. – il mio medico di base mi ha detto che, a parte la quarantena in casa, se non avvertiamo malesseri particolari, non possiamo essere sottoposti al tampone. Insomma, siamo a stretto contatto con un contagiato e, siccome per fortuna non abbiamo né febbre e né tosse, non possiamo sapere se siamo infetti e contagiosi anche noi. E’ incredibile!”.

Ieri sera, tra l’altro, A.L., è stato addirittura vittima di un episodio molto spiacevole. “Qualcuno che probabilmente ha accesso agli archivi anagrafici del Comune – ci spiega – ha diffuso sui social la mia foto e le mie generalità complete sostenendo che io fossi ricercato dalle forze dell’ordine perché scappato dalla quarantena in quanto contagiato dal coronavirus e che dovessi essere segnalato qualora qualcuno mi avesse avvistato in giro. Tutto falso, ovviamente. E altrettanto ovviamente, sporgerò denuncia alla polizia postale affinché sia identificato e punito il responsabile di questo gravissimo atto di sciacallaggio e violazione di privacy nei miei confronti. In realtà, io ieri ero solo fermo in macchina sotto la mia abitazione perché volevo stare il meno possibile dentro casa, così come oggi sto fuori in giardino per lo stesso motivo. Appena mi hanno girato questo messaggio che stava circolando, sono stato io a telefonare ai carabinieri, preannunciando che mi sarei tutelato legalmente. I militari, che nel frattempo qualcuno aveva allertato e che sono venuto a controllare cosa stessi facendo fermo in macchina,  mi hanno detto che ho ragione ma che, nel frattempo, dovevo uscire dalla mia auto, rientrare in casa e seguire le indicazioni del medico, altrimenti sarei incorso in un reato penale”.

Una vicenda davvero surreale, che speriamo si risolva presto e bene, ma soprattutto adottando quel buon senso che, in casi eccezionali, a nostro parere, dovrebbe andare oltre i protocolli ufficiali.