Ricevo e pubblico dall’architetto Mimmo Grande

Ordinanza demolizione costruzioni abusive: l’articolo 36 “salvagente” non vale.

Questo scritto,  pubblicato sulla mia pagina Facebook il 10 gennaio scorso,  è una libera traduzione in idioma partenopeo, su illuminato suggerimento dell’amico Pippo Caruso, astro del Foro Penale.

Caro Pippo, degno discepolo di Cicerone, in forma garbata e dotta, mi dici le stesse cose dell’amico giornalista Danilo Pontillo.

Egli asserisce, ed ha (anzi, oramai, avete) pienamente ragione: “bisogna parlare in maniera più semplice”.

Accetto l’invito e traduco la mia nota alla maniera “pane e puparuoli” e mi perdonerai qualche lazzo viciniore alla scurrilità.

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Attenzione, popolazzione, non ve facite strunzià!

Costruire abbusivamente è una cosa maledettamente stupida, utile solo a chi VE LA PROPONE (fabbricatore o altre figure, che lascio alla vostra immagggginazione per evitare di…scontentare qualcuno, ahahah).

Se ve la scansate, nel senso che non pigliate i siggilli, non avete risolto niente, perchè il bubbone potrà scoppiare in ogni momento ed in un paese vincolato, come Pozzuoli per esempio, non l’apparate cchiù; se ve la volete vendere quella casa, avita truvà uno chiù fess ‘e vuie (e pur nù nutar miez cecato e onest a metà).

Se invece vi pigliate i siggilli (putess essere pure che ve li fa piglià proprio chi vi aveva rassicurato all’inizio, per farsi la sua …assicurazione eh, capisci a mmè), allora trasite subbito dint ‘a chianca, comm a quann vulite accattà ‘a carne pè fà ‘e purpette. Ma dint ‘o tritacarne ce trasite vuie e caro ve custarrà.

‘A primma cosa che ve fanno fà è ‘o ricorso ‘o TARR, pè fermà l’abbattimento, che fosse comm sì Maria Antonietta ncopp ‘o patibbolo, pagasse pè se fà taglià ‘a capa ‘o juorn aropp.

‘A seconda cosa è l’articolo 36, chill nun pò mancà, comm ‘o capiton a Natale; senò l’avvocato comm s’appresenta a Piazza Municipio (addò n’a vota n’ce steva chillu bell hotel).

Terza cosa, ce vò n’avvocato penalista overo (senz’offesa p’à presenza).

Quarta cosa, ce vò n’avvocato civilista.

Quinta cosa, ve faranno fà l’accatastamento, che nun serve a nù cacchio, anzi serve a chi ve lo prepara e  l’appresenta ‘o Catasto e po’ serve ‘o Stato, per farvi pagare le tasse.

Sesta cosa, ve faciarrann fa ‘e calcoli d’a struttura p’o Genio Civile.

Settima cosa, avita pagà ‘a penale, quann esce scritta dint ‘a sentenza.

A chistu punto, site comm ‘o pullastiell dint ‘o girarrosto e si v’è rimmast qualche cosa ‘e soldi, ve farann capì n’ata parola maggica: “’o Cunsiglio ‘e Stato”. Uanema, sul ‘a sentì ve faciarrà arrecrià.

Inutile addirvi (una parola, comm diceva Totò), che a ogni passaggio vuie l’avita piglià… ‘o portafoglio (e pure chell’ata cosa c’avite capit), pè caccià nù cuofan ‘e denari (pè senza niente, tant venite cundannat ‘o stess).

Nun ve pigliate penziero, l’Ordine d’avvocati nun ve farà ‘na statua d’oro; site uno d’e tanti …  benefattori.

Urdema cosa, sentite ‘o Cunsiglio ‘e nu Fesso: nun costruite abbusivamente, pecchè spalummate ‘e denari e quann è dopp (muglier e figli) ve chiammarrann pure strunz a vita.

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LA “TRADUZIONE” IN ITALIANO…

Non è la prima volta che un “poveretto abusivista” entra nel “tritacarne giudiziario civile-penale-amministrativo”. Svariati anni fa, un amico di mio figlio venne allo studio per espormi un suo proposito  edificatorio, per il quale gli avevano “suggerito” di procedere direttamente (eufemisticamente parlando).

Lo convinsi ad intraprendere, pazientemente, una lunga procedura burocratica ed ancora oggi mi ringrazia; non altrettanto … chi gli aveva prospettato un costosissimo “pacchetto extra-legem tutto compreso”.

Direte: esistono ancora oggi gli sprovveduti?

Sì, anche perché in quel tipo di “pacchetto”, che ad essere onesti è un vero PACCO, ci sta da “mangiare” per diversi soggetti. Quod scripsi, scripsi.

Ma ora mi taccio e vengo al dunque.

Il T.A.R. Campania – Napoli, Sezione III, mentre si avvicinava il taglio del panettone, ha emesso la sentenza n. 6024, depositata il 23/12/2013 ed in essa dichiara apertamente, che l’istanza di permesso a sanatoria, invocando l’articolo 36 del D.P.R. n. 380/2001, non sospende l’efficacia dell’ordinanza di demolizione.

Nella fattispecie (abuso in un comune vesuviano) veniva richiesto il consueto intervento sospensivo della Corte Territoriale, adducendo le ormai arcinote motivazioni e mostrando il protocollo municipale di presentazione dell’istanza di sanatoria; il famoso salvagente articolo 36.

L’eccezione (classica) circa l’erronea irrogazione della demolizione in luogo della sanzione, viene smontata subito dal T.A.R., che ribadisce la correttezza di tale provvedimento in quanto diretto ad opere consistenti, che avrebbero necessitato di Permesso di Costruire.

Non volendo anticiparvi altro dell’interessantissima lettura del dispositivo, passo in breve alla conclusione dei giudici di Piazza Municipio: l’intervenuta presentazione della domanda di accertamento di conformità, non paralizza i poteri sanzionatori comunali, non determina alcuna inefficacia sopravvenuta o caducazione, o invalidità di sorta dell’ingiunzione di demolizione, ma provoca esclusivamente uno stato di quiescenza e di temporanea non esecutività del provvedimento, finché perduri il termine di decisione previsto dalla legge e non si sia formato l’eventuale atto tacito di diniego, ragion per cui, una volta decorso tale termine e in mancanza di impugnazione giurisdizionale tempestiva di tale diniego taciuto, l’ingiunzione di demolizione riprende ipso facto vigore e non occorre in nessun caso una riedizione del potere sanzionatorio da parte dell’amministrazione procedente.

Va ricordato che il richiedente potrebbe ottenere il permesso a sanatoria solo fino al 90° giorno, poichè dopo non sarebbe più giuridicamente proprietario del bene, in ragione dell’acquisizione automatica gratuita e di diritto a favore del Comune.

Infine corre l’obbligo ribadire, fino alla noia, che tutto quanto detto vale per le zone non sottoposte a  vincoli; in tale “fortunata” casistica, invece, la faccenda si complica esponenzialmente.

Fatevi, anzi, facciamoci capaci, che l’articolo 36 vale SOLO per quegli interventi, che sarebbero comunque concedibili.

In effetti è come se uno avesse un deposito in quella tale banca e, per non perdere tempo nell’andare a casa a prendere il libretto di assegni, vi entrasse attuando una rapina.