La decisione è definitiva ed era nell’aria.

Dopo la clamorosa sentenza del Tar  (che ha espulso per “offerta anomala” la ditta vincitrice dell’appalto di cinque anni per la refezione scolastica nelle scuole materne),  il Comune non farà né ricorso al Consiglio di Stato né una nuova gara, ma, così come è stato deciso con la delibera di Giunta numero 133 del 30 ottobre (CLICCA QUI PER LEGGERLA), affiderà il servizio alla società seconda classificata, ossia proprio quella che aveva fatto ricorso alla giustizia amministrativa, vedendosi riconosciuta la decadenza del concorrente.

La mensa negli asili municipali sarà dunque gestita (fino a giugno 2023) dal Raggruppamento temporaneo di Imprese costituto da “La Cascina Global Service s.r.l.” e “Ristora Food & Service s.r.l.”.

Un sodalizio di aziende che, così come quella uscente, potrà contrattare liberamente con i dirigenti scolastici anche il prezzo da praticare per i pasti nelle scuole elementari.

Ed è proprio il costo della refezione per i genitori  un potenziale tallone d’Achille di questa novità.

Se infatti la ditta ancora in servizio era riuscita a chiudere, con un enorme ribasso (proprio quello “censurato” dal Tar per i motivi che abbiamo spiegato in un precedente articolo), un prezzo molto vantaggioso (3,56 euro a pasto), la società che adesso le subentrerà dovrà incassare, per ogni pasto, 5 euro e 19 centesimi, ossia il 46% in più dell’attuale concessionario.

La differenza non è da poco: 1 euro e 63 centesimi di aumento per ogni pasto rappresenta un esborso di denaro che, per chi ha più di un figlio all’asilo o alla primaria, nell’arco di un mese, soprattutto nelle famiglie meno abbienti, rappresenta un peso considerevole nell’economia del bilancio domestico.

Cosa si sta facendo per scongiurare questo salasso?

Per la scuola dell’infanzia interverrà il Comune (visto che l’appalto è solo per la mensa negli asili) mettendoci soldi per coprire la differenza di costi e lasciare invariate le esenzioni o le riduzioni di prezzo, così come già stabilito in precedenza.

Per capirci meglio, chi ha un Isee inferiore a 3.000 euro continuerà a non pagare la mensa, chi ha un Isee tra 3.000 e 5.000 euro continuerà a pagare 1 euro a ticket, chi ha un Isee tra 5.001 e 15.000 euro pagherà sempre 2,50 euro a pasto e chi supera i 15.000 euro di Isee pagherà ancora 3,50 euro a ticket.

Il resto ce lo metterà il Municipio, prelevando denaro dal fondo di riserva.

Per la scuola primaria (che decide autonomamente il da farsi) invece, bisognerà capire come intende muoversi la nuova ditta. 

Da indiscrezioni che stanno filtrando con insistenza, sembra che il concessionario entrante, su richiesta informale da parte dell’Amministrazione,  stia proponendo ai dirigenti scolastici, per il pasto nelle elementari, lo stesso prezzo praticato finora dalla società espulsa dal Tar, ossia 3 euro e 50 a pasto per tutti.

Uno sconto che pare possa essere raggiunto togliendo o il contorno o la frutta (o entrambe le pietanze) dal menù base per gli alunni della scuola primaria.

Offerta al vaglio dei dirigenti scolastici, che ovviamente, nel rispetto delle leggi e della libera concorrenza tra imprese, potranno anche scegliere di affidare il servizio mensa nelle elementari a soggetti diversi dall’impresa subentrante nella refezione comunale.

Questa è la situazione attuale, che ovviamente si evolverà nei prossimi giorni, anche per capire come verrà gestita dal Comune e dalle singole scuole la scorta dei ticket già acquistati dai genitori con la ditta uscente e non ancora utilizzati.

Pure in questo caso, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, pare che si farà di tutto per non creare un ulteriore aggravio di costi alle famiglie, consentendo l’utilizzo di questi tagliandi, fino ad esaurimento delle scorte, anche per assicurarsi il pasto fornito dalla nuova ditta nelle materne o da chiunque effettuerà la refezione in ogni plesso elementare.