Hanno sofferto il freddo, visto la neve fioccargli addosso, affrontato una bufera di vento, rischiato continuamente di essere travolti da auto che corrono a folle velocità su quella strada.

Ma non si sono mossi da via Campana, davanti alla sede puteolana della ditta che li ha licenziati, i quattro operai a cui la De Vizia non ha rinnovato il contratto da stagionali.

Inizialmente, a protestare erano in cinque: uno di loro però ha mollato per lo stress e così adesso, a rivendicare il diritto a poter continuare a guadagnare uno stipendio con le mansioni ricoperte per anni, sono rimasti Achille Molino, Salvatore Riccio, Vincenzo Pepe e Raffaele Solmonte.

“Di punto in bianco siamo stati messi alla porta dall’azienda – ci raccontano – Al posto nostro, altri padri di famiglia verso i quali nutriamo il massimo rispetto e con i quali non vogliamo ingaggiare una guerra tra poveri. Ma noi che fine dobbiamo fare?  Abbiamo moglie e figli da sfamare, chi ci tutela? Siamo di Pozzuoli, abbiamo chiesto un incontro con Figliolia ma lui non ci riceve e, quando passa con l’auto davanti al nostro presidio fatto di gazebo e roulotte, pare addirittura infastidito dalla nostra presenza, tanto che sembra fingere di non vederci.  Eppure riteniamo che un Sindaco debba spendere almeno una parola per dei suoi concittadini mandati via senza motivo da una ditta che lavora per il Comune. Invece per lui non esistiamo. Siamo fantasmi. Lo siamo per il Capo dell’Amministrazione, per gli assessori, per i consiglieri. Nessuno ci ascolta, nessuno è disposto a sentire le nostre ragioni, nessuno ha il coraggio di chiedere conto alla De Vizia di questa ingiustizia nei nostri confronti. Evidentemente, visto che non siamo in campagna elettorale, non interessiamo alla politica. Qualcuno ci ha detto: andatevi a prendere il reddito di cittadinanza e smettetela di fare casino. Ma noi vogliamo lavorare, avevamo un lavoro e vogliamo continuare a farlo, non vogliamo essere assistiti dallo Stato. Ma è veramente questo il modo in cui le istituzioni rappresentano i cittadini? Se uno ha un problema come il nostro, deve davvero morire di fame o di preoccupazioni nell’indifferenza generale?”.

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