Ricevo e pubblico*

Gentile Direttore, in relazione all’ ordine del giorno che si discuterà domani, venerdì 27 dicembre, in Consiglio Comunale in merito “all’abuso di occupazione del suolo pubblico”, gradirei fare chiarezza su una vicenda nata in seguito al deposito di un mio esposto presso la Procura della Repubblica di Napoli.

Tale esigenza nasce dal fatto di rendere edotta la cittadinanza non solo circa i fatti che sono stati oggetto dell’esposto, ma anche perché si comprendano le ragioni che mi hanno indotto a presentarlo nei confronti di una classe politica di cui ho fatto parte.

Ciò è reso ancora più necessario dal fatto che qualche commerciante pensa che io mi sia accanito nei confronti di una categoria alla quale appartenevo fino al 2014, anno in cui i noti fatti che mi hanno interessato (che giova ricordare si sono conclusi con l’archiviazione perché il fatto non sussiste) mi hanno volontariamente allontanato dalla politica è dalla città!

Ciò premesso, nel marzo del 2017 ho depositato un esposto in relazione al quale è sorto un procedimento penale, dapprima a carico di ignoti, poi iscritto a carico del sindaco Figliolia.

Siffatto esposto – che nasce grazie alla segnalazione di un Suo lettore, che Lei mi girò ed a cui ho dato doverosamente seguito – aveva ad oggetto la incresciosa vicenda relativa alla irragionevole disparità di trattamento riservata dall’amministrazione comunale che aveva emesso ordinanze di chiusura degli esercizi commerciali di Pozzuoli solo nei confronti di alcuni e non di tutti quelli che avevano abusivamente occupato il suolo pubblico.

Vale la pena di ricordare che i numeri di tale disparità sono notevoli: infatti, a fronte di più di 200 verbali redatti dalla polizia municipale negli anni 2014, 2015 e 2016, solo una sessantina di trasgressori sono stati sanzionati con l’ordinanza di chiusura, alla faccia di chi dice di aver impartito una severa lezione di legittimità!

Dei restanti per “grazia ricevuta” non si hanno ancora notizie in merito.

Ebbene, all’esito dell’attività di indagine svolta dalla Procura della Repubblica, il Pubblico Ministero, seppur non individuando nella condotta del Sindaco fattispecie penalmente rilevanti, come si ritrae dalla richiesta di archiviazione accolta dal Gip, è pervenuto alla conclusione che il  Sindaco Figliolia ha adottato una condotta illegittima sotto il profilo della gestione amministrativa della vicenda in esame.

In buona sostanza, afferma il PM che é stata compiuta una sperequazione a danno o a favore dei commercianti ma che, non avendo egli trovato le prove per dimostrare che le violazioni e le omissioni del Sindaco siano state intenzionalmente commesse per favorire taluno, ha dovuto, allo stato, formulare richiesta di archiviazione, fatti salvi eventuali fatti nuovi che potrebbero far riaprire le indagini così come previsto dalla legge!

Le conclusioni cui è pervenuto il Pubblico Ministero pur rispettabili lasciano perplessi perché sancisce un  principio secondo cui chiunque detenga un potere  decisionale può arbitrariamente utilizzarlo, adottando discrezionalmente provvedimenti, senza che ciò rappresenti un reato, a meno che non emergano elementi da cui risulti che lo abbia intenzionalmente voluto in violazione della la legge.

A questo punto, per tutti coloro che non rispettano alcune norme, esiste sempre la speranza che si venga “graziati” per gestioni caotiche (ad esempio,  se non pago la tassa della mia auto posso sempre sperare che qualcuno si possa dimenticare di notificarla tanto non è punibile in alcun modo  perché bisogna dimostrare il “dolo”).

Ad onor del vero ha ragione il Sindaco a dire che non è mai stato sentito per questi fatti, ma non stati sentiti neanche coloro che erano interessati alla vicenda – ad esempio Dirigente, funzionari amministrativi, Polizia Municipale e commercianti, i quali avrebbero potuto chiarire le ragioni per le quali l’ordinanza di chiusura venne adottata solo nei confronti di taluni e non nei confronti di tutti benché almeno una parte  delle  stesse ordinanze fossero state predisposte e portate per la firma sulla scrivania del sindaco, dove lì sono rimaste inspiegabilmente fino ad oggi in un cassetto. Peccato!

Orbene, potrà anche non ravvisarsi una responsabilità di natura penale nella condotta del Sindaco, ma ne ha un’altra nei confronti non solo della intera comunità di Pozzuoli che gli ha conferito un mandato,della sua stessa maggioranza, ma soprattutto di quegli imprenditori che si sono visti chiudere l’esercizio commerciale  i quali attendono di conoscere le ragioni di questa evidente disparità di trattamento adottata dal primo cittadino.

Rammarica la circostanza che il Sindaco, per mancanza del numero legale nell’aula consiliare, non abbia potuto chiarire nell’ultima seduta di Consiglio Comunale, le ragioni di tale disparità di trattamento.

Di certo, il Primo Cittadino avrà la possibilità di farlo domani, venerdì 27 dicembre, data del prossimo Consiglio Comunale, sebbene ho notato che l’ordine del giorno relativo è stato messo come ultimo punto in discussione, dopo il voto sui debiti fuori bilancio.

Mi auguro che non venga meno la verve dei Consiglieri di maggioranza (dimostrata nel precedente Consiglio)  a voler controbattere legittimamente alle pesanti accuse del consigliere Postiglione.

Così conosceremo le tesi difensive e magari ci convinciamo tutti che i giudici hanno  preso un granchio!

Ovviamente nella speranza che non manchi il numero legale, ipotesi a questo punto inverosimile anche se nella vita non si può dar mai nulla per scontato.

In ogni caso, tale vicenda non consente di comprendere le ragioni per le quali il Sindaco seppur legittimamente volle bypassare il nuovo regolamento, approvato anche dal sottoscritto, che stabiliva solo alla seconda sanzione la chiusura accessoria dei 5 giorni, inasprendola con una sua direttiva che invece prevedeva severamente la chiusura alla prima sanzione per poi non rispettarla nei confronti di una categoria da sempre in difficoltà ma che, bene o male, rappresenta economicamente una buona parte della città in perenne difficoltà di assenza di lavoro.

Così come non rimango sorpreso per la condanna del Comune in merito ad un ricorso vinto da un esercente colpito da ordinanza di chiusura  sebbene avesse provveduto a ripristinare lo stato dei luoghi. Il TAR Campania, infatti, con la sentenza n.4391 si è pronunziata stabilendo che allorquando interviene il ripristino dello stato dei luoghi un ordine di ripristino è palesemente privo di oggetto e quindi l’atto risulta nullo per difetto di un elemento essenziale (…) per cui rimane preclusa la possibilità di ordinare un ripristino che è già stato attuato fin dall’ epoca dell’abusiva occupazione “.

In pratica, chi aveva qualche tavolo fuori dal metraggio consentito al momento della sanzione e lo avesse immediatamente rimesso a posto, non doveva essere chiuso.

Quindi cornuti e mazziati.

In definitiva ritengo di aver fatto il mio dovere ed anzi, tutto ciò per garantire l’uguaglianza di tutti gli esercenti.

Purtroppo dal silenzio degli interessati devo concludere che questa vicenda voglia essere dimenticata e che, in fondo, la città è contenta di come è amministrata.

Ed allora, come recita il titolo di un film del grande Totò, “Arrangiatevi”.

Tanto vi dovevo,per quanto mi riguarda la faccenda è chiusa!

*Ciro Del Giudice (già consigliere comunale di Pozzuoli)