Disagi, rabbia, delusione, amarezza. Ma soprattutto la sgradevolissima sensazione di essere stati presi in giro dal Comune. E’ questo lo stato d’animo dominante in circa 5.000 cittadini ad Arco Felice, ossia i residenti nelle zone in cui il Municipio aveva promesso entro fine gennaio l’avvio della raccolta differenziata a domicilio.

Un servizio  il cui avvio era stato anticipato come imminente fin dai primissimi giorni del nuovo anno attraverso la rimozione (dalle strade che sarebbero state interessate dal “porta a porta”) di tutte le campane e i cassonetti adibiti al conferimento di vetro, plastica e carta.

Esattamente due mesi fa (il nostro primo articolo sulla vicenda risale infatti a sabato 12 gennaio), sembrava tutto pronto per estendere anche a questa importante porzione di territorio la nuova modalità di conferimento dei rifiuti che già viene effettuata con discreti risultati in numerosi quartieri puteolani.

Dall’ufficio igiene urbana del Comune annunciavano che era partita la consegna del materiale necessario alle singole famiglie (una biopattumiera ed una fornitura di sacchetti biodegradabili per l’umido, di buste gialle per il multimateriale e bianche per la carta, più un dettagliato opuscolo con cui si spiega come effettuare correttamente la differenziata);  che chi non era stato trovato in  casa al momento della fornitura poteva ricevere il tutto direttamente recandosi presso il deposito del servizio ecologia presso la palazzina circoscrizionale di Toiano o telefonando dalle 8.30 alle 12.30 al numero 081/8551597; che, non appena completata la distribuzione del materiale alle famiglie interessate, il Comune  avrebbe comunicato la data di avvio del servizio; che il servizio sarebbe partito con lo stesso calendario di raccolta già previsto per via Napoli, Lucrino, rione Gescal e Agnano.

Era dunque già stato stabilito il da farsi per i cittadini: nell’unico bidone di colore marrone, posizionato all’esterno dei palazzi, si sarebbero dovute inserire le buste biodegradabili con l’organico soltanto la domenica, il martedì e il giovedì sera.

Gli altri tipi di rifiuto, invece, sarebbe stato possibile posizionarli nelle apposite buste all’esterno dei palazzi, sempre di sera, tra le 22 e le 24: il multimateriale soltanto il lunedì ed il giovedì; carta e cartone soltanto il mercoledì e il secco indifferenziato (inserito in qualsiasi busta biodegradabile di cui già si disponga in casa) soltanto il lunedì e il venerdì.

E dallo stesso Municipio, con una nota, si rassicuravano i 5.000 residenti di Arco Felice, che in attesa della partenza del servizio a domicilio (per fine gennaio), vista l’eliminazione dalle strade di tutte le campane e dei contenitori per la raccolta differenziata, si potevano depositare i propri rifiuti,  opportunamente separati per tipologia, nell’area comunale presidiata di via Toiano, aperta dal lunedì al sabato dalle 7 alle 17 e nei giorni festivi dalle 7 alle 13.

E, infine, che, in  caso di  dubbi o perplessità di qualsiasi genere, si potevano chiedere informazioni telefonando al numero verde della “De Vizia” (800/903626) oppure a due recapiti del Comune (081/8551504 e 081/8551597).

Insomma, per  usare un’espressione popolare, dal Municipio avevano fatto toccare “il cielo con le mani”.

Ma, tra le parole e i fatti, dev’essere accaduto qualcosa di “grosso” che, fino ad oggi, ha trasformato la promessa di un gradito servizio nella certezza di un insopportabile disservizio.

Già: perché ciò che negli impegni presi dal Comune con i cittadini doveva realizzarsi già da fine gennaio, oggi che siamo praticamente a metà marzo, resta ancora e soltanto una delle tante buone intenzioni di cui, come si sa, sono lastricate le vie dell’inferno.

E l’inferno lo stanno vivendo quelle famiglie di Arco Felice che la differenziata hanno tutta la buona volontà di farla ma aspettano ancora che il Comune si faccia vivo dalle loro parti.

Niente bidoncini, niente opuscoli, niente buste, niente prelievo a domicilio.

Ma, soprattutto, nessuna informazione su quanto tempo ancora ci vorrà per rendere operativo il servizio atteso da fine gennaio.

