a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Gli esodati che hanno effettivamente ottenuto la liquidazione della pensione sono 33.147 a fronte di 162.147 posizioni salvaguardate con 5 differenti provvedimenti. E’ quanto emerge – secondo quanto riferito dall’Adnkronos – da un rapporto dell’Inps sulle operazioni di salvaguardia che fa il punto della situazione al 20 gennaio scorso. Le posizioni certificate dall’Istituto di previdenza alla data del 20 gennaio sono nel complesso 82.458 di cui 62.383 relative alla prima salvaguardia che prevede la copertura di 65.000 posizioni, 14.450 alla seconda salvaguardia, che ipotizza 55.000 coperture e 5.625 alla terza che postula 10.130 coperture. Quanto alle ultime due salvaguardie per 32.000 coperture in totale, il rapporto precisa che per la quarta relativa a 9.000 coperture è in corso la presentazione delle domande alle direzioni territoriali del lavoro delle istanze degli interessati con termini di scadenza fissati al 26 e 27 febbraio a seconda della categoria di appartenenza. Le attività di certificazione -si legge nel rapporto- saranno concluse entro giugno 2014. Per la quinta salvaguardia relativa a 23.000 posizioni deve ancora essere pubblicato il decreto interministeriale di attuazione. Si prevede comunque che le attività di certificazione saranno concluse entro il 2014.

Il documento dell’Ente assicuratore analizza nel dettaglio la tipologia dei lavoratori salvaguardati e il relativo anno di decorrenza della pensione limitatamente alle 82.458 posizioni certificate, di cui 33.147 già definite.

Nel dettaglio, quanto all’anno di decorrenza nel 2013, sono stati certificati 35.594 esodati, nel 2014 sono prefigurati 23.294, nel 2015 altri 13.488. A seguire 5.902 andranno in pensione nel 2016, mentre 2.474 nel 2017. Tra i già certificati ve ne sono 76 che andranno in quiescenza nel 2020, 7 nel 2021 e 1 addirittura nel 2022. Quanto alla provenienza degli esodati già certificati, la gran parte (35.139) vengono dalla mobilità ordinaria, seguono i lavoratori dei fondi di solidarietà con 18.795 esodati, i prosecutori volontari con 16.741 esodati, i lavoratori cessati con 7.180 esodati, la mobilità lunga con 3.202 esodati, gli esonerati con 1.226 esonerati, i congedati per assistenza figli con 98 esodati e i prosecutori volontari dopo la mobilità con 77 esodati. Il tema degli esodati rimane ancora all’attenzione del Parlamento. Al di là del lavoro di ricognizione fatto dall’Inps, restano delle posizioni che la riforma Fornero ha lasciato senza lavoro e senza trattamento pensionistico. La commissione lavoro della Camera ha formulato una ipotesi di soluzione condivisa da tutti i partiti e la presidente della Camera Laura Boldrini ha annunciato che il testo proposto dalla commissione sarà esaminato dall’aula entro il mese di marzo.

”Rispetto ai primi tre contingenti salvaguardati che ammontano a 130.000 esodati – ha affermato il presidente della commissione lavoro Cesare Damiano all’Adnkronos sono state liquidate 33.000 pensioni. C’è una sproporzione evidente. Perciò abbiamo chiesto all’Istituto di via Ciro il grande un monitoraggio costante con una relazione trimestrale. Intanto la commissione ha formulato una proposta che affronta in modo risolutivo il problema eliminando alcuni paletti della riforma e aggiustando alcune date. Viene così consentito a chi ha maturato i requisiti di andare a riposo con le regole precedenti alla riforma Fornero. A questo punto – ha concluso – l’auspicio è che il governo ci metta le risorse necessarie e che tutto il Parlamento faccia propria la proposta della commissione che non riguarda nuove famiglie di esodati da salvare ma interviene con criteri generali e omogenei per risolvere una volta per tutte la questione”.

Esodati problema presente in quasi tutti i paesi europei

“Gli esodati sono un problema strutturale delle riforme pensionistiche che esiste nella maggioranza dei Paesi europei. Per questo anche a Bruxelles si cerca di trovare vie comuni per risolverlo”. A dirlo a Labitalia è stato Gianni Geroldi, ordinario di Scienza delle finanze alla facoltà di Economia di Parma, e docente alla Scuola superiore di economia e delle finanze di Roma, di ritorno da Bruxelles per una riunione con esperti di politiche previdenziali di 28 Paesi europei. “Con le riforme previdenziali che hanno interessato un po’ tutta l’Europa e con il progressivo innalzamento dell’età pensionabile e la creazione di ‘gradini’ nell’uscita dal lavoro – ha spiegato Geroldi – almeno 27 dei 28 Paesi europei hanno lo stesso tipo di problemi che abbiamo noi”. In più, da noi i cambiamenti che hanno interessato l’età del riposo dal lavoro sono stati piuttosto repentini. “Basti pensare – ha ricordato Geroldi che ha lavorato come consulente di vari ministri del Lavoro – che nel 1993-1994 alla vigilia della Riforma Dini si parlava di pensionamenti per un’età anagrafica di poco più di 50 anni. E ora solo dopo 20 anni si parla di come spostare il punto del congedo pensionistico tra i 60 e i 70″. Con le riforme pensionistiche, ha aggiunto Geroldi, “si sono creati almeno tre tipi di problemi, a seconda della categoria dei lavoratori: ci sono quelli che avevano il posto di lavoro al momento dell’entrata in vigore dello scalino previdenziale e lo hanno potuto mantenere e questo crea un po’ di problemi effettivi sul ricambio occupazionale”. “Ci sono poi quelli che hanno lasciato, volenti o nolenti, il posto di lavoro – ha sostenuto Geroldi – o perché le aziende sono andate in crisi o perché hanno fatto accordi che postulavano l’accompagnamento alla pensione tramite scivoli. E questo sono gran parte degli esodati. Ci sono poi tutte quelle persone che hanno fatto lavori come l’artigiano, il commesso in un piccolo negozio, che non godono di alcuna forma di protezione sociale e dunque neanche di accompagnamento alla pensione. E se perdono il lavoro a 52 anni si trovano senza nulla”.

Ora la questione non è più “stabilire il punto, la data a partire dalla quale un esodato possa dirsi tale, ma è un problema serio di costi, di risorse”, ha detto il professore. E, oltre a trovare le risorse per gli esodati, ha osservato l’esperto, bisogna anche pensare a “una serie di strumenti utili a migliorare l’occupabilità delle persone adulte, come incentivi di carattere fiscale, sussidi di varia natura, implementazione del part time unito a mini pensioni, e formazione life long learning, cioè lungo tutto l’arco della vita”.

Ma la risoluzione del problema degli esodati, stimati in almeno 350.000, dei quali 130.000 ‘stabilizzati’ attraverso i vari decreti, dipende anche dall’andamento economico e occupazionale.

E, per ora, anche con segnali di ripresa economica, l’occupazione non risale. “Se la domanda di lavoro cresce – ha puntualizzato Geroldi – affrontiamo anche il problema degli esodati con più facilità. Ma in Italia si fa un gran parlare solo di produttività. E se consideriamo che il prodotto interno lordo diviso per le persone occupate ci dà la produttività pro-capite, si capisce che se la produttività sale tanto quanto il Pil, l’espansione dell’occupazione è uguale a zero”.