“Sto bene, ma sarei stato molto meglio se non fosse accaduto nulla. Però sono fortunato se posso ancora raccontarlo: ho visto davvero la morte in faccia…”.

Comincia così l’intervista a Enzo Addati, il 50enne gioielliere e presidente cittadino dell’Ascom (nella foto grande in alto) che, nel tardo pomeriggio di ieri, ha sventato una rapina ai danni della propria attività commerciale in piazza della Repubblica, opponendosi con tutte le sue forze a due banditi armati e rimediando 20 punti di sutura alla testa più 25 giorni di prognosi per ferite e contusioni in varie parti del corpo.

http://www.pozzuoli21.it/tentata-rapina-in-gioielleria-ferito-il-presidente-dellascom/

Lo incontro nel suo negozio intorno alle 13.

Ha il cranio quasi completamente bendato.

Mentre parla con me, riceve tante telefonate e visite di solidarietà.

Nel frattempo, una collaboratrice sta ripulendo il negozio dalle tantissime macchie di sangue, “frutto” della tremenda colluttazione tra lui e i banditi. Sangue di cui, al momento di entrare in gioielleria, sento ancora il macabro e pungente odore appena supero la prima porta automatica.

***

Allora, Enzo: puoi dirci com’è andata?

Erano le 18,30 e nel negozio è entrato un giovane ben vestito, con occhiali scuri a coprire il volto. Mai avrei pensato che fosse un rapinatore, anche perché è noto a tutti che la mia attività è piena di telecamere a circuito chiuso. Invece…

Invece in quel momento è iniziato il tuo incubo…

Già. Questo qui ha preso dalla cintola una pistola, me l’ha puntata a distanza e mi ha intimato, in dialetto, di dargli tutto. E’ stato un attimo. Ho fatto due passi per uscire dal bancone e gli sono saltato addosso…

Come hai trovato il coraggio? Poteva ammazzarti…

E’ stata la forza della disperazione, non sai da dove la prendi, ma ce l’hai e la tiri fuori. Sono stati momenti interminabili: non finivano mai…

Raccontaci…

Non si è capito niente. Lui urlava “ti sparo! ti sparo!” e io tentavo di sbatterlo contro la porta automatica. Mi sono difeso come potevo, anche afferrandogli i testicoli sperando che svenisse dal dolore. Ma niente. Lui continuava a gridare, a minacciare di uccidermi e a picchiarmi. Ad un tratto ha caricato la pistola…

Enzo Addati durante l'intervista di oggi
Enzo Addati durante l’intervista di oggi

Immagino che sia stato quello il momento più tremendo…

E’ stato il momento più tremendo ma anche quello in cui ho capito che potevo farcela. Nel caricare la pistola, l’arma è rimasta col carrello aperto. Sono riuscito a notare questo particolare fondamentale. Ho il porto e d’armi e so che, quando accade una cosa del genere, vuol dire che la pistola si è inceppata oppure non ha il colpo in canna.

Ovviamente, questo lo ha capito anche il bandito…

Sì. Infatti, a quel punto, anche se continuava selvaggiamente a colpirmi col calcio della pistola, e il mio sangue schizzava sui suoi indumenti, mi ha implorato di sbloccare la porta per farlo andare via. Mentre continuava a colpirmi, gli ho sbloccato la porta e lui mi ha spinto nel vano tra le due porte. E’ stato in quel momento che ho visto entrare il suo complice dalla seconda porta. Era armato anche lui e ha cominciato a picchiarmi. Gridavo aiuto con tutta la forza che potevo: ma uno di loro mi ha messo la mano sulla bocca mentre entrambi continuavano a malmenarmi e a colpirmi col calcio di una pistola o forse anche di entrambe.

Cosa è successo a quel punto?

E’ successo che io ero praticamente disteso nel vano tra le doppie porte mentre loro mi massacravano di botte. Ho avuto l’impressione che volessero ritrascinarmi all’interno del negozio. E, se ci fossero riusciti, non  so cosa mi sarebbe potuto accadere. Solo che, nell’attimo in cui uno di essi mi ha tolto la mano dalla bocca, ho lanciato delle grida così forti che finalmente qualcuno mi ha sentito, ha visto quello che stava accadendo dall’esterno e ha iniziato a sua volta a gridare aiuto a tutti i passanti. In quel preciso istante, i due banditi hanno capito che non potevano fare più niente e sono scappati via.

Poi, all’esterno del negozio, è cominciato l’inseguimento ai rapinatori da parte della gente.

Queste cose le ho sapute ovviamente dopo, quando mi sono ripreso dallo shock e sono stato medicato in ospedale. E, sia da commerciante che da presidente della Confcommercio locale, voglio fare un plauso a tutta la cittadinanza, perché ognuno si è adoperato come ha potuto per aiutarmi. Voglio ringraziare per l’operatività la polizia ed i carabinieri che hanno congiuntamente catturato i due malfattori. Ma voglio ringraziare soprattutto la guardia giurata che, sia pure disarmata e in borghese,  ha inseguito uno dei rapinatori fino a bloccarlo sul sovrappasso della stazione Cumana di Pozzuoli (il vigilantes si chiama Fabio Natalizi, ha 38 anni, è un dipendente dell’istituto di vigilanza privata “Supervision” e lavora all’esterno della filiale Unicredit di via Oberdan: dopo aver “placcato” uno dei due banditi, ha anche indicato alle forze dell’ordine in che direzione fosse scappato l’altro complice, catturato pochi minuti dopo nei pressi di un’agenzia di scommesse nella vicina via Pergolesi, ndr).

Enzo Addati con la guardia giurata Fabio Natalizi, che ha inseguito e bloccato uno dei due rapinatori fino al sovrappasso della Cumana di Pozzuoli
Enzo Addati con la guardia giurata Fabio Natalizi, che ha inseguito e bloccato uno dei due rapinatori fino al sovrappasso della Cumana di Pozzuoli

Enzo, so che vuoi lanciare un appello: fai pure…

Sì. All’Amministrazione Comunale. Spero che attivi al più presto il servizio di videosorveglianza in città. Sarebbe un deterrente per i malintenzionati, a vantaggio di tutta la comunità.

***

Come dare torto al presidente dell’Ascom?

Tuttavia, basterebbe anche un po’ di “normalità” nei controlli: perché è davvero inconcepibile che due banditi armati possano entrare in una zona a traffico limitato a bordo di un motorino rubato!

C’è qualcuno che dovrebbe impedire tutto ciò?

E, se c’è, dov’era ieri pomeriggio?

Ai posteri l’ardua sentenza…

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