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Firme fuorilegge sulle candidature alle Comunali: rinviati a giudizio quattro consiglieri e un assessore

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Sarà un processo penale a stabilire se otto (tra attuali ed ex) esponenti politici di Pozzuoli sono innocenti o colpevoli di falso materiale in atto pubblico. La questione è quella delle firme autenticate per presentare le liste che hanno partecipato alle ultime elezioni comunali in città, svoltesi l’11 giugno 2017.

Sono stati infatti tutti rinviati a giudizio (prima udienza il prossimo 23 marzo davanti al giudice Angela Paolella, della sesta sezione penale del Tribunale di Napoli) gli indagati dal pm Sergio Amato, ossia gli autenticatori delle firme finite nel mirino della Procura: l’assessore Roberto Gerundo, i consiglieri Sandro Cossiga, Lydia De Simone, Tito Fenocchio e Guido Iasiello, gli ex consiglieri Antonio Di Bonito e Michelangelo Luongo nonché l’ex presidente consiliare Enrico Russo.

 

Complessivamente sono 42 le firme contestate dal pubblico ministero: 18 a Cossiga, 8 a Fenocchio, 4 a testa per la De Simone e Iasiello, 3 a Luongo, 2 a testa per Gerundo e Russo, una a Di Bonito.

Di queste firme, sette sono state trovate in calce a due liste diverse (cosa vietata dalla legge per una stessa competizione elettorale): 1 in Identità Meridionale e Campania Libera; 1 in Identità Meridionale e Movimento Cinque Stelle; 2 in Campania Libera e Protagonismo Sociale; 1 in Protagonismo Sociale e Idea Pozzuoli; 1 in Identità Meridionale e Centro Democratico; 1 in Forza Italia e in “Per Cambiare-Cossiga Sindaco”.

Undici su diciassette sono le liste che avrebbero beneficiato di questi autografi sospetti: Identità Meridionale (8 firme), Udc (8 firme), Campania Libera (5 firme), Protagonismo Sociale (5 firme), Forza Italia (4 firme), Verdi (4 firme), Idea Pozzuoli (3 firme), Centro Democratico (2 firme), Pozzuoli Siamo Noi (1 firma), Per Cambiare-Cossiga Sindaco (1 firma), Movimento Cinque Stelle (1 firma).

In pratica, l’intera coalizione che candidava a sindaco Sandro Cossiga (18 firme), quattro partiti su nove della coalizione di Enzo Figliolia (14 firme), la lista civica a sostegno di Maurizio Orsi (5 firme), il partito a supporto di Pasquale Giacobbe (4 firme) e il movimento che presentava alla carica di primo cittadino Antonio Caso (1 firma).

In caso di condanna, gli autenticatori delle firme rischiano pene da uno a sei anni di carcere, mentre i cittadini firmatari di più liste se la caverebbero con una condanna fino a tre mesi e una multa da 200 a 1.000 euro.

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