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Comprare una casa popolare sarà più difficile

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Con un manifesto pubblico affisso da  ieri in città, l’Amministrazione ha deciso di lanciare la sua “sfida” a chi vende case e locali commerciali di proprietà comunale e di cui è soltanto legittimo assegnatario.

A firmare il documento sono il sindaco Enzo Figliolia e l’assessore al governo del territorio Roberto Gerundo, che hanno annunciato come si comporterà d’ora in poi l’Ente per tentare di stroncare questo fenomeno.

Sette le regole dettate agli uffici municipali:  “non  rilasciare la residenza in sostituzione di una precedente,  qualora non autorizzati; non rilasciare la residenza ad integrazione di un precedente stato di famiglia se non a parenti ed affini sino al secondo grado; diniegare la fornitura idrica qualora richiesta da un nuovo inquilino non riconosciuto dagli uffici comunali; distaccare  la fornitura idrica qualora il legittimo assegnatario chieda un trasferimento di residenza ad altra destinazione; richiedere il distacco delle utenze energetiche  all’ente gestore nei casi di cui ai precedenti due punti; diniegare, di concerto con l’Enel, la fornitura elettrica richiesta da un nuovo inquilino non riconosciuto dagli uffici comunali; denunciare nelle sedi  giudiziarie competenti, civili e penali, sia il soggetto cedente sia quello subentrante”.

Così, dunque, il Comune vuole combattere un fenomeno che da anni è assai diffuso e ha creato un vero mercato immobiliare al “nero”, con quotazioni che oscillano intorno ai 1.000 euro a metro quadrato per case che nessun inquilino potrebbe mai vendere a chicchessia.

Ma sono tanti gli interrogativi che ci si pone.

Il primo riguarda la reale volontà di chi è in “difetto” e cioè che abbia ceduto o comprato una proprietà di cui era soltanto legittimo assegnatario, ad auto-denunciarsi, chiedendo ad esempio l’allaccio di una nuova fornitura idrica oppure un trasferimento di residenza.

Importante, invece, sembra il divieto di rilasciare il certificato di residenza a chi dichiara di essere entrato a far parte di un nucleo familiare se non ha un legame di parentela fino al secondo grado.

Come molti sanno, infatti, è proprio questo uno dei sistemi più “gettonati” per tentare di dare una parvenza di “legalità” all’acquisto di una casa popolare da parte di chi (il compratore) si finge “convivente” del venditore dell’alloggio per poi subentrare nella disponibilità dell’immobile sperando che nessuno vada poi a controllare chi realmente abiti tra quelle mura.

Insomma, da ora in poi, tutti coloro che hanno intenzione di fare i “furbi” (non solo nelle case di proprietà comunale ma anche in quelle dell’Iacp: e parliamo di circa 10mila alloggi a Pozzuoli) saranno sottoposti ad un monitoraggio più stretto da parte del Municipio.

Ma questa decisione dell’Amministrazione non sembra convincere molto i sindacati degli inquilini.

