Auto elettriche bye bye, ecco finalmente il motore ad acqua | SVOLTA EPOCALE: un pieno costerà due lire
Auto elettrica - Pexels - pozzuoli21.it
Auto elettriche addio? Un motore ad acqua annuncia una svolta epocale, con un pieno che potrebbe davvero costare due lire
Negli ultimi anni ci siamo abituati all’idea che il futuro sarà fatto solo di auto elettriche, ricariche alla colonnina e batterie sempre più grandi.
Eppure, mentre l’Europa discute sullo stop ai motori a benzina e diesel dal 2035 e le immatricolazioni di elettriche segnano un brusco calo – con un crollo del 36% in un solo mese – qualcuno lavora a un’alternativa capace di rimettere tutto in discussione. Un motore piccolissimo, leggero, diverso da qualunque cosa si sia vista finora.
Si parla di una tecnologia che promette di essere più economica, più semplice da costruire e da mantenere, e soprattutto quasi priva di emissioni. Un propulsore pensato per alimentare direttamente l’energia di bordo, riducendo il ruolo delle batterie e il loro peso.
L’immagine che circola è quella di un “motore ad acqua” capace di far dire addio alle auto elettriche tradizionali e di trasformare il concetto stesso di “pieno”, rendendolo così economico da sembrare davvero “due lire”. Ma che cosa c’è davvero dietro questa definizione così suggestiva?
Il motore ad acqua che in realtà brucia idrogeno
Dietro l’etichetta di motore ad acqua c’è in realtà un motore a combustione alimentato a idrogeno, sviluppato dall’azienda israeliana Aquarius Engines. Non parliamo di un classico propulsore con centinaia di pezzi, ma di un progetto estremamente essenziale: un motore lineare con un solo pistone che scorre avanti e indietro lungo un unico asse. L’idrogeno viene iniettato alternativamente sui due lati del cilindro, l’esplosione controllata muove il pistone e, a ogni estremità del suo percorso, questo dialoga con bobine magnetiche che producono elettricità da inviare al veicolo.
La vera rivoluzione sta nell’architettura: rispetto alle centinaia di parti di un normale motore endotermico, quello di Aquarius utilizza solo venti componenti fissi e pesa intorno ai dieci chili. Meno elementi significa costi di produzione inferiori, meno guasti possibili, manutenzione semplificata. Il tutto con una potenza dichiarata di 16 kW, già sufficiente come generatore di bordo per ricaricare le batterie, e una versione futura da 80 kW in sviluppo. E qui entra in gioco l’acqua: la combustione dell’idrogeno non produce fumi tossici, ma soltanto vapore acqueo, da cui nasce l’immagine del “motore che va ad acqua”.

Pieno da “due lire” e auto elettriche da ripensare
Se un motore del genere dovesse arrivare davvero in produzione, l’effetto sul mercato potrebbe essere enorme. Un propulsore così leggero e semplice può funzionare come generatore a bordo, permettendo di ridurre dimensioni e capacità delle batterie, oggi una delle voci di costo più pesanti nelle auto elettriche. Meno batteria significa vetture più leggere, meno materie prime da estrarre e soprattutto un prezzo finale più basso per chi compra. È qui che l’idea di un “pieno che costa due lire” smette di sembrare solo uno slogan e diventa la sintesi di un sistema complessivamente più economico da produrre e da usare.
Naturalmente siamo ancora nella fase di prototipo, con test già effettuati – anche da società indipendenti specializzate – ma senza una data concreta per lo sbarco su larga scala. Eppure il messaggio che arriva è chiaro: in un momento in cui le auto elettriche mostrano limiti di costo, autonomia e infrastrutture di ricarica, un motore a idrogeno così compatto, non inquinante e pensato per lavorare insieme a batterie più piccole potrebbe rappresentare la vera svolta epocale. Più che un addio immediato alle elettriche, potrebbe essere l’inizio di una nuova generazione di veicoli in cui il classico “pieno” torna centrale, ma con un’anima pulita, fatta di idrogeno e vapore acqueo, e con costi che – almeno nelle promesse – mirano davvero a sembrare quelli di un tempo, quando tutto costava “due lire”.
