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Cina: restrizioni arrivi imposte da Tokyo-Seoul antiscientifiche

Ministro Esteri: giustificata la nostra reazione

Roma, 12 gen. (askanews) – Le misure prese dal Giappone e dalla Corea del Sud nei confronti dei cinesi in arrivo per limitare il rischio contagi Covid sono “discriminatorie, non scientifiche ed eccessive”. L’ha detto il ministro degli Esteri di Pechino Qin Gang durante la sua visita ad Addis Abeba, secondo quanto riporta il South China Morning Post.

La Cina nei giorni scorsi, in risposta alla decisione di Tokyo e Seoul di imporre un test Covid negativo a coloro che arrivano dalla Repubblica popolare, ha innalzato una serie di barriere all’arrivo per i cittadini giapponesi e sudcoreani alla frontiera.

“Io penso che Tokyo e Seoul abbiano assunto misure discriminatorie, non scientifiche ed eccessive nei confronti dei cittadini cinesi che si recano in Giappone e Corea del Sud”, ha detto il ministro parlando a Pheonix TV. “Questo ha causato – ha aggiunto – difficolt e ostacoli negli scambi di personale tra i due paesi, così noi, parte cinese, abbiamo una ragione per rispondere”.

L’altro ieri le ambasciate cinesi a Tokyo e Seoul hanno annunciato la sospensione dei visti a breve termine per chi entra in Cina per turismo, trattamenti medici, transito e affari privati, in risposta alla misura decisa dai due paesi vicini – oltre che da una decina di altri paesi, tra i quali l’Italia – di imporre un test Covid effettuato entro le 72 ore precedenti per coloro che arrivano dalla Repubblica popolare.

Ieri le autorità cinesi hanno inoltre sospeso l’emissione di visti all’arrivo – che hanno una validità di cinque giorni – ai viaggiatori da Giappone e Sudcorea.

Qin ha espresso lunedì il suo disapphunto in una telefonata col ministro degli Esteri sudcoreano Park Jin.

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