Ecco il testo della lettera che un cittadino ha appena inviato al comandante dei vigili urbani e al sindaco di Pozzuoli. L’oggetto della missiva è: “articolo 328 del codice penale: omissione o rifiuto di atti d’ufficio”

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Ricevo e pubblico

Pregiatissimo  comandante Pubblico, è con questa mia che intendo informarla riguardo ad un fatto gravissimo accaduto sabato 8 febbraio 2014 alle ore 18:00 nei pressi di via Napoli, all’altezza della traversa che porta alla fermata della Cumana dei Cappuccini.

Mi trovavo in auto assieme a moglie e figlio di appena 3 anni quando decidiamo di parcheggiare l’automobile e fare due passi.

Con non poche difficoltà individuiamo una famiglia che sta per partire con l’automobile e liberare un posteggio.

In attesa che quest’ultima metta in moto il veicolo e “ceda” il posto, decido di non intralciare la viabilità e chiedo a mia moglie di attendermi sul posto in attesa di girare l’autovettura e permettere alle auto in coda di transitare tranquillamente.

In ben 6 secondi di manovra, noto mia moglie alle prese con un uomo (se cosi posso definirlo) che con fare minaccioso pretende che  ella “si tolga davanti” e lo lasci parcheggiare perché deve andare a lavorare.

Facendogli presente che ero andato semplicemente più avanti per far scorrere il traffico, “l’essere” decide di passare alle maniere forti minacciando di investirla se non si fosse tolta dall’area contesa.

Resomi conto che la situazione stava degenerando e che l’energumeno aveva osato addirittura strattonarla, scendo dall’auto (parcheggiandola momentaneamente a lato del lungomare Pertini) e chiedo l’intervento del 112.

Sul posto giungono due uomini della Polizia Municipale, uno dei quali qualificatosi come maresciallo.

Di primo acchito, chiedo agli agenti di identificare l’aggressore per poter sporgere denuncia.

La prima richiesta cade nel vuoto.

Successivamente, uno dei due vigili, appresa la dinamica dei fatti e ignorando lo stato di shock in cui è piombata mia moglie, afferma di “non aver assistito alla scena e per tale ragione di non poter fare nulla, che il posto ormai era stato occupato e dovevamo lasciar perdere”.

Come se il nostro obiettivo dopo un’aggressione fosse stato ancora il parcheggio!

Il maresciallo, invece, ci invita ad andarcene lasciando perdere, nonostante “una donna” fosse stata strattonata e intimidita con urla e brusche accelerate.

Visti i nostri “diritti” calpestati, decidiamo di allertare la Polizia di Stato.

Nel frattempo, mia moglie, sotto shock, risponde in malo modo al primo agente che aveva sminuito l’accaduto e ci aveva liquidato. Da precisare che la stessa è stata da me redarguita pubblicamente per aver osato utilizzare un termine poco “elegante”.

Successivamente si è scusata e per lo shock è scoppiata in lacrime.

In questa occasione i due agenti “esigono” tempestivamente che mia moglie consegni un documento per poterla identificare e sporgere denuncia nei suoi confronti per “oltraggio a pubblico ufficiale”.

Il paradosso di questa vicenda a dir poco degna di “Zelig”  è che da vittime di uno squilibrato, siamo passati a doverci difendere da chi avrebbe dovuto “difenderci”.

L’intervento della Polizia di Stato riesce a portare un po’ di equilibro tra noi e gli agenti di polizia municipale, mentre l’energumeno, da “imputato” è passato a “spettatore”, assieme alla folla accorsa per la vicenda.

In più sempre uno degli agenti di polizia municipale mi chiede di spostare immediatamente l’autovettura dal lato lungomare Pertini, altrimenti avrebbe proceduto alla stesura di un verbale.

Come se avessi parcheggiato in quel punto non per soccorrere mia moglie, ma per andare a mangiare un gelato.

Dopo il terremoto di equivoci e poca chiarezza, si passa alla identificazione dell’esaltato e di mia moglie ormai stremata.

Successivamente sono costretto ad accompagnare quest’ultima al pronto soccorso per un forte stato di agitazione e una leggera contusione alla gamba destra dovuta ad una violenta manovra di parcheggio effettuata dallo squilibrato.

Inutile elencarle i reati di cui dovrà rispondere quest’ultimo (regolarmente denunciato),  ma la cosa che non riesco a comprendere e a digerire è stato l’atteggiamento degli uomini in divisa che avrebbero dovuto tutelarci e non l’hanno fatto.

Lei, cosa farebbe al posto mio?

Gian Luca Bruno