La ripresa delle attività didattiche in presenza per le scuole medie inferiori (e, da lunedì prossimo, anche per le superiori), sta creando non poco caos in Campania.

In gran parte degli istituti, infatti, sono stati fatti rientrare tutti gli studenti, contrariamente a quanto prevede il DPCM del 14 gennaio scorso, sulla necessità di proseguire la DAD per il 50% della platea scolastica e di attivare dunque la didattica in presenza per il restante 50% degli alunni.

Con una nota ufficiale diramata ieri (CLICCA QUI PER LEGGERLA) il presidente regionale De Luca ha quindi richiamato i dirigenti scolastici al rispetto delle regole stabilite dal Governo.

Tre le raccomandazioni fatte dal Governatore: presenza in classe soltanto di metà della scolaresca (anche a rotazione), DAD per tutti gli altri (venendo incontro anche a specifiche richiesta da parte di genitori che vogliono continuare a fruire della didattica a distanza) e sostanziale divieto di utilizzo degli orari di ingresso e di uscita differenziati per aggirare l’applicazione delle norme.

Cosa accadrà? Staremo a vedere.

Intanto, proprio dagli alunni arriva l’ennesimo grido di allarme.

A scrivere sono i ragazzi di una seconda classe di scientifico del “Pitagora”, che hanno spiegato in una lettera aperta i motivi per cui, lunedì scorso, hanno scioperato rifiutandosi di fare lezione anche a distanza.

Eccone il testo integrale.

 

“Vogliamo ottenere un trasporto pubblico sicuro e che funzioni bene; avere presidi medico-sanitari nelle scuole con l’attrezzatura necessaria: termo scanner, igienizzante e mascherina per tutti gli studenti che ne hanno bisogno; laddove ci fossero scuole e aule troppo piccole per contenere tutti gli studenti, chiediamo di poter sfruttare nuovi spazi come: palestre, musei e biblioteche; vogliamo avere sportelli di ascolto che funzionino, con uno psicologo, fondamentale secondo noi in un periodo così complicato per noi alunni. Forse molti di voi crederanno che lo sciopero sia un mezzo inutile e non adeguato per tali scopi. Ma riflettete: abbiamo forse altri mezzi per far sentire la nostra voce, che viene continuamente ignorata? Credete sia così facile far sentire la propria voce? La vogliamo anche noi la normalità, quella che ormai sembra tanto irraggiungibile. Qualcuno ha mai pensato a come ci siamo sentiti in questo periodo? Pensiamo proprio di no. Nel pieno dell’adolescenza ci siamo ritrovati ad essere costretti in casa. Abbiamo rinunciato alla normalità: a uscire con gli amici, a stare con i nostri parenti, alle nostre passioni e ai nostri sport. È vero, forse non abbiamo dovuto affrontare situazioni difficili, come la perdita del lavoro, ma avete mai pensato a quanto sia straziante l’idea di star perdendo gli anni migliori dell’adolescenza? Tutto perché coloro che sono al governo non sanno mettersi d’accordo su come risolvere la situazione.  Hanno pensato, giustamente, di preoccuparsi di altro finché non si è arrivati ad un mese di distanza dall’apertura delle scuole. Pensavano forse di trovare la soluzione da un giorno all’altro? O che la soluzione sarebbe arrivata da sola?  E che dire delle persone, adulte o giovani che siano, che non rispettano le regole e si comportano in maniera superficiale? Crediamo che occorra soprattutto consapevolezza e coinvolgimento da parte di tutti. Potrebbe sembrare una situazione senza uscita, però, in tutta questa incertezza noi chiediamo solo di poter tornare, un minimo, a quella normalità che ormai sembra così lontana. Quand’è che avremo delle risposte chiare? Quando ci verrà garantita vera sicurezza? Speriamo di essere riusciti a farvi comprendere il nostro punto di vista e di essere riusciti a sensibilizzarvi su questo argomento”.