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Cede il tombino? Una bella transenna e “passa la paura”!

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Una buona amministrazione non si vede  dagli “effetti speciali”, ma dalle piccole cose.

Soprattutto dalla capacità di intervenire rapidamente e con efficacia sulle questioni ordinarie.

In particolar modo, su quei problemi che, se trascurati, potrebbero aggravarsi e crearne di altri ben più gravi.

Un esempio tra i tanti è ciò a cui si assiste da almeno un paio di giorni proprio alle porte del lungomare di via Napoli, all’ingresso della strada che dal corso Umberto conduce al tunnel Tranvai.

Qui (come vedete dall’immagine grande in alto e dalla photogallery sottostante) un pezzettino di strada è sprofondato insieme col tombino che lo ricopriva.

Non è dato sapere da cosa sia stato provocato il dissesto: se dal transito di un mezzo troppo “pesante” o da qualche cedimento strutturale.

Fatto sta che, di riparare il guasto e ripristinare lo stato dei luoghi, pare nessuno abbia voglia nel nostro beneamato Comune.

E il “campa cavallo” è stato suggellato nel modo più eloquente possibile da quella che i puteolani ormai conoscono a menadito come “la politica delle transenne”.

Per ogni buco, fosso, avvallamento, dirupo, perdita e quant’altro, a Pozzuoli esiste ‘a transenn’, in genere riciclata da altri usi.

Che, più che un oggetto, rappresenta una forma di comunicazione non verbale del Comune.

Dalla serie: “Pè mmò nun tenimm’ ‘ggenio o nun tenimm’ sord’: ma primm’ o po’ apparamm’ ‘o ‘uaio”.

E, alla vista r’ ’a transenn’, il cittadino medio capisce l’antifona e si tranquillizza pensando che “almeno se n’ sò addunàt’”.

Ora, la domanda delle “mille pistole”  è la seguente: siccome nello spazio di pochi metri da quest’ultimo dissesto abbiamo già avuto cedimenti e perdite di acqua, quanto tempo impiegheranno i “nostri eroi” del Municipio per togliere la transenna e “mettere mano” lì sotto per vedere cosa diavolo sia accaduto e se ci sono pericoli immediati da sventare per la pubblica e privata incolumità?

Magari è “cosa da niente”, ma ciò non toglie che si debba procedere con celerità.

Anche per una questione di coerenza politica: se mi dite che le luminarie sono fatte anche per attirare i visitatori, si sappia che il visitatore non ha soltanto gli occhi al cielo ma guarda pure per terra e, se vogliamo che abbia un bel ricordo di Pozzuoli, non gli possiamo presentare “spettacoli” di degrado e abbandono istituzionale, tra l’altro in prossimità di uno dei luoghi più frequentati della città.

Insomma, bisogna voltare pagina su tutto, non soltanto sull’effimero.

Altrimenti, come dice quel proverbio, puoi aggiungere quanto rum vuoi, ma c’è “qualcosa” che non potrà mai diventare un babà…

 

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