La tassa sui rifiuti non può essere  pretesa da chi, per richiedere il pagamento, attende più di cinque anni dall’anno a cui essa si riferisce.

A confermare la prescrizione quinquennale del tributo è stata la sesta sezione della commissione tributaria provinciale di Napoli (presidente Rocco Lupoli, relatore Corrado Rossi, giudice Giulio Fernandes), che il 9 novembre scorso ha accolto il ricorso di un cittadino puteolano (B.D.) per una Tarsu del 2011 notificata  con avviso di accertamento inviato soltanto nel 2017.

Il contribuente di Pozzuoli, difeso dall’avvocato Nunzio Miletti Scamardella, si è infatti visto annullare quel presunto debito dai giudici tributari, i quali, nella loro sentenza, hanno ribadito che, ai sensi del codice civile (articolo 2948 numero 4), il pagamento della tassa in questione (relativa al 2011) doveva essere reclamato entro e non oltre il 31 dicembre 2016.

Principio, quello della prescrizione breve, sancito anche dalla sezione tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 4283 del 23 febbraio 2010.

E’ stata dunque sconfessata la tesi con cui, l’agente riscossore (nel caso specifico il raggruppamento temporaneo di imprese composto da Agenzia delle Entrate-Ge.Se.t.-Ottogas) nel rigettare l’istanza di reclamo e la proposta di mediazione da parte del legale di B.D. , sosteneva che, ai sensi dell’articolo 1, comma 1 della legge 296/2006 “gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati”,  aggiungendo, nel caso specifico, che “l’annualità Tarsu del 2011 doveva essere regolarizzata entro il 20 gennaio 2012  e che quindi il relativo avviso di accertamento andava notificato entro il 31 dicembre 2017 (ossia entro il 31 dicembre del quinto anno successivo al termine del 20 gennaio 2012, entro il quale doveva essere presentata la denuncia per il 2011)”.

Al cittadino che ha vinto il ricorso è stato dunque condonato il pagamento di 317,24 euro per la Tarsu 2011  e ora bisognerà capire se l’agente riscossore per conto del Comune accetterà  supinamente il verdetto o presenterà appello in Commissione Tributaria Regionale ed eventualmente in Cassazione, terzo e ultimo grado di giudizio.

Nel frattempo, però, alla luce di questa sentenza, è utile far sapere, a chi si dovesse trovare nella stessa situazione e non ha ancora pagato (contrariamente a ciò che il Comune, se interpellato, induce i cittadini a fare appellandosi alla stessa tesi seguita dall’agente riscossore),  della possibilità di ricorrere con successo presso la commissione tributaria provinciale, versando un contributo unificato di 30 euro e un modesto compenso al legale che lo assisterà.

Un contenzioso che nel “capoluogo” flegreo potrebbe espandersi ben presto a macchia d’olio  se, come ci risulta, il problema si sta ripetendo anche per le tasse sui rifiuti 2012, con avvisi di accertamento inviati e notificati solo nell’anno in corso, ossia con un ritardo di 12 mesi rispetto ai termini di prescrizione breve sanciti dalla legge.

E a questo punto c’è da chiedersi come mai il Municipio puteolano stia seguendo una strada che potrebbe portarlo a perdite di incassi potenzialmente devastanti per gli equilibri di bilancio.