Rischio contagio da coronavirus per i netturbini di 26 ditte che si occupano della raccolta dei rifiuti solidi urbani in 49 comuni tra Napoli e provincia.

E’ la gravissima accusa lanciata dai segretari regionali di tre sindacati di categoria (Maria Manocchio per la Cgil-Funzione Pubblica, Ciro Bernardo per la Fit-Cisl, Fabio Gigli per la Uil Trasporti e Vittorio D’Albero per la Fiadel) in un documento congiunto inviato ieri al premier Giuseppe Conte, al capodipartimento nazionale della protezione civile Angelo Borrelli, al prefetto di Napoli, Marco Valentini, al questore di Napoli, Alessandro Giuliano e al comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe La Gala.

Nella nota si segnalano “le difficoltà con cui stanno operando i lavoratori e le lavoratrici del comparto Igiene Ambientale su tutto il territorio dell’Area Metropolitana di Napoli” e si sottolinea che nonostante i precedenti solleciti inviati a partire dal 24 febbraio scorso a tutte le società per le quali operano questi dipendenti (“Ambiente Reale”, “AM Tecnology”, “Anacapri Servizi”, “Balestrieri Appalti”, “Buttol”, “Capri Servizi”, “Casoria Ambiente”,  “Consorzio Gema”, “Consorzio Res”, “De Vizia”, “Enam spa”,  “Falzarano”, “GoTruck”, “Gpn”  “Green Line”,  “Gruppo Cafasso”, “Leucopetra”,  “L’Igiene Urbana”, “Penisola Verde”, “Qualiano Multiservizi”, “Raccolio”, “Sarim”, “Sperequo”, “Teknoservice”, “Win Ecology”, “Zeus”) “richiamando tutti all’osservanza delle prescrizioni previste dal decreto della presidenza del consiglio dei ministri con l’attivazione delle azioni conseguenti e al rispetto della normativa prevista in materia di salute e sicurezza, ad oggi la maggior parte delle aziende non ha provveduto ad attivare tutte le misure atte a garantire la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici dal rischio epidemiologico. Alcune aziende hanno dato risposte parziali, ma non del tutto sufficienti, altre stanno totalmente disattendendo qualsiasi prescrizione di legge, tanto da ricevere segnalazioni continue di mancata sanificazione dei locali e degli automezzi, di mancata fornitura dei dispositivi di protezione individuale e di prodotti igienizzanti.

“Segnaliamo –prosegue la denuncia del sindacato – che i Comuni, enti appaltanti dei servizi di igiene urbana   (l’esposto è indirizzato anche ai sindaci e ai comandi dei vigili urbani di Napoli, Acerra, Afragola, Anacapri, Arzano, Caivano, Boscoreale,  Capri, Casalnuovo, Casavatore,  Casoria, Castellammare di Stabia, Cercola,  Crispano, Ercolano, Forio d’Ischia, Frattamaggiore,  Frattaminore, Giugliano, Gragnano, Lettere, Marano, Marigliano, Massa di Somma, Meta di Sorrento, Nola, Ottaviano, Pimonte, Poggiomarino, Pomigliano d’Arco, Pompei, Portici, Pozzuoli, Quarto, San Gennaro Vesuviano, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, Sant’Agnello, Sant’Anastasia, Sant’Antimo, Sant’Antonio Abate, Santa Maria La Carità, Somma Vesuviana, Sorrento, Striano, Terzigno, Torre del Greco, Vico Equense, Villaricca), pur preoccupandosi di mantenere attivo il servizio, rientrante tra quelli pubblici essenziali, non svolgono alcun tipo di vigilanza sull’adozione delle norme igienico-sanitarie all’interno dei cantieri di propria pertinenza”.

Le tre sigle sindacali chiedono dunque di “attivare tutte le misure urgenti necessarie al ripristino della sicurezza degli operatori dell’igiene urbana e al contenimento del conseguente rischio epidemiologico derivante dalla mancata applicazione delle norme, trattandosi altresì di lavoratori e lavoratrici a contatto diretto quotidiano con le utenze cittadine” e ribadiscono che “in mancanza di immediati controlli delle autorità competenti, nonostante ogni nostro sforzo volto a mantenere la tranquillità delle maestranze, non saremo in grado di contenere azioni spontanee di blocco del servizio messe in atto dalle persone assalite dall’incertezza e dal panico diffuso”.