Si autoelogia più volte per il proprio operato amministrativo, lascia intendere che non rifarebbe il sindaco e “minaccia” di disertare voto e propaganda per il Pd alle prossime politiche  se non ci sarà una legge elettorale che premia i territori.

Almeno da come parla e da cosa dice, Enzo Figliolia (che, nessuno lo dimentichi, è anche presidente provinciale del Partito Democratico), sembra avere in testa un’aspirazione ben precisa: fare il parlamentare al “prossimo giro”.

Un “giro” che non sembra nemmeno tanto lontano nel tempo, viste le fibrillazioni che ogni giorno minano la “strana alleanza” su cui è nato il governo Letta.

E, al congresso cittadino del partito (tenutosi sabato alle “Terme Puteolane”, con la scontata riconferma alla segreteria del 24enne Mariano Amirante, unico candidato e “fedelissimo” di Figliolia), il Sindaco, nel suo lungo intervento finale, ha lanciato tanti “messaggi”, nemmeno troppo “criptati” per chi è avvezzo al “politichese”.

Uno di questi rivolto al deputato Paolucci, presente in sala.

“Caro Massimo,    dovete riuscire a cambiare la legge elettorale perché i cittadini devono decidere per chi votare. Se non ci sarà una legge elettorale che darà forza ai territori, lo dico fin d’ora, io non farò campagna elettorale e non andrò a votare…”.

Ce lo vedete voi Figliolia che sta fermo durante una qualsiasi elezione?

Io, francamente, no.

E allora, è ovvio che la sua è soltanto una provocazione, un gioco al rialzo.

Come a dire: “Signori, il territorio a Pozzuoli nel Pd lo rappresento io, qui i voti ce li ho soltanto io, quindi regolatevi di conseguenza”.

Dalla serie: candidati “calati” dall’alto alle prossime politiche, Figliolia non ne sponsorizzerà più ai propri elettori (ammesso e non concesso che lo abbia fatto con Paolucci…).

Tra l’altro, Figliolia sa benissimo che (grazie ad un emendamento che ha parzialmente modificato le cause di incompatibilità in ruoli istituzionali stabilite nel cosiddetto  “decreto del Fare”),  se fosse eletto a Montecitorio o a Palazzo Madama, potrebbe conservare il doppio incarico da sindaco e da deputato (o senatore) fino alla scadenza naturale del suo mandato da capo dell’Amministrazione (2017).

Per lui dunque si prospetta un’occasione unica di concentrazione di potere.

Chissà: forse per questo motivo, Figliolia sembra avere tanta fretta (o ansia) di fare, di comunicare, di apparire e anche di cominciare a posizionarsi nella giungla delle correnti piddine che si stanno dando battaglia per la segreteria nazionale e la candidatura a premier.

Una cosa, per ora, sembra  certa. Dopo averlo sponsorizzato con tutte le sue forze alle primarie svoltesi appena 11 mesi fa (1.751 voti, pari al 78% a Pozzuoli), di Bersani dice peste e corna a proposito di tutto ciò che di incredibile è accaduto nei 53 giorni compresi tra il 25 febbraio (risultato delle politiche) e il 19 aprile (dimissioni da segretario Pd dell’aspirante premier del centrosinistra).

“Bersani ha perso le elezioni in maniera evidente –afferma Figliolia- e il giorno dopo avrebbe dovuto prenderne atto, ma ha perseverato dimenticando che non rappresentava soltanto se stesso. Meno male che Giorgio (Napolitano, n.d.r.) c’è e ha rimediato allo sfascio e al degrado della nostra classe dirigente. Ho votato per Bersani, credevo nella persona e nella prospettiva politica, ma ha commesso una serie di errori nei giorni immediatamente successivi alla sconfitta. Ricordo ancora la vergogna di quell’incontro con quegli pseudo cinque stelle. Io senza un governo sarei stato costretto a dimettermi. Quando Bersani ha perso la testa e il controllo del partito, il Pd è imploso. E’ stato un folle e ciò lo porterà a scomparire dalla scena politica nazionale”.

E, già che c’è, Figliolia spara a palle incatenate anche contro i suoi colleghi di partito partenopei.

“A Napoli non c’è più una classe dirigente del Pd, se Bassolino si ripropone vuol dire che in questi anni non si è riusciti a costruire nel Pd nulla che fosse capace di mettersi alla guida del territorio. Il partito è allo sbando, a livello provinciale e regionale, tutti facevano la corsa ad essere “amico di” senza la fatica di essere punti di riferimento. Dall’ultima assemblea sono andato via nauseato, evidentemente sbagliamo noi quando andiamo a votare”.

Ma, visto che proprio non vuole farsi mancare nulla, Figliolia bacchetta anche il  “figlioccio politico” Mariano Amirante, suo successore alla guida locale del Pd quando ha dovuto mollare la carica dopo essere diventato sindaco, ruoli incompatibili in virtù dell’articolo 21 (comma 2-d) dello statuto del partito.

“Caro segretario –dice Figliolia- l’impegno che hai profuso finora non basta più, serve un ulteriore sforzo, uno scatto in avanti, devi promuovere più iniziative per avvicinare i giovani alla politica. Te l’ho sempre detto: devi cercare di confrontarti senza metterti paura! Tu hai la fortuna di essere il segretario  di un partito in una città il cui sindaco è espressione di quello stesso partito: devi assumere iniziative forti di partecipazione, il confronto sui temi deve essere serrato, il tempo della maturazione è finito, adesso è tempo di risposte verso la città, il circolo deve essere aperto anche per spiegare alla città cosa sta facendo l’amministrazione comunale per Pozzuoli. Sarò per te uno spigolo duro: alle prossime assemblee e congressi dev’esserci il triplo della gente che c’è qui stasera”.

