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Bidoni puzzolenti: nell’appalto non c’è il lavaggio!

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Chiunque in famiglia abbia l’ingrato compito di sversare i rifiuti umidi ed aprire il bidone condominiale per la raccolta differenziata dell’organico, sa bene di dover affrontare, in quei pochissimi secondi, una delle esperienze più stomachevoli  che la vita possa riservare ad un essere umano.

Questi contenitori di colore marrone emanano infatti una puzza nauseabonda.

Un tanfo perenne, senza soluzione di continuità, che toglie il respiro e sembra “appiccicato” alle pareti di questi carrellati.

Avete mai provato a chiedervi chi  sia il colpevole di questo schifo?

Certamente, a contribuire all’aumento del fetore sono quei cittadini incivili che non rispettano il calendario di deposito di questo tipo di immondizia (che va sversata soltanto nelle sere di domenica, martedì e giovedì) lasciandola “fermentare” nel bidone anche per 48 ore (col caldo estivo che fa il resto!), oppure coloro che non sanno (o non vogliono) chiuderla per bene negli appositi sacchetti distribuiti dal Comune.

Ma, al di là di questi balordi comportamenti, il problema principale è quello  che in pochi conoscono e che ricade sotto la diretta responsabilità del Municipio.

Questi bidoni, infatti, dal giorno della loro comparsa sul territorio per la raccolta porta a porta, non sono stati mai lavati nè sanificati.

Sembra incredibile, ma è proprio così.

La conferma arriva proprio dall’ufficio comunale preposto all’igiene urbana.

Ad essere sottoposti a lavaggio periodico sono soltanto i contenitori destinati alle attività di ristorazione, mentre quelli in uso alle famiglie non usufruiscono di questo “beneficio”.

A stabilire questa “discriminazione” è proprio il capitolato d’appalto del servizio, che non contempla la pulizia dei bidoncini per la raccolta dei rifiuti organici condominiali, operazione invece che a quanto pare è prevista nel prossimo bando da 48 milioni di euro per sei anni di prelievo, trasporto e smaltimento dell’immondizia.

Dal Comune fanno sapere che la mancata pulizia dei bidoncini condominiali per l’umido “fa risparmiare all’Ente circa 100mila euro al mese, soldi che se fossero stati spesi avrebbero fatto aumentare alle stelle il costo della Tares per i cittadini”.

Sempre dal Municipio spiegano che, con l’utilizzo di bustoni più consistenti per la raccolta dell’umido nei bidoncini, non si dovrebbe correre più il rischio di mefitiche esalazioni causate dal contatto tra i sacchetti contenenti il rifiuto organico e le pareti interne del carrellato.

E, ancora, sottolineano di aver chiesto alla “De Vizia” di procedere con il lavaggio di questi carrellati almeno nella stagione estiva.

Da fonti molto attendibili, risulta però che questo lavaggio estivo non sia mai avvenuto (e d’altronde, non si capirebbe per quale motivo il concessionario del servizio dovrebbe effettuarlo se non è previsto nell’appalto e non viene pagato per questa mansione).

Tanto è vero che, per ovviare al problema (soprattutto nei casi non rari in cui manca il bustone interno al contenitore, o perché non è stato inserito dopo il prelievo o perché qualcuno l’ha addirittura rubato…), ci sono cittadini che provvedono autonomamente a lavare questi bidoni con acqua, detersivo e disinfettante subito dopo il loro svuotamento.

Operazione “fai-da-te” che sarebbe assolutamente vietata, visto che, per sanificare materiale del genere, occorrono sostanze specifiche ben precise e soprattutto uno smaltimento a norma di legge del refluo prodotto da questo intervento.

La domanda sorge spontanea: non è che questo “risparmio sulla Tares” per il mancato lavaggio dei bidoncini condominiali, rischia di crearci problemi di salute pubblica, visto che, per depositare l’organico, questi contenitori dobbiamo aprirli e quindi obbligatoriamente toccarli?

Per l’Asl è tutto in regola?

E per il Sindaco, massima autorità sanitaria locale?

Si attendono volentieri risposte che possano fugare qualsiasi tipo di preoccupazione nei cittadini.

 

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