Questi 5.000 cittadini, da oltre due mesi, sono costretti dal Comune a scegliere tra le seguenti ipotesi: mandare letteralmente il Municipio “a quel paese” e non fare più la raccolta differenziata sversando tutto negli unici cassonetti rimasti per strada (quelli storicamente adibiti allo sversamento di ogni tipo di spazzatura); separare i rifiuti e mettersi in macchina per consegnarli all’isola ecologica di Toiano negli orari in cui è aperto l’impianto; cercare i contenitori per la differenziata più vicini al proprio abituale tragitto e liberarsi dei propri rifiuti separati.

Ma la gente, soprattutto quella che compie il proprio dovere effettuando la differenziata, dopo due mesi di attesa del servizio a domicilio, è stanca di  aspettare che il Comune si decida a fare finalmente la propria parte, senza peraltro sapere quando ciò accadrà.

E la rabbia di questi cittadini sale ancora di più nel vedere, per strada, enormi cartelloni  con cui il Comune e la “De Vizia” (la ditta concessionaria del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti) invitano la popolazione a fare la differenziata per rendere Pozzuoli “una cartolina”.

Una campagna pubblicitaria che sa di “provocazione” per chi la differenziata vuole farla e la fa tutti i giorni, ma è obbligato dal Comune a girovagare in auto per depositarla non avendo più modo di effettuare questa operazione nelle vicinanze della propria abitazione o usufruendo della promessa raccolta a domicilio.

Qualcuno, come Carlo Carione, giornalista Rai tra le vittime del disservizio, ha addirittura lanciato una provocazione attraverso il social network Facebook e, sul proprio profilo personale, ha pubblicato la foto di uno dei maximanifesti della campagna di sensibilizzazione promossa dal Municipio, commentandola con queste testuali parole:   <<Comune di Pozzuoli, mi fai ridere a crepapelle. Ma se sono circa due mesi, dopo che avete rimosso le “campane”, che in via Campi Flegrei aspettiamo gli appositi contenitori. Bene, bene: vuol dire che, invece di caricare la mia macchina di buste colme di vetro, plastica, carta e cartone che sono costretto a depositare in via Solfatara, per dimostrare l’efficacia di questa campagna pubblicitaria (chissà quanto costata), la prossima volta la raccolta differenziata di famiglia la vado a depositare davanti alla porta dell’assessore (in)competente!>>.

Un “post” che ha ottenuto diversi commenti di approvazione, del tipo “dammi l’indirizzo dell’assessore così ci porto pure la mia”, oppure “ho pensato la stessa cosa, sono stufa di essere presa per il c….”.

A questo punto, non si può escludere l’eventualità che anche la Rai si occuperà presto di questo caso, che interessa non solo il giornalista autore del “post” ma ben 5.000 cittadini.

E sarebbe l’ennesima figuraccia “mediatica” rimediata dal Comune di Pozzuoli.

Ma la risonanza televisiva sarebbe il male minore rispetto al disagio arrecato a così tanta gente e alla pessima considerazione che una fetta non irrilevante di popolazione ha dell’Amministrazione di fronte ad una situazione del genere.

Dal Municipio, intanto, dicono  che “entro un mese” risolveranno il problema (senza tuttavia spiegare di che natura è il problema) e che, per ieri mattina, era in programma un incontro con la “De Vizia” per fare il punto di come procede l’estensione del servizio di raccolta differenziata a domicilio.

A dire il vero, come proceda l’estensione del servizio nelle zone in cui il “porta a porta” era stato promesso per fine gennaio, è fin troppo chiaro: malissimo!

Ci auguriamo che chi governa la città e il settore dei rifiuti sia a livello politico che dirigenziale, faccia immediatamente tre cose: recuperi al più presto il tempo perduto finora, accerti i motivi di questi ritardi  prendendo provvedimenti esemplari contro chi li ha causati e chieda pubblicamente scusa a tutte quelle famiglie che da inizio gennaio sono giustamente inferocite con il Comune e vogliono sapere chi devono “ringraziare” per questo “regalo”.

Già è difficile far “digerire” alla popolazione un aumento del 17,60% della tassa sui rifiuti, sostenendo che su questa “stangata” incide di molto il costo per l’aumento della  raccolta differenziata.

Ma, se proprio bisogna pagare di più per avere questa “benedetta” differenziata (e non è affatto scontato che debba essere così, visto che, in altri Comuni d’Italia, più aumenta la percentuale di rifiuti separati e più diminuisce la Tarsu), che almeno in cambio si abbia un servizio anziché un ostacolo!

(da “Il Corriere Flegreo” del 12 marzo 2013)