A cominciare da Pasquale Di Bonito, segretario territoriale dell’Uniat Uil: <<Il contenuto del manifesto potrebbe essere anche condivisibile se non fosse che, purtroppo, ancora una volta il Comune dimostra di essere come Polifemo, cioè ha un solo occhio ed è rivolto a perseguire soltanto una delle due parti protagoniste dell’eventuale compravendita di un alloggio popolare. E vi spiego perché: ad oggi, oltre un migliaio di occupazioni senza titolo di alloggi popolari, cioè la quasi totalità dei casi, non sono mai avvenute attraverso intrusioni violente, con forzature o scasso, ma grazie ad intrusioni, che appaiono, per così dire, “assistite”. Ciò significa che queste occupazioni sono avvenute con l’implicito consenso del legittimo assegnatario dell’alloggio, un consenso facilitato anche dal pagamento di somme di denaro in suo favore dall’occupante senza titolo. Ebbene –sostiene Di Bonito-  il Comune, da una parte si costituisce parte civile contro chi occupa un alloggio popolare senza averne titolo, e dall’altra non si è mai attivato per rintracciare chi ha abbandonato o lasciato l’alloggio popolare di cui era legittimo assegnatario senza aver sporto alcuna denuncia per violazione di domicilio o aver comunicato al Municipio l’allontanamento dall’alloggio. E’ fin troppo chiaro  supporre che  il legittimo assegnatario che si vede la casa occupata abusivamente ma non sporge denuncia o non informa il Comune della sua volontà di lasciare quell’alloggio, sia complice dell’occupante senza titolo. Ma lo stesso Comune ha tutti gli strumenti normativi per impedire tutto ciò. Basta applicare quanto stabilito dall’articolo 3 della legge regionale numero 13 del 2000.  La norma stabilisce che “ogni assegnatario è custode dell’alloggio assegnatogli, lo stesso dovrà garantirne la conservazione del buono stato locativo e risponde di tutte le violazioni connesse all’obbligo di custodia. I titolari di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica sono tenuti a comunicare all’Ente gestore, nel termine perentorio di 30 giorni dal verificarsi dell’evento, l’eventuale abbandono dell’alloggio. L’inosservanza di quanto previsto comporta il pagamento degli eventuali danni arrecati all’Ente gestore, così come dallo stesso accertati, ivi compreso il costo della necessaria ristrutturazione dell’alloggio da riassegnare. A carico degli assegnatari o eredi che hanno ceduto illegalmente l’alloggio assegnato, l’Ente Gestore applicherà una sanzione amministrativa nella misura di un minimo di lire 5 milioni ad un massimo di lire 10 milioni, oltre al costo necessario per lo sgombero ed il ripristino dello stato dei luoghi”. Con la legge regionale numero 1 del 2012 –prosegue il sindacalista- la sanzione per chi cede illegalmente l’alloggio assegnato, è aumentata da un minimo di 15mila euro ad un massimo di 25mila euro. Vi lascio immaginare solo quanti soldi il Comune potrebbe incassare se applicasse queste sanzioni a carico dei legittimi assegnatari che hanno causato o favorito l’occupazione senza titolo delle case popolari. Il fenomeno dunque può essere stroncato a monte: applicando la legge regionale e negando la nuova residenza non solo nell’alloggio popolare a chi non è autorizzato ad occuparlo, ma anche a chi cambia casa dopo aver  abbandonato l’alloggio popolare di cui era legittimo assegnatario senza che abbia sporto denuncia  o l’abbia comunicato al Comune>>.

Anche Gaetano Palumbo, segretario territoriale del Sunia, esprime alcune perplessità.

<<Voglio sperare che il contenuto del manifesto sia rivolto soltanto alle eventuali nuove occupazioni abusive. Non dobbiamo infatti dimenticare che è in corso una sanatoria, stabilita dalla legge regionale 1 del 2012, che fino al 26 luglio dello scorso anno ha consentito la possibilità di regolarizzare la propria posizione a coloro che hanno occupato senza titolo le case popolari entro il 31 dicembre 2009. Queste domande di sanatoria sono oltre un migliaio e devono ancora essere esaminate da un’apposita commissione: siccome si tratta di nuclei familiari ufficialmente in attesa di regolarizzazione locativa, mi auguro che quanto stabilito da sindaco e assessore non riguardi queste famiglie. Ciò premesso, concordo in pieno con quanto sottolineato dal mio collega Di Bonito: trovo ingiusto e improduttivo che il Comune persegua legalmente soltanto chi, spinto molto spesso dalla necessità, si è indebitato per acquistare una casa popolare senza averne alcun diritto. Per eliminare questo fenomeno, bisogna innanzitutto punire  chi ha ceduto, in cambio di danaro, la casa di cui era legittimo assegnatario. La legge regionale in materia parla chiaro e la si deve applicare rigorosamente. Se solo si spargesse la voce che chi ha venduto la casa popolare è stato punito con una pesante ammenda, sono sicuro che a nessun legittimo assegnatario verrebbe più in mente di proporre una compravendita del genere>>.

Insomma, i sindacati degli inquilini danno all’Amministrazione il suggerimento più immediato: applicare le sanzioni previste dalla legge regionale nei confronti degli assegnatari “infedeli”.

E magari, aggiungiamo noi, sarebbe anche utile prevenire il fenomeno cominciando già da adesso a distaccare tutte le utenze idriche dalle case popolari che non risultano occupate, e cioè proprio quelle potenzialmente sul mercato “nero”.

Forse, anche in questo modo, le compravendite illegittime sarebbero fortemente scoraggiate.

D’altronde, chi andrebbe ad acquistare una casa in cui non c’è e non potrà mai esserci l’acqua?

(da “Il Corriere Flegreo” del 6 aprile 2013)  

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