Il ristoratore Giuseppe Bruno

Da domenica ha detto basta interrompendo la sua attività di ristoratore. Una decisione sofferta ma inevitabile quella presa da Giuseppe Bruno, titolare di “Bobò”, che non ha retto ai nuovi orari stabiliti dal Governo nella speranza di limitare i contagi da Covid.

E, unico tra tutti i suoi colleghi puteolani, ha chiuso i battenti del suo nuovo locale di Arco Felice Vecchio.

“Non potevo più permettermi di lavorare in perdita – ci racconta – Con 12 dipendenti e un tipo di cucina che mi impedisce di congelare i cibi, le spese erano diventate insostenibili. Non faccio pizze, l’asporto e il delivery sono impensabili per i miei prodotti, la limitazione oraria alle 18 per il servizio ai tavoli è stata una mazzata mortale, quella definitiva dopo i mesi terribili che già stavamo vivendo da marzo. Fermarsi è stata una decisione obbligata. Almeno ho potuto salvare i miei collaboratori mettendoli in cassa integrazione”.

Ma i problemi non sono certo finiti qui.

“Già – prosegue Giuseppe – perché i guai adesso cominciano per me. Le tasse, i contributi, le utenze, il fitto del locale, sono tutte cose che bisogna comunque continuare a pagare fino all’ultimo centesimo. E anche le banche con le quali mi sono esposto ovviamente rivogliono indietro i soldi che mi hanno prestato per poter realizzare il locale. Ho ingenti debiti da saldare come capita a qualsiasi imprenditore che intraprende una nuova attività, con quel che ho sul conto potrò resistere due o al massimo tre mesi se voglio continuare a fare il mio dovere. Poi, quando avrò prosciugato anche i miei risparmi, cosa dovrò fare? Ammazzarmi? Impazzisco al solo pensiero che lo Stato, con i suoi provvedimenti, sta determinando la mia morte commerciale. Ma come si fa a non capire che siamo in guerra e quando scoppia una guerra si devono sospendere tutti i pagamenti? Come si fa a impedire alle persone di lavorare senza dare un minimo di alternativa? Invece di limitare gli orari di servizio ai tavoli, perché non si è stabilito di limitare la capienza dei ristoranti a seconda della loro ampiezza e consentire a tutti di poter lavorare in sicurezza? Ci vuole un minimo di buon senso quando si hanno responsabilità di governo. E non vorrei che qualcuno se ne rendesse conto troppo tardi…” .