Evidentemente, Figliolia era molto deluso dal fatto che, su una platea elettorale puteolana di oltre 10mila votanti,  sabato, al congresso cittadino del Pd, ci fossero soltanto un centinaio di persone (tra cui pochissimi volti nuovi rispetto agli abituali presenti o “presenzialisti” e nemmeno tutti i componenti il direttivo uscente).

Segnale molto negativo se rapportato alla volontà di “aprire” il partito alla città attraverso la scelta di affidarne la guida ad un giovane.

Il problema è che, agli occhi dell’opinione pubblica, il giovane in questione non è ancora riuscito  (e chissà se mai vi riuscirà) a scrollarsi di dosso l’etichetta di “delfino” di un “vecchio” o, peggio, di “cooptato” dallo stesso Figliolia.

E, come si sa,  non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.

Nemmeno in politica.

Ma Figliolia se ne infischia (o finge di non capire) di essere probabilmente egli stesso la causa primaria di questa “timidezza” di Amirante, suo uomo-ombra nelle ultime due campagne elettorali.

D’altronde, lui, il Sindaco, in questo momento ha un altro “problema”.

Convincere i puteolani che devono avere in lui la stessa stima che egli ha di sé.

E allora, eccolo sdoppiarsi in pochi minuti in due versioni completamente opposte.

La prima è quella del Sindaco in modalità “ci vuole la bacchetta magica, chi me l’ha fatto fare di prendermi questa rogna!”.

<<Qui ormai si è superata la povertà, siamo alla miseria, ci sono famiglie sul lastrico che vengono a chiedermi la spesa. E’ un morire, qualcosa di mortificante per me che faccio il sindaco, tanto che spesso torno a casa demotivato. Ma poi, siccome non me l’ha ordinato il medico di candidarmi alla guida di questa città ed è un risultato che ho voluto con tutte le mie forze, mi metto a pedalare anche in un momento difficile. Ma, se tornassi indietro, non so se avrei il coraggio di fare di nuovo il sindaco: il gioco non vale la candela, è cambiato il mondo in un tempo troppo breve, sono cambiate le regole del gioco a partita in corso e oggi non puoi più spendere soldi>>.

La seconda è quella del Sindaco modello “meno male che ci sono io altrimenti sareste rovinati”.

<<Tutto quello che abbiamo fatto come amministrazione nel primo anno e mezzo di mandato, è il risultato di una grande fatica. Sono sereno, ho la coscienza pulita, lavorato sodo, avrò commesso sicuramente degli errori e fatto scelte impopolari, ma nell’interesse della città si può anche sbagliare. Abbiamo trovato una situazione devastante dal punto di vista economico, i dipendenti comunali costano 3 milioni di euro al mese, nei primi tempi non potevamo pagare nemmeno il loro stipendio, pur di non aprire contenziosi con loro ci siamo assunti grosse responsabilità ricorrendo ad anticipazioni di tesoreria. Abbiamo trovato morosità idriche per decine di milioni di euro, abbiamo scelto di ripristinare le regole, c’è ancora tanto da fare ma la città è già più ordinata e pulita. Tra Grandi Laghi e Piu Europa abbiamo a disposizione 82 milioni di euro, in 1 anno siamo stati bravi a completare tutto l’iter burocratico per appaltare questi lavori che porteranno miglioramenti a condotte idriche, fognarie e illuminazione pubblica. Gli altri stavano perdendo i finanziamenti perché litigavano sui soldi, sugli investimenti: noi, per non perdere questi fondi, abbiamo lavorato anche su progetti che non condividevamo. La Regione ci ha tagliato un milione e mezzo di euro sul welfare e noi ci siamo assunti la responsabilità di trovare 800mila euro in bilancio esponendoci anche al rischio di finire sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti per garantire assistenza ai disabili e agli anziani. Per non creare problemi ai commercianti, inizieremo dopo Natale le opere di riqualificazione in piazza della Repubblica, nel centro storico e a via Napoli. Poi c’è il lavoro più complicato: quello del  Porto per il quale c’è una battaglia giudiziaria in corso per recuperare la vocazione strategica di uno degli approdi più importanti della Campania, e quello del rione Terra per il quale ho chiesto personalmente al premier Letta di sbloccare, attraverso un decreto, 33 milioni di euro per completare la parte dei lavori che ci potrà consentire di gestire e mettere a reddito la prima porzione di rocca nel 2015. Se tutto va bene, inaugureremo la cattedrale con il presidente Napolitano>>.

Ricapitolando.

Figliolia annuncia il disimpegno dal voto alle prossime politiche senza candidati del territorio; è stanco di fare il sindaco quasi al punto da pentirsi della sua scelta; ha fretta di aprire il partito alla città per comunicare tutto il suo lavoro amministrativo.

Secondo voi, di quali indizi abbiamo ancora bisogno per capire che sta preparando la sua corsa verso la Capitale?  

Chiudo con un’ultima riflessione.

Se il Pd puteolano vuole aprirsi alla città, deve stare attento innanzitutto alla propria immagine.

E il manifesto che annunciava il congresso cittadino conteneva un gravissimo errore grammaticale: “Un Italia” senza apostrofo.

Ancora più grave dell’errore è stato il fatto che nessuno se ne sia accorto o, nonostante ne fosse cosciente, abbia deciso di procedere ugualmente all’affissione.

Ignoranza o superficialità, dunque.

Due “disvalori” inammissibili per chi vuol fare politica a certi livelli.