Il geometra Guglielmo Sarno

Sembra una storia incredibile, ma purtroppo non lo è. E’ il calvario che sta subendo Guglielmo Sarno, 46enne geometra di Pozzuoli. Lui è uno dei quattro figli della signora residente al parco Bognar deceduta undici giorni fa per coronavirus, la prima vittima puteolana del COVID-19.

Da quando si è consumata la tragedia, Guglielmo sta vivendo due incubi. Al dolore per il distacco dalla mamma senza nemmeno poterle dare un ultimo saluto si  è infatti aggiunta una diceria che circola sul suo conto e che gli sta procurando non poco, ulteriore, stress.

A raccontarci di cosa si tratta è lo stesso Guglielmo.

“Appena  ho saputo che mamma era positiva al coronavirus, il giorno prima che lei morisse, mi sono messo volontariamente in quarantena nell’abitazione in cui risiedo con la mia compagna. Alla quarantena poi ci sono stato obbligato dall’Asl e la mia compagna, pur non essendo tenuta ad osservarla, l’ha proseguita con me. Premetto che né io né i miei  due fratelli né mia sorella siamo positivi al coronavirus. Ci sono i tamponi che lo provano. Ebbene, dopo quattro giorni dal  decesso di mamma, giovedì 19, mi trovo i vigili urbani fuori l’uscio di casa. Dicono che devono controllare che io stia effettivamente rispettando l’isolamento domiciliare. Chiedo per quale motivo. E mi rispondono che esiste una denuncia contro di me.  Qualcuno sostiene che io me ne stia andando a zonzo per la città invece di stare in quarantena. Una balla colossale. Posso provare in qualsiasi momento che io non mi sia mai mosso dalle pareti domestiche.  Sono esterrefatto.  Chiedo spiegazioni alla municipale. Chi mi accusa? Dove sarei stato avvistato? Quando? Ci sono foto o video che lo provano? Niente. Nessuna risposta.  Devo subire quest’accusa infamante senza potermi difendere.  Ci resto malissimo: congedo i vigili dicendo che loro, prima di dare credito a certe voci e di riferirle a chi già vive una fragilità psicologica a causa del gravissimo lutto subìto, devono accertarne la fondatezza. Loro se ne vanno dicendo di essersi limitati soltanto a compiere il proprio dovere: verificare che io fossi in casa. Resto senza parole”.

Ma non è finita qui: vero, Guglielmo?

No. L’altro ieri, martedì 24, i vigili tornano alla carica. E stavolta, con modi molto più spicci, mi intimano a rispettare la quarantena, mi ripetono che ci sono altre denunce contro di me per aver violato l’isolamento e mi dicono che, siccome loro sanno dove io vado in giro, la prossima volta mi beccheranno sul fatto e mi denunceranno.  Cerco di mantenere la calma per non esplodere. Ribadisco di non aver mai violato la quarantena. Ancora una volta chiedo di poter visionare le prove di quanto affermano e ancora una volta non ricevo risposte. Loro ripetono sempre le stesse cose. Mi trattano pure come un appestato, intimandomi  a stare ad una certa distanza. Al che devo spiegare che non sono positivo al tampone e che casomai, visto che io sono in casa e loro all’esterno, dovrei essere io a preoccuparmi di tenerli lontani da me e non il contrario.  Non ci lasciamo bene, il loro modo di porsi nei miei confronti è insopportabile per me che sono in totale buona fede e non ho mai violato la quarantena. Appena vanno via, ho un attacco di panico, devo prendere dei calmanti per non sentirmi male e non perdere l’autocontrollo col rischio di fare qualche sciocchezza.

Cosa hai fatto per tutelarti?

Ho scritto un esposto e l’ho inviato al comandante dei vigili, al Sindaco e al responsabile comunale della protezione civile. Ho raccontato i fatti e ho chiesto che venga accertata la veridicità delle accuse nei miei confronti, anche controllando le telecamere di videosorveglianza comunale nelle zone che, si dice,  io abbia frequentato.  Ho chiesto anche che siano perseguiti per calunnia e per procurato allarme l’autore o gli autori di quegli esposti, indicando la mia compagna come testimone della falsità di queste accuse. Domani scade la mia quarantena. Potrò uscire, come tutti, solo in casi di estrema necessità. E continuerò a rispettare la legge come ho sempre fatto. Ma esigo che sia tutelata la mia reputazione e voglio andare fino in fondo a questa storia assurda.  Cattiverie del genere non si dovrebbero fare a nessuno: meno che mai a chi sta vivendo una tragedia personale come la mia.