Un esposto in Procura e una manifestazione di protesta.

Sono questi i passi che stanno per compiere i diportisti non più liberi di poter accedere alle loro barche ormeggiate nella darsena a causa dei lavori di riqualificazione dell’area.

Della surreale situazione in atto nel “Valjone” vi abbiamo già  raccontato lunedì.

Adesso però a parlare è una cospicua  parte di coloro che stanno vivendo un vero e proprio incubo.

A rappresentarli è Francesco Cavaliere, presidente dell’associazione “Amici del Mare San Procolo”, il sodalizio cui è intestata la concessione demaniale regionale rilasciata nel 2015 di cui, per l’ormeggio a rotazione di circa  30 natanti in quello specchio d’acqua, fruiscono anche le consorziate “Circolo Nautico Nettuno” (presidente Francesco Costigliola) e  la “Pesca Sportiva Dilettantistica Pozzuoli” (presidente Napoleone Del Sole).

Francesco Cavaliere, presidente dell’associazione “Amici del Mare San Procolo”

“L’Amministrazione Comunale ci ha preso in giro e vi spiego perché – esordisce Cavaliere Quando venimmo a conoscenza della necessità di questi lavori, chiedemmo ed ottenemmo un appuntamento con l’assessore ai lavori pubblici Aulitto. Era il 15 giugno e all’incontro erano presenti anche il vicesindaco Zabatta e il signor Pasquale Orefice, in rappresentanza della Darsena, l’altra associazione titolare di una concessione demaniale per l’ormeggio nella stessa area. In quella occasione, visto che non si conosceva ancora la data precisa di avvio dei lavori, chiedemmo  la cortesia di essere riconvocati in tempo utile per poter studiare una soluzione che non creasse problemi né al cantiere né a noi diportisti. Risultato? Il 3 settembre la ditta appaltatrice dei lavori monta le recinzioni per delimitare il cantiere e a noi viene di fatto impedito di accedere liberamente alle nostre barche. Indignati e avviliti, insieme con Attilio Di Paolo, presidente dell’associazione Darsena, riusciamo ad ottenere un altro appuntamento, tre giorni fa, col sindaco Figliolia. Pensavamo di trovare anche l’assessore Aulitto, che aveva preso un impegno verbale con noi durante l’incontro del 15 giugno. Ma Aulitto non c’era. Tuttavia era presente il vicesindaco Zabatta, che ha gentilmente organizzato l’incontro con il Sindaco, al quale, su nostra specifica sollecitazione, ha potuto confermare come erano andate le cose nella riunione con Aulitto di circa tre mesi prima. Con Figliolia purtroppo non c’è stato nessun tipo di dialogo. Ci ha detto chiaro e tondo che il problema che stiamo vivendo non è di sua competenza, che non sa se e quando potrà aiutarci a risolverlo e che comunque noi da lì ce ne dovremo andare perché nella darsena il Comune ha intenzione di far ormeggiare solo i pescatori e a breve verrà cambiata la destinazione d’uso dell’area. Insomma, nei nostri confronti abbiamo riscontrato chiusura totale da parte del Sindaco. Io non so cosa abbiamo fatto di male sia a lui sia a chi lo sostiene in maggioranza – prosegue il presidente dell’associazione Amici del Mare San Procolo – So soltanto che il Sindaco di Pozzuoli, a parole, quattro anni fa, ha avallato con entusiasmo un nostro progetto per la realizzazione di un ormeggio ad Arco Felice, sul demanio comunale (nella foto a sinistra, n.d.r.), e di questo progetto non abbiamo saputo più niente dopo aver speso 20mila euro tra saggi archeologici e varie incombenze burocratiche. E so che, dopo tre anni di attesa, la commissione del paesaggio ci ha bocciato il progetto di un pontile nella darsena, lo abbiamo ripresentato con le prescrizioni che ci sono state indicate per renderlo galleggiante e da circa otto mesi non si sblocca nemmeno questa pratica. Ora non possiamo nemmeno più prendere le nostre barche a causa dell’inizio di questi lavori. Chi lo fa rischia di essere denunciato e anche di farsi male, visto che per accedere allo specchio d’acqua o te la fai a nuoto su un fondale basso e pieno di ostacoli pericolosi oppure devi saltare su altre imbarcazioni. Io, in particolare, rischio di passare più guai di tutti se succede qualcosa di brutto, visto che rispondo davanti alla legge di tutte le eventuali violazioni che dovessero essere riscontrate nell’ambito della concessione rilasciata all’associazione che presiedo e, di riflesso, a tutti i miei associati e consorziati.  Di fatto, non possiamo fruire di questa concessione e non possiamo nemmeno difendere i nostri natanti in caso di emergenza. Ci viene impedito, per chissà quanto tempo, di godere di beni di nostra proprietà per i quali c’è chi ha speso anche 15mila euro. Siamo legati mani e piedi. E’ una cosa mostruosa. Non ci resta che rivolgerci alla magistratura e organizzare una protesta sul posto – conclude Cavaliere –  A questo punto, ognuno si assuma le proprie responsabilità davanti alla giustizia. Ne va della nostra dignità di cittadini che fanno fino in fondo il proprio dovere e hanno il sacrosanto diritto di non essere vessati dalle istituzioni, a cominciare da chi, mostrando certi atteggiamenti, evidentemente pensa di esserne il padrone.

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