Ci risiamo. Dopo le recenti fantasie sul lago di magma nel sottosuolo flegreo, adesso è la volta di imminenti e catastrofici scenari eruttivi.

Protagonisti alcuni organi di informazione, che non mancano mai di scatenare il panico pur di attirare lettori e spettatori. L’ultima ondata di terrorismo psicologico arriva dalla cattiva interpretazione di uno studio pubblicato tre giorni fa sulla rivista scientifica “Nature Communications” e realizzato da tre studiosi, due dell’Osservatorio Vesuviano (Giuseppe De Natale e Stefano Carlino) e uno dell’University College London (Cristopher Kilburn).

Il professor Giuseppe De Natale, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano e co-autore dello studio scientifico in questione

Una ricerca che, come aveva spiegato il 10 maggio sul proprio profilo Facebook uno degli autori, il professor De Natale, “rappresenta un nuovo metodo per la previsione delle eruzioni vulcaniche, applicandolo al bradisisma flegreo”.

In sostanza, secondo i tre scienziati, “se avviene un nuovo episodio di sollevamento in un’area vulcanica che ha già accumulato alcuni metri di sollevamento, il nuovo episodio potrà avere un’evoluzione molto più ‘critica’ (ossia un’eruzione è più probabile), perché le rocce non si deformano più elasticamente bensì si fratturano, e le fratture possono mettere in comunicazione la superficie con le zone profonde di accumulo di magma o di fluidi in pressione (eruzione)”.

Apriti cielo!

Il tam tam mediatico è devastante. Siti, giornali, tg si scatenano a chi ci mette più “carico”.

Il messaggio che passa è sempre il solito: “Il supervulcano  è a rischio eruzione”.

Ergo: “Pozzuoli e dintorni rischiano di saltare per aria da un momento all’altro”.

Niente di più falso, ovviamente.

Come scrive proprio il professor De Natale ieri sera, alle 20.19, ancora dal suo profilo social: “L’informazione sul nostro lavoro pubblicato su Nature Communications sta prendendo una piega talmente allarmistica e senza senso da cadere ormai nel ridicolo. Questo perché purtroppo il lavoro è stato pubblicato mentre io ero (e sono ancora) a Rotterdam per un Congresso, e dunque i media, in mia assenza, intervistano uno degli autori che, spero solo perché impreparato a gestire l’informazione in un caso del genere, sta ‘tracimando’ incontrollato. Sto leggendo ‘Perle’ incredibilmente rare: come ‘le migliaia di chilometri cubi’ di prodotti eruttivi che un’eruzione dei Campi Flegrei potrebbe generare (ndr: l’eruzione più forte, ossia l’Ignimbrite Campana di 39.000 anni fa, che neanche si sa se sia stata realmente emessa dai Campi Flegrei, è stimata al massimo in 300 chilometri cubi). Insomma, mi sembra di rivivere i tempi del ‘Campi Flegrei Deep Drilling Project’, quando i giornali scrivevano che volevamo realizzare ‘un pericolosissimo tunnel tra i Campi Flegrei ed il Vesuvio’. Solo che adesso posso stare a guardare, dalla finestra senza grandi problemi personali, lo ‘sfascio’ dell’informazione Italiana e di buona parte del nostro ambiente, che evidentemente non riesce a gestire l’informazione con la dovuta professionalità e cautela. Con ciò non voglio certo affermare di essere indifferente ad un problema serissimo, che penso stia angosciando senza motivo gran parte della popolazione flegrea. Purtroppo però, per l’esperienza maturata, so che quando parte una ‘Giostra mediatica’ come questa è difficilissimo (se non impossibile) fermarla. Al mio ritorno (domani) proverò a riprendere in mano le redini della situazione ed a raccogliere i cocci, sperando di riuscirci. Incrociamo le dita!”.

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L’altro ieri, sempre il professor De Natale (sempre da Fb, con un post pubblicato alle 14.07) aveva addirittura attaccato uno dei suoi colleghi in questa ricerca sostenendo di aver purtroppo constatato, sui giornali di oggi, che uno degli autori del nostro lavoro, Stefano Carlino, sta diffondendo interpretazioni che nulla hanno a che fare con il lavoro stesso. Mi dissocio quindi fermamente da interpretazioni che tirano di nuovo in ballo: ‘il magma a 3-4 km’ (che non c’è); i ‘recenti articoli di Chiodini’, i cui risultati abbiamo già smentito recentemente con dimostrazioni su riviste scientifiche internazionali; e, addirittura ‘se verrà un’ eruzione sarà simile a quella del 1538, ossia di piccola entità’ (che è un’affermazione completamente campata in aria)”.

