Una foto di gruppo dei giovani soci della "Lucrino srl", vincitrice del ricorso contro il Comune per il lotto 1 del lungomare "Pertini"




Sono illegittimi tutti gli atti dell’Amministrazione che hanno portato all’aggiudicazione definitiva della concessione per nove anni di un tratto del lungomare “Pertini”.

Lo ha stabilito, con una sentenza pubblicata stamattina, la settima sezione del Tar di Napoli (presidente: Michelangelo Maria Liguori; primo referendario: Valeria Ianniello; estensore: Cesira Casalanguida), che ha annullato i provvedimenti assunti dal Comune nel corso degli ultimi quattro anni in relazione all’assegnazione del lotto 1 di quell’arenile in favore della società cooperativa “Colomba”.

Un  verdetto di 14 pagine (CLICCA QUI PER LEGGERLO INTEGRALMENTE) con motivazioni da brividi, che condanna il Municipio a consegnare quell’area alla seconda classificata nel bando (la “Lucrino s.r.l” della famiglia Nasti) e a pagare anche le spese legali e di giustizia all’avvocato Giovanni Basile, che ha patrocinato il ricorso della società riconosciuta poi lesa nei propri diritti.

I magistrati hanno letteralmente demolito quasi tutto il lavoro della commissione giudicatrice del bando (composta dall’ex segretario generale Matteo Sperandeodall’ex dirigente Monica Tommaselli e dal funzionario – attualmente in pensione – Franco Alberto De Simone): alla “Colomba”, in violazione di ben due articoli del regolamento di gara, era stato infatti concesso non solo di non essere esclusa immediatamente dalla competizione nonostante avesse presentato un’offerta tecnica che non garantiva almeno il 20% di area da destinare a spiaggia libera attrezzata, ma è stato anche consentito di poter modificare e ripresentare un nuovo progetto (in sostituzione di quello che si sarebbe dovuto bocciare subito!), dopo aver ricevuto il parere negativo della Soprintendenza, che aveva giudicato l’elaborato tecnico “invasivo e poco adeguato al contesto, alterando sensibilmente la linea di costa e lo specchio d’acqua antistante il lungomare Pertini”.

Un papocchio incredibile, che ha dimostrato, nella migliore delle ipotesi, l’inquietante superficialità con cui si assumono determinate decisioni nelle “stanze dei bottoni” dell’Ente di Toiano.

Provvedimenti che, nel caso specifico, hanno attentato alla libera concorrenza tra imprese, causando un danno non solo a chi già dal 2016 avrebbe potuto godere dei frutti dei propri investimenti ma anche alla collettività nel non poter fruire, per la quinta estate consecutiva (a meno di ulteriori ricorsi al Consiglio di Stato), di uno stabilimento balneare degno di questo nome.