400 milioni di euro finanziati dal Governo per le esigenze alimentari dei cittadini che non hanno più reddito a causa del coronavirus.

Ne abbiamo scritto ieri subito dopo l’annuncio dato in diretta televisiva dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri.

Ma come saranno ripartiti questi soldi?

Ve lo spieghiamo pubblicando la bozza dell’ordinanza di protezione civile che è stata trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione o per eventuali emendamenti.

Il criterio scelto per dividere questi fondi è stato quello di stabilire due quote.

Una quota “A”, di 320 milioni di euro che (salvo alcune eccezioni particolari, indicate nell’ordinanza) che vede un finanziamento di 5 euro e 30 centesimo per ogni residente.

Una quota “B” (i restanti 80 milioni di euro) che invece viene ripartita in base alla differenza tra il reddito medio annuo di ogni comune rispetto al reddito medio annuo nazionale.

Nella bozza di ordinanza (che pubblichiamo integralmente: CLICCA QUI PER LEGGERLA ) è spiegato tutto, con tanto di cifre per ogni comune.

Per restare sul nostro territorio, nei quattro comuni dell’area flegrea arriveranno complessivamente 1.445.122,03 euro per soddisfare le esigenze di una popolazione complessiva di 161.121 residenti.

Pozzuoli (oltre ai 200mila euro già stanziati dall’Amministrazione) avrà altri 708.761,64 euro;  Quarto riceverà 394.493,85 euro; Bacoli percepirà 228.846,25 euro; Monte di Procida incasserà 113.020,79 euro.

In media, questo contributo statale ammonta, per l’area flegrea, a circa 9 euro per residente.

Il che, in teoria, significherebbe che se tutte le 56.640 famiglie flegree avessero bisogno di questo aiuto, ognuna di esse percepirebbe in media poco più di 25 euro.

Le cose invece, nella realtà, stanno molto diversamente.

Secondo le volontà della Protezione Civile, questo denaro dovrà servire a garantire la distribuzione, da parte di ogni Comune, di buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari, del valore medio che potrà arrivare anche a 300 euro  per ogni famiglia.

Ma questi buoni spesa saranno regalati solo ai nuclei familiari che non avranno già ricevuto altri aiuti dallo Stato, e che dunque non hanno, tra i loro componenti, né chi prenderà i contributi stabiliti dal decreto “Cura Italia” (come i 600 euro per gli autonomi) né chi percepisce già il reddito di cittadinanza.

Ovviamente, ogni singolo Comune avrà un certo margine di autonomia nell’individuare le famiglie povere, per cercare di indirizzare il massimo possibile di buoni spesa ai nuclei familiari realmente bisognosi.