“Scalzacani”. Così l’architetto Domenico Grande commentò il nostro articolo del 22 ottobre scorso sull’inaugurazione della villetta del Carmine  osservandone gli spigoli vivi (e i paletti sbilenchi per coprire quel pericolo) realizzati dopo nove mesi di lavori e 250mila euro della collettività spesi (2/3 in più dei 150mila inizialmente previsti).

Cosa dirà adesso lo stesso professionista quando vedrà cosa è successo ieri sera?

Tutto è ben illustrato nella foto di copertina.

Tre secchi riempiti d’acqua per circa metà della loro capienza dagli operai della ditta esecutrice per “riattaccare” le mattonelle già traballanti in uno dei corridoi di accesso al manufatto.

Anche altre sarebbero piuttosto instabili, ma pare che  per ora si sia preferito non toccarle, forse allo scopo di evitare guai peggiori con un temutissimo effetto-domino.

Roba da andare a nascondersi per la vergogna, nella migliore delle ipotesi.

A meno che qualcuno non tiri fuori la la storia che anche in questo caso sia stata colpa del bradisismo, così come per le continue rotture delle condotte idriche