Ventimila e cento euro di sanzione per aver violato le direttive di trasparenza in merito alla fatturazione dei consumi idrici.

E’ la cifra che il Comune di Pozzuoli è stato condannato a pagare dall’Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) in seguito ad alcune verifiche compiute sulla bollettazione emessa dal Municipio tra il 2013 ed il 2018 per la riscossione dei canoni relativi alle forniture di acqua potabile.

Sei le infrazioni contestate all’Ente locale: innanzitutto la tardiva applicazione degli incrementi tariffari (inizialmente di 0,05 centesimi a metro cubo e poi passati a 0,4 centesimi a metro cubo) stabiliti dall’Arera a partire dal 1° gennaio 2013 e che il Comune di Pozzuoli ha fatto pagare solo dalla bolletta di novembre 2017 (relativa al primo trimestre di quell’anno) inserendo in quella stessa bolletta il conguaglio di tutti gli importi relativi al periodo 2013-2016.

Conguaglio che, come l’Amministrazione ha tenuto però a chiarire, i cittadini hanno avuto la possibilità di rateizzare in 120 mensilità senza interessi.

Non solo: nelle bollette “incriminate”, il Municipio puteolano ha anche omesso di: indicare i consumi annui di ogni singolo contribuente; di indicare il numero minimo di tentativi di lettura annui da parte del Comune e il consumo medio annuo; di indicare in forma grafica la comparazione dei consumi per consentire all’utente di valutare le variazioni dei consumi giornalieri di acqua; di indicare, nel quadro di sintesi, le informazioni in merito agli impianti di depurazione;  di indicare le modalità con cui l’utente può ottenere informazioni in merito ai livelli di qualità garantiti dal gestore nel rispetto della normativa vigente, ai livelli di qualità raggiunti l’anno precedente e alla Carta dei servizi in vigore, ai livelli di qualità del servizio, alla qualità dell’acqua, alle condizioni contrattuali di fornitura e alle procedure di reclamo.

Un mezzo disastro, insomma, che però vede la sanzione ancora congelata in attesa che la giustizia si esprima in modo definitivo e inappellabile.

Sul contenzioso, infatti, dovrà dire la parola fine il Consiglio di Stato dopo che il Tar, in seguito ad un ricorso dell’Amministrazione Figliolia, aveva confermato i provvedimenti assunti dall’Authority.