Gianluigi Valente, coordinatore flegreo di Confartigianato

Non le ha mai mandate a dire e anche stavolta conferma il suo essere “diretto”.

Gianluigi Valente, coordinatore flegreo di Confartigianato, si è rivolto infatti a Pozzuoli21 per esprimere il suo pensiero su certa politica e su quella parte di commercio locale troppo sensibile al suo “richiamo”.

“Ne avevo il sospetto, oggi ho la certezza –esordisce il nostro interlocutore- Finché prevarrà un determinato modo di amministrare Pozzuoli, non ci potrà mai essere spazio per associazioni di categoria realmente libere di poter compiutamente fare il loro lavoro, ossia quello difendere i diritti dei propri iscritti”.

Una considerazione molto grave, la Sua…
Una considerazione derivata osservando la realtà. Ed è stato proprio un recente articolo di Pozzuoli21 che mi ha convinto di essere purtroppo nel giusto.

Di quale articolo parla?
Di quello relativo all’esposto in Procura di un ex consigliere comunale sulle mancate ordinanze di chiusura di numerose attività commerciali  per indebita occupazione di suolo pubblico. Una cosa che ha dell’incredibile e che, ancora più incredibilmente, non vede fiatare nemmeno chi sarebbe stato discriminato rispetto ad altri negozianti.  Se questo era e se questo è il sistema di governare determinati processi, vuol dire che ho trovato la risposta alla mia domanda sul perché a Pozzuoli il sindacato dei commercianti sia ormai prossimo all’estinzione.

Si spieghi meglio.
Beh, a Pozzuoli c’è un fenomeno molto diffuso e  che, a dire la verità, non riscontro in altri luoghi in cui svolgo la mia attività sindacale. A Pozzuoli non c’è voglia né interesse a battersi tutti insieme per raggiungere un determinato obiettivo, ma ognuno pensa a coltivare il proprio orticello. E quando si è con le spalle al muro, invece di fare rete per sperare risolvere anche i propri problemi, ci si cala le braghe col politico che in cinque minuti può decidere la vita e la morte commerciale tua e di chiunque altro. E questo continuo rincorrere il gonnellino del potente di turno, delegittima e vanifica qualsiasi impegno sindacale. Non a caso, chi è preposto a rappresentare istituzionalmente questa categoria, viene sistematicamente ignorato dall’Amministrazione Comunale. E sfido io: perché dovremmo esistere per chi usa l’interlocuzione privata proprio per evitare il fastidio di doversi confrontare con chi, curando gli interessi di una collettività, non si accontenterebbe certo di ottenere il contentino attraverso un atto di sottomissione?

Secondo Lei, in che misura il sindacato del commercio a Pozzuoli è stato abbandonato dai propri iscritti per questi motivi?
Posso solo dire che, a Pozzuoli centro, in media solo 4 commercianti su 10 si fanno rappresentare da un’organizzazione di categoria e che, negli ultimi anni, non si sa che fine abbiano fatto, a livello locale, ben tre prestigiose sigle sindacali: parlo di Ascom Confcommercio, Cna e Casartigiani. Sono dati che parlano da soli.

Però è impossibile che voi sindacalisti non abbiate nemmeno un po’ di colpa per questa situazione…
Paghiamo forse un nostro eccesso di responsabilità e correttezza rispetto a determinate questioni. In certi momenti, avremmo dovuto abbandonare dei tavoli di discussione infruttuosi e organizzare manifestazioni di protesta. Noi abbiamo questa colpa e ce ne facciamo carico. Ma, nel frattempo, la politica, anzi la malapolitica, ha lavorato per dividerci al nostro interno, per alimentare e fomentare la sfiducia degli associati nei nostri confronti, per metterci l’uno contro l’altro. Siamo caduti nella trappola di chi vuole fare il bello e il cattivo tempo e pensa di poter tenere sotto ricatto politico i commercianti di Pozzuoli per tutto il tempo che riterrà necessario al raggiungimento del proprio tornaconto politico-elettorale. Lei non ci crederà ma nei mesi scorsi siamo arrivati a dover ascoltare, da un soggetto molto influente in città, il seguente aut aut: “se venite da me col sindacato non otterrete mai niente, se venite da me singolarmente forse avrete una speranza di essere ascoltati”.  Un modo di ragionare non solo assurdo ed anacronistico, ma peraltro destinato a creare inevitabili problemi, visto che le Amministrazioni e le maggioranze cambiano e non è detto che chi prende impegni personali oggi sia in grado di poterli far rispettare anche domani…

Ma perché a Pozzuoli la politica dovrebbe tenervi così a distanza?
Mi sembra del tutto evidente che noi chiediamo risposte certe sul futuro della città. Ed è altrettanto evidente che una certa politica non ha interesse a far capire molte cose o ad imprimere delle accelerazioni, sia sul porto, sia sul rione Terra, sia sul Waterfront, area in cui, secondo alcune voci, potrebbe nascere un centro commerciale. Ipotesi che, se fosse vera, determinerebbe la rovina definitiva di molte piccole attività.

Gianluigi Valente, nella sede puteolana di Confartigianato

Valente, che cosa serve per creare un’inversione di tendenza rispetto alle cose che Lei sta denunciando in questa intervista?
Serve che un intero settore recuperi la propria dignità, prendendo coscienza del proprio ruolo e della propria importanza nel tessuto economico. Le piccole e medie imprese sono il motore dell’Italia, garantiscono l’80% delle assunzioni e l’85% del Pil. Dovrebbe essere il mondo del commercio e delle partite iva ad indicare alla politica la strada da seguire e la classe dirigente da utilizzare per garantire lo sviluppo del territorio. A Pozzuoli invece accade esattamente il contrario: è la politica, la malapolitica, a voler dettar legge su tutto e su tutti, anche su chi ha le carte in regola per dare suggerimenti costruttivi a chi amministra una città. Bisogna smantellare questa mentalità medievale, bisogna che si capisca una volta per tutte che i politici passano ma gli imprenditori restano ed ogni diritto non può essere elemosinato come un favore. E, soprattutto, che la politica si alimenta attraverso il consenso. E la ricerca del consenso, lo insegna la storia, quasi mai coincide con gli interessi della collettività. Il sindacato, come istituzione, è l’ultimo baluardo contro questa deriva. Consentire alla malapolitica di eliminarlo come interlocutore, significa aver scelto di essere ricattabili a vita da soggetti che hanno a cuore soltanto il proprio futuro, ma non quello di Pozzuoli.