Un’inchiesta che potrebbe avere risvolti clamorosi è quella in corso sulle elezioni amministrative  dell’11 giugno scorso e riguarda le modalità di presentazione delle candidature al consiglio comunale.

Sotto accusa ci sarebbero già oltre 70 persone per violazione della legge elettorale.

L’accusa, nello specifico, è quella di aver firmato il proprio sostegno a beneficio di diverse forze politiche in competizione tra loro.

Nessun elettore, infatti, può sottoscrivere più di una dichiarazione di presentazione di liste di candidati.

Chi  lo fa commette un reato penale punito con la reclusione fino a tre mesi o con multe  da 200 a 1000 euro.

Ogni forza politica, infatti, per potersi vedere convalidata la lista dei candidati,  ha dovuto raccogliere, entro il 13 maggio, tra le 200 e le 400 firme di sostegno alla lista da parte di cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune.

Si è poi scoperto che decine di cittadini risultavano sostenitori di più liste, cosa proibita dalla norma.

I vigili urbani puteolani, delegati alle indagini dalla Procura di Napoli (non si sa se allertata da un esposto o dalla stessa commissione elettorale preposta alla verifica delle liste) stanno identificando, come persone informate sui fatti, tutti i pubblici ufficiali che hanno autenticato le firme dei sottoscrittori delle liste che hanno partecipato alle Comunali di nove mesi fa.

Tra di essi ci sono numerosi esponenti politici (l’assessore Roberto Gerundo, i consiglieri Sandro Cossiga, Lydia De Simone, Tito Fenocchio e Paolo Tozzi, gli ex consiglieri  Ciro Del Giudice, Antonio Di Bonito, Guido Iasiello, Michele Luongo e Filippo Monaco) che saranno chiamati a testimoniare sull’accaduto.

Una vicenda dai contorni ancora non del tutto chiari.

Bisogna infatti capire se, alla luce di quanto emergerà, ci siano rischi di esclusione dal Consiglio Comunale  per una o più forze politiche (nel caso in cui le firme incriminate inficiassero il numero minimo necessario di 200 sottoscrizioni  per partecipare alle elezioni) e se tutti i cittadini indagati dichiareranno di aver commesso un errore per superficialità o ignoranza della legge.

Se infatti qualcuno non dovesse riconoscere la propria firma a sostegno di una lista diversa da quella autografata in precedenza, l’inchiesta potrebbe concentrarsi su ipotesi di reato ancora più gravi, come il falso e la sostituzione di persona.

Staremo a vedere cosa accadrà.