Sollecitare l’Arpac a rendere noti i risultati delle analisi effettuate su un campione di fanghi prelevato l’8 aprile scorso alla piscina Cardito di via Vecchia San Gennaro (nella foto grande in alto).

E’ l’appello lanciato al sindaco Enzo Figliolia e all’assessore all’ambiente Franco Cammino da Ciro Di Francia (presidente dell’Osservatorio per la Tutela dell’Ambiente e della Salute) ieri sera, alla presenza di entrambi gli amministratori, durante la cerimonia nel Polo Culturale di  Palazzo Toledo per la consegna del premio “Dicearchia”.

Un riconoscimento, in memoria di Lia Di Francia (http://www.pozzuoli21.it/lotta-contro-i-rifiuti-tossici-pozzuoli-premia-don-maurizio-patriciello/) assegnato a padre Maurizio Patriciello (parroco di Caivano e simbolo della “Terra dei Fuochi”) “per aver tracciato un percorso di legalità, contro affarismi e collusioni; per aver indirizzato la disperazione di mamme e parenti di vittime innocenti verso un progetto di speranza”, come si legge nella pergamena (il cui contenuto è stato letto dall’avvocato Gennaro Cipolletta) firmata da Ciro Di Francia, Giovanna Di Francia (presidente di Acli Dicearchia) e dallo stesso sindaco Figliolia.

Della questione della piscina Cardito (in basso altre foto del sito) aveva parlato per la prima volta ufficialmente a Pozzuoli (il 29 novembre scorso durante un convegno sulle navi da crociera)  Vincenzo Russo, rappresentante del “Comitato Rinascita Campi Flegrei”, che in quella occasione disse testualmente: “Se io fossi di Pozzuoli, prima di procedere a qualsiasi progetto di rilancio, andrei a controllare i fanghi della cisterna Cardito, visto che tra gli anni ’70 e ’80, nel cratere Senga sono stati sversati 45 milioni di tonnellate di rifiuti tossici che non hanno prodotto un solo litro di percolato e sono finiti nell’acquedotto campano. Quando abbiamo raccontato questa cosa al presidente regionale Caldoro, gli sono venuti i brividi…”.

Una denuncia che non è rimasta inascoltata e che ha prodotto l’interessamento della magistratura e delle autorità sanitarie (http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/pozzuoli_acquedotto_romano_fanghi/notizie/642370.shtml#fg-slider6.)

Ma, dal giorno dei prelievi sul posto, sono trascorsi quasi due mesi e non se conosce l’esito.

“E’ assurdo che sia passato tutto questo tempo senza una risposta –ha sottolineato Ciro Di FranciaEd è chiaro che un silenzio del genere fa galoppare la fantasia e induce ciascuno a chiedersi: ma cosa ci stanno nascondendo? E anche se, come sostiene il professor Raffaele Giamminelli, non vi fosse alcun collegamento tra il cratere Senga e la piscina Cardito, abbiamo tutto il diritto di sapere dov’è andato a finire il percolato proveniente dai rifiuti tossici scaricati nel cratere Senga!”.

Figliolia e Cammino si sono impegnati a richiedere i risultati di queste indagini o sollecitando nuovamente il  canale politico-istituzionale (attraverso l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano) o attraverso un incontro che dovrebbe avvenire la prossima settimana col magistrato titolare dell’inchiesta.

Attendiamo tutti con ansia questo responso, sperando che arrivi al più presto e, soprattutto, sia tranquillizzante.

Ma la serata di Palazzo Toledo è stata importante anche perché, alla presenza di almeno un centinaio di cittadini, si è parlato di cosa si sta facendo e cosa ancora si deve fare affinchè si possa vincere la guerra contro gli avvelenatori del nostro territorio dimostrando scientificamente il nesso di causalità tra malattie tumorali e inquinamento ambientale da rifiuti tossici.

“Dobbiamo dare e stiamo dando segnali importanti alla popolazione –ha rimarcato Ciro Di FranciaParafrasando il titolo del libro di don Maurizio Patriciello, noi non abbiamo aspettato l’apocalisse per acquistare il bioscanner e metterlo a disposizione della popolazione come strumento di prevenzione.  Abbiamo cercato di trasformare il dolore per la perdita dei nostri cari in qualcosa di positivo (come ha sottolineato anche Giovanna Di Francia, ricordando che la compianta sorella Lia ha “utilizzato la sua malattia per fare informazione e dare solidarietà” e ringraziando il papà Ciro proprio per aver “utilizzato il dolore come una risorsa per la comunità”). Ma c’è uno Stato che deve fare la sua parte dopo che ha consentito di fare affari sulla nostra pelle: per esempio, mi auguro che i verbali del nuovo pentito Antonio Iovine non siano secretati per 20 anni così com’era accaduto con  Carmine Schiavone. Così come mi chiedo cosa è stato fatto di concreto a sei mesi dall’approvazione del  decreto legge che ha stanziato 25 milioni di euro per uno screening generalizzato sulla popolazione residente nella Terra dei Fuochi. Noi faremo il nostro dovere cominciando ad entrare nelle scuole con appositi progetti di formazione e prevenzione. Ma poi dobbiamo anche capire perché non riusciamo ad avere un confronto col direttore generale della nostra Asl per sapere come mai uno strumento come il bioscanner, validato dal servizio sanitario nazionale ed utilizzato in altri ospedali italiani, qui viene ignorato nonostante mi risulti l’esistenza di una relazione favorevole sul suo utilizzo da parte di un ingegnere incaricato dalla stessa Asl di dare un parere in merito. Noi per ora andiamo avanti da soli utilizzando il bioscanner e grazie all’aiuto della dottoressa  Antonella Cicale http://www.pozzuoli21.it/tumori-e-diagnosi-precoce-ecco-dove-farsi-visitare-col-bioscanner/ abbiamo visite già prenotate fino al 30 settembre. Ma stiamo aspettando che si facciano avanti altri medici volontari in modo da poter utilizzare il bioscanner tutti i giorni e non soltanto due volte al mese, sempre in attesa che anche la nostra Asl scopra l’esistenza di questo strumento di vera prevenzione”.

