a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

 E’ da oggi disponibile con cadenza mensile sul sito dell’Inail l’insieme di ‘open data’ – per singolo caso – relativo alle denunce degli infortuni sul lavoro. I dati mensili arricchiscono il ‘modello di lettura’ del fenomeno infortunistico, già applicato ai dati delle serie storiche degli anni conclusi. Come per gli ‘annuali’, i dati mensili sono disponibili nei formati richiesti per ‘i siti web della pubblica amministrazione’ (csv, xml e rdf), corredati da una nota metodologica e dall’insieme delle tabelle di sintesi, che consentono il confronto con gli andamenti di periodo dell’anno precedente. Anche per questo nuovo insieme di dati la collaborazione con gli utenti-utilizzatori è fondamentale per migliorare il servizio di pubblicazione, e creare una rete di ‘cultori del tema’. “Con la pubblicazione dei dati mensili sulle denunce degli infortuni sul lavoro -ha dichiarato il presidente dell’Inail, Massimo De Felice- si conclude la prima fase del progetto open data, documentato nel primo Quaderno di ricerca dell’Inail. Il piano di attività continua con l’analisi dei dati sulle malattie professionali, che saranno resi disponibili entro l’estate e con la valutazione del valore economico di premi e prestazioni. Stiamo lavorando -prosegue De Felice- a un progetto che ha per l’Inail grande rilevanza politica e strategica: dati analitici e di qualità, filtrati con un ‘modello di lettura’, sono strumento essenziale per comprendere i fenomeni, per calibrare le azioni di prevenzione e giudicarne l’esito”.

In occasione della Festa della donna dell’8 marzo, l’Inail ha tracciato un quadro statistico del fenomeno infortunistico al femminile: nel quinquennio 2008-2012 gli infortuni delle lavoratrici in Italia sono diminuiti del 12,8%, passando da 250.759 a 218.701. Nello stesso arco di tempo, però, l’incidenza dei casi che hanno coinvolto le donne, rispetto al totale degli incidenti, è aumentata di quasi cinque punti percentuali, passando dal 28,6% al 33,3%, a fronte di un aumento dell’occupazione femminile pari all’1,3%.

Lucibello: “Necessari interventi mirati in un’ottica di genere”. “Come emerge dai dati dell’Inail, il calo degli infortuni che interessano le lavoratrici non è sensibile come quello che riguarda gli uomini – ha sottolineato il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello – È, quindi, necessario alzare il livello di attenzione, favorendo la collaborazione coordinata con tutti gli attori del sistema e tenendo in considerazione le caratteristiche peculiari degli infortuni al femminile, che richiedono interventi mirati in un’ottica di genere. È evidente, infatti, che esistono differenze tra uomini e donne che influiscono sulla loro salute e sicurezza al lavoro e, in tale contesto, l’adozione di un approccio ‘neutro’ contribuisce al perdurare di lacune sul piano delle conoscenze e al rischio della promozione di interventi di prevenzione meno efficaci”. “Le diversità legate al genere sono tra gli elementi più significativi di cui tenere conto nel processo di prevenzione e di valutazione dei rischi – ha osservato, ancora, Lucibello – Bisogna, dunque, continuare ad adoperarsi affinché i principi sanciti per legge diventino, sempre di più, bagaglio culturale e iniziative concrete e, in tal senso, l’Inail è impegnato più che mai nella promozione di nuove misure a tutela di tutti i lavoratori, uomini e donne, che siano rispettose di questo approccio”.

Il tasso di occupazione in aumento. Nel 2012 in Italia le lavoratrici sono aumentate di 110mila unità rispetto al 2011, sfiorando i 9,5 milioni. Oltre alle occupate, è aumentato il numero delle donne disposte a lavorare, cresciuto dal 16,5% fino a circa il 24%. Questo incremento si deve a tre componenti: il rialzo delle lavoratrici straniere, salite di 76mila unità (+7,9%), le 148mila ultracinquantenni che per effetto della riforma delle pensioni sono rimaste nel loro posto di lavoro (+6,8%) e l’ascesa del numero delle donne indotte dalla crisi economica a entrare sul mercato del lavoro per compensare la perdita delle entrate maschili. Nonostante l’ampliamento dell’occupazione femminile dovuto all’insieme di questi fenomeni, nel nostro Paese la quota di donne occupate sul totale della popolazione, pari al 47,1%, rimane però molto inferiore a quella dell’Unione europea (58,6%).

La flessione delle denunce molto più contenuta rispetto agli uomini. In uno scenario caratterizzato da un ridimensionamento complessivo degli infortuni (-25% nel quinquennio), i dati dell’Inail mostrano importanti differenze di genere. Il decremento del 12,8% riscontrato tra le donne tra il 2008 e il 2012, infatti, è molto più contenuto rispetto a quello rilevato tra gli uomini nel medesimo lasso di tempo (-29,9%). Lo stesso vale se si restringe l’analisi all’ultimo biennio preso in considerazione: tra il 2011 e il 2012, infatti, l’abbassamento degli infortuni tra i lavoratori e le lavoratrici è stato pari, rispettivamente, all’11,2% e al 5,7%.

