E’ stato quasi certamente del veleno per topi ad uccidere i cani morti il mese scorso sul lungomare di via Napoli.

Del caso abbiamo scritto in anteprima esclusiva il 18 febbraio, dando voce alle numerose indiscrezioni raccolte nel quartiere.

E, se in un primo momento, le indagini avviate dal Comune per capire cosa fosse accaduto non avevano dato nessun esito (complici anche le mancate denunce da parte di chi ha visto morire in modo così atroce questi animali, a cominciare dai loro padroni) così come peraltro il 22 febbraio aveva tenuto a specificare il sindaco Enzo Figliolia con un post (che pubblichiamo qui in alto a sinistra) sulla sua pagina Facebook, adesso si è finalmente vicinissimi alla verità.

A darla in pasto all’opinione pubblica, sia pure con tutte le cautele del caso, è stato lo stesso Municipio, sempre attraverso Fb, con un post pubblicato ieri alle 17.39.

Le compresse blu di veleno indicate dalla freccia e dal cerchio

In pratica, in seguito a svariate segnalazioni, i giardinieri comunali hanno rinvenuto e rimosso, da alcune asole in cui sono alloggiate le piante sul marciapiede del corso Umberto, diverse complesse bluastre contenenti veleno per topi.

Veleno “gettato alla rinfusa”, scrive il Comune, aggiungendo che si tratta di un’azione “sconsiderata, riconducibile evidentemente ad una iniziativa privata, si presume in buona fede, che può diventare però dannosa per la salute dei cani o dei tanti bambini che solitamente passeggiano o giocano sul lungomare”.

“In un luogo pubblico –spiegano infatti dall’Ente- il veleno per topi non va mai lasciato in evidenza ma vanno sempre prese le idonee precauzioni, come fa il Servizio Derattizzazione dell’Asl (deputato a questo tipo di interventi), che pone il veleno in trappole cilindriche dove possono accedere solo i topi”.

Il post pubblicato ieri pomeriggio dal Comune sulla propria pagina Facebook

“Pertanto –si conclude la nota-  l’amministrazione comunale di Pozzuoli invita cittadini e ristoratori a non ricorrere a simili iniziative private oppure a segnalare alla polizia municipale o al Servizio Giardini del Comune atti irresponsabili o la eventuale presenza di veleno per ratti nelle aiuole o nelle aree pubbliche”.

Anche se non esiste la prova scientifica della morte a causa del topicida, appare fin troppo chiaro come possano essere andate le cose e anche la matrice colposa (e non dolosa) di questi decessi.

Decessi per i quali ci auguriamo sempre che i diretti interessati facciano le opportune segnalazioni all’Asl, in modo da attivare tutte le procedure di legge per poter identificare e punire i  responsabili di quanto accaduto (l’avvelenamento di animali è un reato penale che prevede condanne fino a tre anni di reclusione).

Nel frattempo, l’auspicio è che tutti stiano con gli occhi bene aperti quando portano il proprio cane a passeggio sul lungomare, dal marciapiede di corso Umberto alla “loppa”.

Non si può infatti escludere che queste compresse letali siano state disseminate dappertutto o che qualcuno possa continuare a spargerle tentando di aggirare le telecamere di videosorveglianza