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“Buoni spesa comunali in cambio di sesso”: un’altra accusa tremenda su Figliolia

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Dopo quella per corruzione e turbativa d’asta sull’appalto per il rione Terra, arriva un’altra accusa inquietante a carico del sindaco uscente Enzo Figliolia.

Su di lui infatti la Procura adesso indaga per peculato e concussione sessuale.

Un’inchiesta che nasce come filone secondario rispetto a quella riguardante la concessione dell’antica rocca e che, grazie a tre intercettazioni audio/video avvenute tra gennaio ed aprile scorsi proprio nell’ambito di quella indagine, vede l’attuale Capo dell’Amministrazione coinvolto in una vicenda dai contorni davvero raccapriccianti.

Il fatto è raccontato oggi dal quotidiano Il Mattino e riguarda gli incontri che Figliolia avrebbe avuto con una donna, alla quale egli avrebbe elargito personalmente dei buoni spesa (quelli istituiti dal Comune per fronteggiare l’emergenza Covid) che non le sarebbero spettati per poi consumare rapporti intimi con lei.

Tutto sarebbe avvenuto nella stanza del Sindaco in due occasioni: episodi che, stando a quanto si evince dal resoconto giornalistico, sarebbero stati confermati dai diretti interessati, con Figliolia che avrebbe fatto sapere di non aver mai esercitato pressioni in tal senso sulla donna e quest’ultima che in sostanza avrebbe ammesso di aver ceduto alle sue avances per il suo stato di bisogno economico.

Una brutta storia che  potrebbe spiegare anche il motivo per cui, sei giorni fa, si è sparsa in città la voce di una perquisizione durata ben otto ore negli uffici comunali deputati ai servizi sociali, con poliziotti e finanzieri che avrebbero acquisito numerosi atti, riguardanti anche l’erogazione dei buoni spesa Covid alle famiglie indigenti.

In serata, il sindaco uscente Figliolia ha diffuso il seguente comunicato stampa.

“Non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la pubblicazione sui principali quotidiani di una vicenda strettamente personale che, evidentemente, avrebbe dovuto rimanere riservata in ambito processuale, le cui connotazioni di illeceità non riesco davvero a comprendere.
Il mio rammarico è poca cosa rispetto alla sofferenza che provo perché consapevole che quanto accaduto ha profondamente ed ingiustamente ferito la dignità dei miei figli, di mia moglie e della mia anziana madre che da sempre sono stati costretti condividere e, spesso a subire, il mio sconfinato amore per la città dove sono nato. Amore che, purtroppo, non mi ha consentito di essere un padre presente ed un marito premuroso.
A prescindere da ogni considerazione sulla veridicità dei fatti pubblicati, a loro chiedo umilmente perdono.
Un pensiero va anche a coloro con i quali ho condiviso l’amore per Pozzuoli i quali, pur nella consapevolezza delle difficoltà determinatesi a seguito delle perquisizioni di aprile, hanno comunque deciso di darmi fiducia e di partecipare con me alla campagna per l’elezione del sindaco di Pozzuoli. Anche a loro sento il dovere di chiedere scusa nella speranza che tale vicenda non abbia alcuna ripercussione sulla scelta che i cittadini saranno chiamati a fare il prossimo 26 giugno.
Tutto questo, però, mi dà ancora più vigore affinché possa dimostrare l’assoluta correttezza del mio operato come persona e come amministratore pubblico, unicamente finalizzato a garantire per la città di Pozzuoli le migliori opportunità per consentirle di competere alla pari con le altre rinomate località della nostra regione quale meta di interesse turistico internazionale e, con riferimento alla vicenda pubblicata stamane, l’assenza di qualsiasi strumentalizzazione della mia funzione o l’indebito utilizzo di beni dell’amministrazione.
Spero solo che non debba aspettare oltre dieci anni per provare la mia innocenza, come è già avvenuto in relazione alla vicenda relativa al mercato ittico. Procedimento all’esito del quale, come è noto, la Corte d’Appello di Napoli non solo riconobbe la mia estraneità, ma sottolineò l’utilità della mia iniziativa amministrativa diretta a risolvere le problematiche per le quali ero stato imputato”.

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