Il fenomeno concentrato nelle attività dei servizi. Nel corso del 2012 la maggiore quota di infortuni femminili (84% contro il 45% dei maschi) è stata nelle attività dei servizi, compresi i dipendenti statali. Nell’industria, viceversa, sono avvenuti il 12% degli incidenti delle donne e il 47% di quelli degli uomini, mentre in agricoltura sono avvenuti il 4% degli infortuni delle lavoratrici e l’8% di quelli dei lavoratori. La graduatoria dei settori di attività economica con maggiore incidenza infortunistica femminile vede al primo posto il personale domestico (88,9%), seguito da sanità e servizi sociali (73,6%) e dal confezionamento di articoli di abbigliamento (71,9%). Nei comparti più rischiosi dell’industria, invece, l’analogo dato scende al 2,4% nelle costruzioni e al 2,9% nella metallurgia.

In itinere oltre la metà delle vittime. Un’altra evidente differenza di genere è quella che affiora dall’analisi degli infortuni in itinere, avvenuti cioè nel percorso tra la casa e il lavoro. Anche se i 76.751 casi del 2012 in termini assoluti si dividono quasi equamente tra i sessi, assumono una rilevanza molto più marcata per le donne. Tra le lavoratrici, infatti, una denuncia su sei riguarda proprio gli infortuni avvenuti in itinere, mentre tra gli uomini il medesimo rapporto si dilata a una su 12. Questo scarto è ancora più marcato se si prendono in considerazione gli infortuni mortali. Quelli delle donne nel 2012 sono stati 66, 20 in meno in confronto al 2008 (-23,3%), e in più di un caso su due sono avvenuti in itinere. Tra gli uomini, invece, le morti causate da incidenti avvenuti nel tragitto tra l’abitazione e il posto di lavoro sono una su cinque.

Più colpita la fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Tra le donne, la fascia di età più colpita nel 2012 in valore assoluto risulta essere quella tra i 35 e i 49 anni con 96.448 casi, pari al 44% di tutti gli infortuni al femminile. All’interno di questa fascia di età, gli infortuni delle lavoratrici costituiscono il 33,6% del totale, mentre la quota femminile più elevata è quella rilevata nella fascia compresa tra i 50 e i 64 anni, in cui gli infortuni delle lavoratrici sono stati 64.703, pari al 38,9% del totale.

Al Nord il 60% dei casi. Dall’analisi della distribuzione degli infortuni a livello territoriale si rileva che quelli femminili sono concentrati soprattutto al Nord (60%), seguito dal Centro (22%) e dal Mezzogiorno (18%), con percentuali simili anche per i casi mortali. Il calo infortunistico registrato nel 2012 è stato maggiore rispetto alla media nazionale del 5,7% nel Mezzogiorno (-7,6%) e al Centro (-7,4%), mentre nel Nord Est e nel Nord Ovest si è fermato, rispettivamente, al 5,3% e al 3,7%.

La Romania primo Paese di origine delle straniere infortunate. Gli infortuni sul lavoro che nel 2012 hanno coinvolto le lavoratrici straniere sono stati 28.786, pari al 13,1% del totale, con Romania (5.332 casi), Marocco (2.188) e Albania (1.936) ai primi tre posti tra le nazioni di nascita delle donne infortunate. Gli stessi tre Paesi sono nelle prime tre posizioni anche concentrando l’attenzione soltanto sugli eventi mortali, che sono stati 11 sui 66 complessivi (17%).

La principale sede della lesione è la mano. La sede della lesione più interessata dagli infortuni indennizzati occorsi in occasione di lavoro resta la mano, anche se per le donne presenta un’incidenza inferiore in confronto agli uomini (20% contro 28%), dovuta al maggiore peso assunto dalle altre sedi principali, come la colonna vertebrale (13% contro 10%), la caviglia (11% contro 7%) e il ginocchio (10% contro 8%). Come per gli uomini, le nature delle lesioni più rilevanti risultano essere contusione e lussazione, con pesi relativi maggiori per le donne (rispettivamente 36% contro 28% e 30% contro 24%).

Malattie professionali: dal 2008 incremento del 77%. Le quasi 14mila denunce di malattia professionale presentate dalle lavoratrici nel corso del 2012 equivalgono al 29,9% del totale, un valore che non si discosta molto dall’incidenza femminile sul fenomeno infortunistico e che, come nel caso degli infortuni, risulta costantemente in progresso nell’ultimo quinquennio osservato. A differenza degli infortuni, che anche nel 2012 hanno confermato in termini assoluti il trend decrescente degli ultimi anni, le tecnopatie denunciate dalle donne nel quinquennio 2008-2012 sono però risultate in rialzo del 77% (da 7.793 a 13.795 casi), segnando una flessione del 2,3% solo rispetto al 2011, quando le denunce erano state 14.120. Nella lettura di questi dati, però, vanno tenute in considerazione le iniziative promosse negli ultimi anni per favorire l’emersione delle cosiddette malattie “perdute” e attenuare il fenomeno di sottodenuncia, dovuto sia ai lunghi periodi di latenza di alcune patologie sia alla difficoltà di dimostrarne il nesso causale con l’attività lavorativa.

Netta prevalenza delle patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee. Il raffronto di genere sul tipo di malattia denunciata rivela che anche nel 2012, per entrambi i sessi, a colpire i lavoratori sono state principalmente le malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee – in particolare le affezioni dei dischi intervertebrali, le tendiniti e le sindromi del tunnel carpale – ma con una notevole differenza tra uomini e donne: se queste patologie rappresentano il 61% delle denunce maschili, infatti, l’analoga percentuale sfiora l’87% tra le donne.