Undici anni prima da indagato e poi da imputato, nonostante due richieste di regolarizzazione.

E’ l’incredibile odissea giudiziaria vissuta da L.S., 63enne residente in una casa popolare al lotto 14 di Monterusciello.

Ma è soprattutto una disavventura che potrebbe capitare a chiunque, come lui, abbia fatto domanda di sanatoria da occupante senza titolo di un appartamento di proprietà ex Iacp senza mai ricevere alcuna risposta dalla commissione provinciale per l’assegnazione degli alloggi.

Gli avvocati Salvatore Matarazzo e Lorenzo Belvini

L.S. (difeso dagli avvocati Lorenzo Belvini e Salvatore Matarazzo) è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato” dall’accusa di invasione di edificio pubblico, imputazione che gli era stata contestata per un periodo continuato di ben 19 anni e sei mesi, dal 9 marzo 1998 al 25 settembre 2017.

Un procedimento per il quale, alla luce delle documentazioni presentate in udienza, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto la sua assoluzione “per non aver commesso il fatto”, mentre, sorprendentemente, il Comune si era costituito parte civile contro L.S. chiedendo la restituzione della casa, un risarcimento danni di 50mila euro e il pagamento delle spese legali sostenute.

Atteggiamento davvero incomprensibile, quello tenuto dall’Ente, visto che allo stesso Municipio risultavano effettuati tutti i pagamenti dei bollettini di pigione da parte di L.S. dal momento in cui aveva occupato senza titolo quell’alloggio ma anche due richieste di sanatoria fatte dallo stesso inquilino il 9 marzo 1998 e il 19 ottobre 2000, richieste a cui la commissione provinciale per la casa non ha mai dato ancora risposta.

Non solo: il Comune, tra il 2 e il 31 gennaio 2017, aveva anche prima avviato e poi sospeso un “provvedimento di decadenza” per quell’alloggio (decadenza da cosa non si sa, visto che L.S. non ha mai ricevuto il titolo di legittimo assegnatario della casa popolare che aveva occupato 19 anni prima) perché, nel contestare a L.S. la proprietà di tre immobili (e quindi in teoria il suo mancato diritto a risiedere in un alloggio di edilizia residenziale pubblica) non si era reso conto (così come poi dimostrato dagli avvocati di L.S.) che le proprietà “incriminate” non avevano requisiti tali da potergli far perdere questo diritto.

E’ bastato però che il Municipio comunicasse alla Procura di aver avviato un “provvedimento di decadenza” per riattivare il procedimento penale pendente a carico di L.S. dal 1998.

Un procedimento che ha visto soccombere il Comune, in quanto, come si legge nella sentenza emessa dal giudice monocratico Marta Di Stefano (magistrato in forza alla settima sezione penale del Tribunale di Napoli), “può ragionevolmente ritenersi” che “pur in assenza di un formale provvedimento di assegnazione, effettivamente mai intervenuto”  l’inquilino L.S. “ritenesse che non vi fosse alcuna volontà contraria a tale occupazione da parte dell’ente proprietario, il quale, anzi, con provvedimento del 31 gennaio 2017, gli aveva comunicato che il provvedimento di decadenza dall’assegnazione era stato sospeso”.

Una vicenda che impone riflessioni serie ed approfondite sia sull’operato del Municipio (dove evidentemente una mano non sa cosa fa l’altra), sia sulla lentezza della burocrazia, che costringe migliaia di occupanti di alloggi pubblici in attesa di sanatoria a rischiare di sporcarsi la fedina penale per il solo fatto di non ricevere alcuna risposta sulle loro richieste di mettersi in regola con la legge.