Quante piccole imprese private riuscirebbero a salvarsi dal fallimento con una perdita costante di circa 20mila euro al mese? Nessuna, specie in periodi di crisi economica come questo. Ma tutto cambia se paga Pantalone, cioè noi tutti: le leggi del mercato (ma anche del buon senso) vanno a farsi benedire e sull’altare dell’interesse pubblico si sacrifica un gran quantitativo di denaro della collettività, arrivando ai limiti dello sperpero.

La farmacia comunale sembra essere uno di questi esempi poco virtuosi di gestione “aziendale”. Dei conti di questo servizio si sta occupando (o, meglio, sta tentando di occuparsene con non poche difficoltà) il consigliere Antonio Di Bonito.

Che ha scoperto un pò di cose interessanti sulla questione. Come ad esempio che quest’attività si concede il lusso di aumentare il numero di dipendenti (uno in più nel 2013) nonostante un fatturato in costante discesa.

Meno incassi più spese, insomma: l’esatto contrario della logica, roba da far venire la pelle d’oca a chiunque lavori in proprio e sa cosa significa dover spaccare il centesimo per realizzare un utile che consenta di portare il pane a casa ogni mese senza essere costretto ad indebitarsi.

Di Bonito (nella foto in basso), insieme con il suo collega Enzo Bifulco, ha firmato il 3 marzo una proposta di delibera da sottoporre al parlamentino civico per chiedere alla Giunta di dismettere la gestione diretta della farmacia comunale, “che presenta un preoccupante risultato economico-finanziario negativo strutturale” ed avviare le procedure per esternalizzarla in modo da “assicurare standard qualitativi idonei a mantenere i servizi essenziali e adeguati livelli di fruibilità sia in termini di qualità che di continuità”.

L’appello però sembra essere rimasto inascoltato, visto che l’atto non solo non è  stato ancora sottoposto al vaglio del consesso, ma lo stesso Di Bonito (che ha cercato di sollevare il caso nell’ultima seduta consiliare di lunedì scorso, ma è stato interrotto più volte dai banchi della presidenza perché l’argomento non era “all’ordine del giorno dei lavori”…) sta avendo molte e strane difficoltà nel ricevere i dati completi riguardanti i bilanci 2011 e 2012 della farmacia.

Dati che il consigliere ha richiesto al segretario generale Matteo Sperandeo il 16 ottobre scorso e che gli sono stati consegnati soltanto tre mesi dopo, monchi di alcune informazioni che, a detta del consigliere avrebbero potuto consentire di “valutare la situazione economico-finanziaria delle farmacia: dare/avere e costi/ricavi”.

Ma, come ha scritto Di Bonito in una lettera protocollata l’11 febbraio e indirizzata al presidente consiliare Enrico Russo, “da una ricognizione sommaria e da una analisi circoscritta (per l’esiguità dei dati pervenuti) la valutazione dei risultati di gestione è nettamente negativa in quanto prefigura perdite annue di due-trecentomila euro. Un risultato che il sottoscritto non esita a definire allucinante e insopportabile per le già precarie sorti del bilancio comunale. La farmacia comunale, se pure ha obiettivi di garanzia sociale, è pur sempre un ente economico ed in tal senso dovrebbe, proprio in virtù della sua natura pubblica, perseguire almeno il pareggio di bilancio. Al sottoscritto –proseguiva Di Bonito nella sua missiva al presidente del parlamentino civico- appare del tutto insostenibile, a queste condizioni, continuare a mantenere un’attività le cui perdite ricadono inevitabilmente sui cittadini, che apparentemente si intende agevolare. Sarebbe più corretto destinare le somme, occorrenti a ripianare i debiti, al settore delle attività di sostegno sociale, che più di tutti soffre delle difficoltà di bilancio. La prego, pertanto, di considerare l’utilità di un’indagine conoscitiva sulla situazione economico-finanziaria della farmacia comunale, al fine di stimolare una decisione del Consiglio Comunale che sia aderente agli interessi generali della comunità che siamo stati chiamati ad amministrare”.

Risultato? E’ calato il silenzio sulla vicenda.

Un silenzio che preoccupa e che alimenta cattivi pensieri. Ma davvero il Comune, nonostante sia sempre ad un passo dal default, è così contento di buttare dalla finestra ogni anno una cifra che, se proprio dev’essere spesa, potrebbe, ad esempio, garantire un’esistenza dignitosa a 30 famiglie indigenti?

L’approvazione del bilancio preventivo del Municipio per l’anno in corso è ormai alle porte (la scadenza è fissata al 30 aprile): tra i politici eletti dai puteolani due anni fa, interessa soltanto a Di Bonito e Bifulco cercare una soluzione per tamponare questo buco?

Staremo a vedere…