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“Farmacia comunale in perdita: perché continuare a mantenerla con i nostri soldi?”

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Ricevo e pubblico*

Non è un mistero che la farmacia comunale è un “servizio” a perdere che non produce vantaggi sociali di rilievo che ne giustifichino il mantenimento.

Come spesso accade per altre strutture pubbliche, la farmacia comunale serve più a “mantenere” un’attività, sotto la falsa etichetta di servizio a valenza sociale, che a migliorare la vita dei cittadini.

Con in più, il danno che i soldi spesi per la gestione di una struttura superflua sotto il profilo sociale vengono sottratti a più urgenti e utili necessità.

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C’è, oltre a ciò, un dubbio difficile da risolvere.

Le farmacie private, è un dato affermato, producono redditi e ricchezza economica per i legittimi proprietari.

Perché la farmacia comunale non solo non produce utili (anche minimi) ma è perennemente in rosso?

Ma andiamo oltre.

Quanto costa alla comunità mantenere la farmacia comunale?

 

A questa domanda, per quanto abbiamo chiesto ed insistito, in via pubblica e privata, agli organi preposti alla gestione ed al controllo, non siamo riusciti, ad oggi, ad ottenere una risposta né esaustiva né, tanto meno, approssimativa.

E’ ancora in attesa di risposta, l’ultima richiesta fatta e da me protocollata il 28/04/2014 avente ad oggetto: andamento del risultato economico farmacia comunale anno 2013.

Non resta che fare due conti, alla buona, con i dati che abbiamo reperito o elaborato in modo informale.

Costo del personale, euro 336.653,76 annui (dati bilancio 2013 per 9 dipendenti di cui 3 farmacisti).

Il costo dei 3 farmacisti è di euro 130-140.000 l’anno circa.

Costi di gestione (acqua, luce, riscaldamento, pulizia, eccetera) euro 40.000 annui circa.

Costi indiretti (materiali d’ufficio, gestione amministrativa, interessi, spese non certificabili, eccetera), euro 20.000 annui circa.

Il tutto per un totale di spese correnti di almeno 426.653,76 euro annui.

A questo vanno aggiunti i circa 444.883,00 euro (compreso i.v.a.), rimanenze certificate al 31/01/2014, di capitale immobilizzato per le scorte.

Il tutto con incassi che non vanno oltre gli euro 500.000 circa, a fronte di acquisti nell’anno di competenza quasi corrispondenti alle vendite.

Con questi costi, un dignitoso amministratore privato, ma anche solo un buon padre di famiglia,  avrebbe già preso la decisione più corretta.

Cedere. Vendere. Dismettere.

Ma quanto vale una farmacia? Agli attuali prezzi di mercato, in virtù dell’alto reddito conseguibile, non meno di euro 500-600 mila, come base di offerta.

Varrebbe molto di più se il fatturato fosse in linea con una qualsiasi farmacia privata.

Ed il conto è presto fatto.

La dismissione della farmacia porterebbe nelle casse comunali non meno di euro 1.400.000/1.500.000.

Allora viene fuori una riflessione ed un suggerimento.

Visto che l’assessore alle finanze, dottoressa Stellato, è fortemente impegnata nel redigere il bilancio di previsione e che è costretta, per far quadrare i conti dell’ente, a dover tagliare sui servizi indispensabili per il Comune e non può garantire adeguate risorse a copertura di partite diverse, come assistenza sociale, trasporto scolastico, libri scolastici, assistenza agli anziani, gestione uffici decentrati delle periferie, eccetera eccetera, suggerisco di valutare la possibilità di preventivare l’alienazione attraverso gara internazionale della farmacia comunale che, come evidenziato, porterebbe all’economia dell’ente la rispettabile somma di euro 1.400.000/1.500.000, alienando un servizio non indispensabile, che non ha niente di sociale.

Ciò è confermato anche dalla collocazione in bilancio della farmacia, iscritta al punto 1.12.05.01 “Servizi relativi al commercio”, e con quanto riportato nel regolamento della farmacia comunale, datato 1988, che la stigmatizza come attività economica per produrre reddito.

*Antonio Di Bonito

(consigliere comunale “Pozzuoli Bene Comune Figliolia Sindaco”)

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