Lo stesso ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, sempre l’altro ieri (ancora su Facebook, post pubblicato alle 0.40) , bacchettava un altro “collega che nei mesi scorsi aveva alimentato la ‘leggenda dei laghi di magma a 3 km sotto i Campi Flegrei’, seppure attraverso pubblicazioni scientifiche di livello e oggi ha voluto intavolare una (poco) velata polemica scientifica con me sul suo sito Facebook scrivendo ‘Quindi non sono il solo ad essere preoccupato per i Campi Flegrei….. mi avevano accusato di usare un titolo drammatico per attirare i lettori ed i media, ma questo (il nostro, ndr) lo è molto di più’. Al collega, ed a coloro che seguono queste vicende, vorrei spiegare che un conto è pubblicare ipotesi scientifiche che, finché non si prova il contrario, sono valide. Un altro è provocare interesse con argomenti allarmistici e poco scientifici sui media (come i ‘laghi di magma’, frase che non ha alcun senso nel caso specifico, neanche figurato), specialmente dopo che si sia ampiamente dimostrato che tali tesi contenevano ‘errori’ termodinamici (e fisici in generale) che ne invalidano seriamente la rilevanza scientifica (abbiamo recentemente pubblicato un articolo scientifico che lo dimostra). Premetto che la Scienza funziona così: va avanti proprio attraverso la continua ricerca di ‘errori’ nelle ipotesi precedenti, per costruire modelli sempre più precisi della realtà. Di errori ne facciamo e possiamo sempre farne tutti, perchè siamo per definizione ‘ignoranti della natura’ (altrimenti non cercheremmo di colmare la nostra ignoranza studiando); l’importante è capire subito quando le nostre precedenti teorie mostrano problemi, ed andare avanti superandole e perfezionandole”.

Il post con cui De Natale, otto giorni fa, annunciava l’imminente pubblicazione dello studio che ha scatenato l’allarmismo di alcuni media

“In ogni caso, sebbene lo abbia già fatto, preventivamente, in questo mio spazio di discussione – scriveva ancora De Natale due giorni fa –  voglio chiarire di nuovo che il nostro lavoro non contiene alcuna ipotesi allarmistica immediata sui Campi Flegrei (sebbene ovviamente la maggior parte dei media sottolinei ed amplifichi questo ipotetico aspetto). Ciò che noi dimostriamo è che in un’area vulcanica sottoposta a continui episodi di sollevamento cumulativi (indicatori di uno stato di sforzo crescente) la risposta del vulcano passa da ‘elastica’ a ‘fragile’, e che quindi ogni episodio successivo può avere un’evoluzione diversa e più critica dei precedenti. Finché, oltre una certa soglia di sforzo, il sistema si frattura completamente, creando le condizioni per un’eruzione. Nel caso specifico, però, io credo che il sollevamento attuale sia un fenomeno di ‘ripristino’ delle condizioni del 1984, per un progressivo afflusso di gas in superficie provenienti dal serbatoio profondo, dopo il deflusso avvenuto dal 1984 al 2000-2005.
Quindi, a mio parere, l’attuale sollevamento, che non è prodotto da nuove intrusioni magmatiche in serbatoi superficiali (perché, per buona pace del collega, i dati indicano chiaramente che magma superficiale non ce n’è), non può evolvere più di tanto, e si fermerà ad un livello di sollevamento minore o uguale a quello del 1984. Ciò che invece dovrà preoccupare sarà un eventuale episodio di sollevamento ulteriore, che supera il livello del 1984, e che in tal caso sarà a mio avviso di natura magmatica e con tasso molto più alto, simile alle crisi degli anni ’70 ed ’80. E’ chiaro che queste sono ipotesi, ma questo è il mio punto di vista attuale, che rappresenta una visione organica supportata da molte osservazioni (ma non necessariamente esatta). Ciò che comunque i dati certamente dimostrano (fino a prova contraria) è: 1) non c’è attualmente magma a basse profondità; 2) l’evoluzione di ogni episodio di sollevamento successivo può essere diverso e più critico dei precedenti (ossia, non dobbiamo aspettarci che l’area possa sostenere, senza eruttare, un’altra crisi come quella 1982-1984, solo perché all’epoca l’eruzione non ci fu)
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Se gli studiosi sono così divisi sull’evoluzione del fenomeno bradisismico, figuriamoci come possa essere disorientata l’opinione pubblica, per larghissima parte incompetente in materia.

Purtroppo dobbiamo registrare un grande assente in questa confusione generale: la massima autorità locale di protezione civile nonché primo cittadino e primo rappresentante di tutta la comunità di Pozzuoli, non sta sul “pezzo”, non dice una parola.

Il sindaco Enzo Figliolia

Caro sindaco Figliolia, è vero che sei impegnato in campagna elettorale, però siccome nel frattempo non siamo una città commissariata e tu sei ancora il Sindaco in carica, la fascia tricolore che orgogliosamente indossi impone un tuo intervento presso i massimi vertici istituzionali per contribuire a fare chiarezza sulla situazione.

Ti renderai conto che non possiamo (e tu per primo non puoi e non devi) continuare a consentire e tollerare che si diffonda nel mondo l’immagine, non corrispondente al vero, di una città che sta per essere rasa al suolo e incenerita da un vulcano.

Che provvedimenti hai intenzione di assumere per fare in modo che si ripristini la verità dei fatti?

Non trascurare questo appello, Sindaco: migliaia di puteolani sono preoccupatissimi e il tuo silenzio li angoscia ancor di più!

 

 

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