Ufficio patrimonio, centro di assistenza fiscale, posta privata, Municipio. Sono le tappe che il Comune, da qualche settimana, ha organizzato per circa 3.500 famiglie di Monterusciello, impegnate in una “caccia al tesoro” sfiancante ma a cui è impossibile sottrarsi: la ricerca del bollettino di pigione perduto.

Ebbene sì: con una pandemia in atto, infatti, l’Ente locale si concede il lusso di far circolare migliaia di persone (e con esse anche potenziali portatori asintomatici di Covid) molto spesso inutilmente nella speranza di incassare soldi che probabilmente già ha introitato o sta riscuotendo a rate oppure non sono per nulla più dovuti per intervenuta prescrizione.

Un “gioco” che non piace a nessuno dei suoi “partecipanti” obbligati e che, attraverso Pozzuoli21, denuncia Pasquale Di Bonito, segretario territoriale del sindacato inquilini Uniat-Uil.

Stiamo vivendo un teatrino dell’assurdo – esordisce Di Bonito (nella foto)E tutto questo per la disorganizzazione di chi, per la propria superficialità, continua ad infastidire tanti contribuenti che fanno regolarmente il proprio dovere. Vengo al punto. Da un mese, stanno arrivando a 3.500 famiglie delle case popolari comunali di Monterusciello diffide di pagamento per presunti canoni di locazione arretrati. Moltissimi di questi inquilini sono in regola con i versamenti e vengono costretti a fare le messe scalze per poter provare la propria buona fede. Vanno all’ufficio patrimonio per fornire chiarimenti, ma l’ufficio patrimonio, siccome non può ricevere tutte queste persone per paura dei contagi, dirotta i cittadini sui sindacati inquilini cui costoro sono iscritti. Un comportamento già di per sé scorretto da parte del Comune, che, senza nessuna intesa o comunicazione preventiva, continua a scaricare sulle organizzazioni di categoria non soltanto un lavoro enorme ma anche i rischi di diffusione del virus, così come è già accaduto con l’assedio che abbiamo dovuto improvvisamente subire per la richiesta dei pacchi alimentari e dei buoni spesa. Tornando alle presunte pigioni arretrate, ci facciamo carico di tutti gli incartamenti che dimostrano gli avvenuti pagamenti e provvediamo a consegnarli all’ufficio patrimonio in attesa di riscontro. E vi assicuro che in moltissimi casi si tratta di somme già pagate, in corso di rateizzo o cadute in prescrizione. Notizie che al Comune dovrebbero avere ma che evidentemente, per loro negligenza, non hanno, continuando a colpire alla cieca. E non è finita qui, perché la gente ritorna da noi anche dopo aver ricevuto, nella cassetta postale, avvisi di avvenuta notifica dello stesso atto, carte che comunque mettono ansia e apprensione nelle persone anziane, che rappresentano il 60% circa degli intestatari di questi canoni di locazione. E dobbiamo spiegare ogni volta che non c’è nulla di nuovo di cui preoccuparsi. Ma il colmo – conclude Di Bonito – si verifica quando nelle cassette postali arrivano contemporaneamente, o a distanza di pochi giorni, due avvisi di giacenza. Uno è del Comune e un altro è della posta privata di cui si serve il Comune. E sono il più delle volte avvisi relativi allo stesso atto, che non si è potuto consegnare per la temporanea assenza del destinatario. Per cui il cittadino si reca alla posta privata per ricevere la stessa carta che si trova nell’avviso di giacenza del Comune, ossia un invito a ritirare l’avviso di pagamento negli uffici del Municipio, dove dovrà poi recarsi per ricevere finalmente l’intimazione a mettersi in regola, il più delle volte infondata. Mi chiedo – conclude il sindacalista degli inquilini – se sia normale che una pubblica Amministrazione si comporti così, specie in un periodo storico in cui bisogna evitare il più possibile di uscire di casa. Ci vuole tanto a indicare, nelle bollettazioni che arrivano ogni trimestre agli inquilini delle case popolari, l’esistenza di eventuali morosità e di numeri di telefono a cui rivolgersi per chiarimenti? Evidentemente, al Comune di Pozzuoli, le cose semplici e di buon senso non sono abituati a farle…”.