L’enorme lavoro portato avanti  da Ciro e Giovanna Di Francia  è stato sottolineato positivamente anche dal sindaco Enzo Figliolia: “Ringrazio Ciro e Giovanna a nome della città di Pozzuoli per una dura battaglia di contenuti  che stanno conducendo con stile, la giusta durezza senza essere prevenuti –ha esordito il Capo dell’Amministrazione- Da parte nostra noi ce la stiamo mettendo tutta per risolvere problemi che la città si trascina da anni. Penso al depuratore di Cuma, che sta avendo miglioramenti nel funzionamento e che, spero, nell’arco dei prossimi sei-sette mesi, possa anche ridurre i suoi odori con la copertura delle vasche per le quali è partito un bando di gara internazionale. Negli ultimi anni, sul nostro territorio, grazie all’impegno di tutti, è migliorata la consapevolezza dei cittadini sull’importanza di rispettare l’ambiente e tutte le bellezze che madre natura ci ha regalato. C’è un percorso virtuoso che abbiamo iniziato e che ha portato, nel giro di due anni, a raggiungere il 70% di raccolta differenziata. Ci sono gare d’appalto importanti per completare la rete fognaria, soprattutto in periferia, grazie ai finanziamenti della comunità europea. Certo, bisogna fare ancora tanto e bisogna farlo insieme, con la partecipazione delle associazioni e anche con la critica che, se fatta con correttezza istituzionale, è sicuramente di aiuto e di stimolo a chi ha una funzione di governo”.

Anche Antonio Russo, commissario Acli di Napoli, non ha voluto far mancare il suo sostegno alle iniziative in corso: “Ciro e Giovanna sono diventati un punto di riferimento per questa comunità, il simbolo di un paese che si ribella al malaffare e alla camorra. E Lia è un segno vivente della battaglia contro tutte le mafie. E contro l’idea che per avere speranza di un lavoro bisogna essere costretti a morire e a veder morire i propri figli, come è accaduto a Taranto con l’Ilva”.

Inutile dire che l’intervento più atteso era quello di don Maurizio Patriciello.

Che iniziato punzecchiando  il sindaco Figliolia nel sottolineare che “è giusto per un primo cittadino sottolineare tutto ciò che sta facendo per la sua comunità, ma è anche giusto porsi delle domande e, per esempio, chiedersi, quante abitazioni a Pozzuoli hanno ancora i tetti in amianto e cosa si intende fare per rimuoverli. Questo per dire che sulla stessa barca ci siamo tutti e dobbiamo agire in fretta per non affondare tutti insieme. Vedete – ha aggiunto il sacerdote – noi non siamo scienziati, ma abbiamo invaso il campo che gli scienziati hanno lasciato incustodito. Lo ha detto pubblicamente qualche giorno fa Tonino Pedicini, direttore generale del Pascale: ‘la scienza ha peccato di superbia e ignavia’. Ci si nasconde dietro il paravento dell’ufficialità, della mancanza di studi. Ma se non ci sono gli studi, la colpa di chi è? Della gente che si ammala e muore? Bisogna smetterla con le superbie e gli orgogli di categoria! Noi vediamo quello che ci accade intorno tutti i giorni: i morti aumentano e sempre per colpa della stessa malattia, è una litania insopportabile. Viene ignorato il principio di precauzione: io non voglio sapere se un pomodoro coltivato su una discarica è buono o no da mangiare, io non voglio che il pomodoro sia seminato su una discarica! E poi, anche questi provvedimenti di legge! Si punisce chi appicca i roghi tossici e non si cercano i mandanti! Si finge di non capire che chi incendia è solo l’ultima ruota del carro ma c’è un sistema di illegalità che produce il rogo. La stessa permanenza dell’Esercito per un anno, a cosa serve? Dopo quell’anno, che succederà? Non era meglio potenziare gli organici delle forze dell’ordine? Noi siamo stanchi delle cose straordinarie! Vogliamo che l’ordinario sia messo nella condizione di funzionare! Nelle nostre campagne, dopo due anni di lotta, la situazione è peggiorata rispetto a due anni fa! A Roma non pensano a noi, siamo noi che dobbiamo farci sentire affinchè ciò accada. Al presidente Napolitano –ha concluso don Maurizio –  ho detto che cartelli del tipo ‘La camorra ordina, lo Stato esegue’ non saranno più scritti dai giovani solo quando i giovani non saranno più convinti di una cosa del genere. Ma sono altrettanto convinto che sta a noi fare un modo che sulla Terra dei Fuochi non si spengano mai le telecamere, perché solo con l’attenzione mediatica sulla nostra tragedia avremo una speranza di salvezza. Ed è anche per questo, oltre che per il valore delle persone che me lo consegnano, che accetto volentieri questo premio. Ben vengano altri mille premi del genere se servono a tenere alta l’attenzione delle istituzioni. E io spero che insieme alle istituzioni si possa vincere al più presto questa guerra: anche perché vorrei tornare nella mia parrocchia a fare il parrocchiano…”.  

(le foto della premiazione sono di Nando Panico)

 

 

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