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Arriva il prestito per anticipare la pensione?

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

La questione era uscita dai radar. Ma presto potrebbe tornare di attualità. Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini, sta lavorando ad una «manutenzione» della riforma delle pensioni per introdurre degli elementi di flessibilità sia per i lavoratori che vogliono lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti attuali, ma anche per le imprese che potrebbero avere la necessità di ringiovanire il proprio personale. Lo schema è quello del cosiddetto «prestito pensionistico», un’ipotesi che già era circolata e di cui si era parlato nei mesi scorsi. Funzionerebbe più meno così: supponiamo che ad un lavoratore manchino due anni alla pensione. Con le regole attuali, non potrebbe fare altro che attendere. Con il meccanismo al quale sta lavorando Giovannini, invece, potrebbe lasciare anticipatamente il lavoro. Non andrebbe in quiescenza, ma incasserebbe un assegno pari ad una certa percentuale del suo stipendio (per esempio l’80%) pagato dall’Inps eventualmente con il contributo della stessa azienda. Dal momento in cui, soddisfatte le condizioni per il pensionamento, si incomincia a percepire l’assegno previdenziale, quest’ultimo verrebbe decurtato di una cifra (che secondo le ipotesi circolate potrebbe oscillare tra il 10 e il 15%) per poter restituire i soldi ottenuti in prestito nei due anni precedenti.

«Il meccanismo al quale stiamo lavorando», ha di recente spiegato a Il Messaggero il ministro Giovannini, «prevede anche il coinvolgimento da parte delle imprese oltre che del lavoratore e dello Stato. È un’operazione anche finanziariamente difficile da disegnare».

Il prestito pensionistico dovrebbe valere soltanto per i lavoratori del settore privato e sarebbe, comunque, un meccanismo volontario.

Il principale ostacolo, come sempre accade quando si parla di pensioni, sono i costi per le casse pubbliche di un sistema del genere.

Costi che, ha puntualizzato Giovannini, «possono essere molto alti».

Per questo si stanno facendo delle simulazioni insieme al Ministero dell’Economia e alla Ragioneria Generale dello Stato. Molto dipende dal numero di lavoratori e dal numero di imprese eventualmente interessate ad attivare il  prestito. Se, per esempio, il mondo imprenditoriale non fosse propenso ad utilizzare il sistema, tutti i costi si scaricherebbero sui lavoratori e sull’ente previdenziale e dunque il meccanismo potrebbe diventare difficilmente sostenibile.

Anche per questo, non appena il lavoro tecnico di Giovannini sarà terminato, il risultato sarà illustrato alle parti sociali, a cominciare dalla Confindustria, per sondare l’interesse delle imprese.

«Già oggi», ha precisato Giovannini, «c’è un meccanismo che attraverso accordi sindacali permette la quiescenza anticipata con pagamento da parte dell’azienda di una quota consistente del gap pensionistico, è stato impiegato dalle grandi aziende, mentre non è utilizzabile dalle piccole. Anche queste ultime», ha aggiunto il Ministro, «potrebbero avere l’interesse a dare uno scivolo ai lavoratori, soprattutto in quei comparti dove l’età avanzata può addirittura comportare rischi per il tipo di attività svolta».

Il prestito pensionistico, inoltre, sarebbe alternativo all’altra ipotesi di cui pure si era discusso, ossia la cosiddetta staffetta generazionale.

In questo caso i lavoratori più anziani vedrebbero trasformati i loro contratti in part time con una contribuzione figurativa a carico dello Stato in modo da non incidere sul futuro assegno pensionistico, dando così la possibilità alle imprese comunque di far entrare giovani nel mercato del lavoro.

In confronto alla staffetta, la misura di cui si tratta avrebbe anche un altro vantaggio, non secondario, quello di essere una opportunità in grado di dare una risposta più strutturale anche al problema degli esodati, fino ad ora affrontato con interventi poco incisivi, l’ultimo in finanziaria con la salvaguardia di altri 33 mila lavoratori.

 

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