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“Diamo a Pozzuoli un teatro comunale!”

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Ricevo e pubblico

“Caro Direttore, le invio questa mia lettera aperta per chiederle ospitalità riguardo un’iniziativa da me fortemente sostenuta. Sono un consigliere  comunale  e a giorni presenterò al Sindaco  e all’Amministrazione una proposta di progetto di fattibilità per un “Teatro civico comunale”.
Non faccio demagogia se ricordo che Pozzuoli è una città di oltre 80.000 abitanti,la quinta città della Campania e la 64° città d’Italia (Wikipedia, dati Istat). Città millenaria di storia e cultura,tra le poche ad avere due anfiteatri romani: il primo di età repubblicana ed il secondo, l’anfiteatro Flavio,della seconda metà del I secolo d.C.; e da studi fatti si ipotizza l’esistenza di un teatro romano nella zona tra via Carlo Rosini e il palazzo Migliaresi. Città priva, nell’alveo cittadino, di una struttura di ritrovo per il confronto tra “l’uomo e la sua comunità”, luogo d’incontro, “casa per creare casa, casa per creare famiglia e figli da educare all’arte, alla cultura e alla bellezza”.

Da giorni sto raccogliendo adesioni a sostegno di questa iniziativa, che  è fortemente sentita nella nostra comunità.

Ho ricevuto diverse testimonianze e raccolto numerose richieste di associazioni e privati cittadini che negli anni, tanti, hanno rivolto alle amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi. Con questa mia missiva, le chiedo di voler dare, a questa iniziativa, una voce mediatica forte, affinché si sappia che tutto ciò   può  essere realizzato solo  attraverso un sostegno popolare.

Sostegno, che vorrà registrare, e che lo scrivente farà proprio per dare forza popolare al progetto. Le invio con la presente, una missiva, a me pervenuta tra le tante, di un’associazione  teatrale a supporto di tale iniziativa, che le darà l’esatta lettura del significato che avrebbe la realizzazione di questo progetto: l’apertura di un  “Teatro civico Comunale”.

Antonio Di Bonito  (consigliere comunale di Pozzuoli)

***

Appello al Signor Sindaco del Comune di Pozzuoli

“Lo spettacolo dal vivo, sia esso teatro di prosa, lirico, balletto, concerto, musical, cabaret, o qualsiasi intrattenimento che preveda la presenza di uno o più artisti che si esibiscano davanti a un pubblico, presuppone lo sforzo realizzativo e il concorso di molte e differenti professionalità. L’apporto di ognuna delle persone coinvolte è indispensabile al conseguimento dell’obiettivo finale che è sempre la creazione di un prodotto artistico di livello, capace di riscuotere il consenso del pubblico. La realizzazione di uno spettacolo dal vivo è, dunque, un lavoro di gruppo, nel quale le competenze di coloro che non appaiono di fronte al pubblico sono importanti tanto quanto il talento di coloro che si presentano davanti allo spettatore. Tutto ciò però non è possibile senza la concreta fisicità strutturale di un luogo a ciò deputato. La “casa” a volte si sceglie, a volte si trova per combinazione, ma è la vocazione alla ricerca della “casa” che spesso la fa trovare, grazie anche alla complicità lungimirante e volitiva di amministratori locali intelligenti. Seppure non è affatto scontato che tra residenze teatrali e creatività ci sia un nesso così determinante; per alcuni la “dimora istituzionale” è comunque fondamentale per la creatività, quando la necessità di espressione artistica è connessa strettamente con la “casa degli artisti”. La richiesta, infatti,  di un “palcoscenico” sul quale esibirsi risponde al desiderio e all’occorrenza di abitare un luogo per renderlo vivo attraverso la presenza e l’incontro con la Comunità. L’impegno che rispetto all’appello che insieme agli altri operatori culturali anche noi rivolgiamo al Signor Sindaco per la destinazione di un’adeguata struttura, è difatti cercare di riaffermare la centralità e la decisività dell’arte, della cultura e della bellezza. Ma abbiamo bisogno di una “casa”, un Teatro che preveda anche la stanzialità permanente delle compagnie presenti sul territorio. Non senza peraltro aver preliminarmente articolato un progetto culturale complessivo che sappia virtuosamente coniugare il lavoro sul territorio con una tensione verso l’Europa e verso le nuove istanze della scena contemporanea”.

Giuseppe Casertano

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