La Procura napoletana della Repubblica starebbe indagando su un’altra incredibile vicenda che riguarda  i controlli sulle attività commerciali puteolane da parte del Comune.

Un’inchiesta che scaturisce da quella già avviata dalla magistratura partenopea a proposito delle mancate chiusure di numerosi negozi e locali che avevano violato le regole sull’occupazione di suolo pubblico, così come abbiamo scritto lo scorso 5 novembre (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO).

Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero infatti alcune carte che descrivono il modo quanto meno superficiale con cui Municipio di Pozzuoli, in un determinato periodo di tempo e per casi circoscritti, ha applicato le norme che esso stesso si è dato proprio per consentire l’occupazione di suolo pubblico agli esercenti che ne hanno fatto richiesta.

Dall’esame di queste documentazioni, starebbero emergendo situazioni davvero molto gravi.

Per comprendere  meglio di cosa stiamo parlando, va ricordato che, il 27 marzo 2013, con la delibera numero 8, il Consiglio Comunale di Pozzuoli ha modificato  ed integrato il regolamento  locale per le occupazioni di spazi ed aree pubbliche.

In particolare, all’articolo 6 del nuovo regolamento, c’è scritto che  “il rilascio dell’atto di concessione o di autorizzazione è subordinato all’assenza di morosità pregresse relative ad imposte, tasse, canoni e tariffe per servizi comunali e per fitti o canoni dovuti per l’uso di beni dell’Ente”.

In sostanza, se tu commerciante hai un debito nei confronti del Comune per i servizi che esso ti rende (a cominciare dalla fornitura di acqua e dal prelievo e smaltimento della spazzatura), non puoi ottenere alcuna autorizzazione dal Comune ad occupare suolo pubblico.

Ebbene, sembra proprio che a Pozzuoli, tra il 2014 ed il 2017, alcuni “fortunati” abbiano potuto aggirare questa disposizione, continuando ad occupare suolo pubblico comunale pur essendo debitori del Comune.

In che modo?

Consegnando, all’ufficio municipale preposto, un’autocertificazione in cui dichiaravano di essere in regola con i pagamenti al Municipio.

E ottenendo il permesso ad occupare suolo pubblico senza che nessuno controllasse il possesso di questi requisiti e, dunque, la veridicità di queste autocertificazioni.

Per ottenere il via libera al rilascio delle autorizzazioni, infatti, occorreva una liberatoria che attestava l’effettiva assenza di morosità da parte di queste attività: liberatoria che doveva essere rilasciata  dall’ufficio comunale preposto ai Tributi e girata a quello preposto all’occupazione di suolo pubblico.

Liberatorie che, nei casi di Pozzuoli finiti al vaglio della magistratura, non esistono.

Se questo stato di cose dovesse essere confermato anche come verità giudiziaria, potremmo ben dire che, grazie ad un falso ed ai mancati controlli da parte del Comune, alcuni commercianti hanno non solo potuto aggirare le regole impunemente, ma hanno anche fatto concorrenza sleale nei confronti di altri loro colleghi che queste regole, invece, le rispettavano.

Vedremo quali saranno gli ulteriori sviluppi di questa indagine ed i provvedimenti che assumerà la magistratura.

Per ora, a lasciare senza parole, è il silenzio che regna a Pozzuoli su queste vicende.

I commercianti (anche quelli penalizzati da situazioni del genere) tacciono perfino di fronte alle “provocazioni” di un sindacalista del comparto, che li ritiene “sottomessi” al “potente” di turno.

La politica addirittura non ne vuole nemmeno discutere.

Prova ne sia quanto accaduto nell’ultimo consiglio comunale di lunedì scorso, quando, appena si è avuto il sentore che un esponente di opposizione stesse per chiedere conto al Sindaco delle indagini su presunti “figli e figliastri” nel sanzionare le occupazioni abusive di suolo pubblico, la maggioranza ha fatto mancare il numero legale in aula determinando lo scioglimento e l’interruzione definitiva della seduta.

Di cosa si ha paura su questi argomenti?

Di ammettere una dura verità e di non avere scusanti per farla franca agli occhi dell’opinione pubblica?

Commenti